Con 307 sì e 252 no la Camera dei deputati ha dato il via libera al ddl sulla riforma dell’università.
Hanno votato a favore Pdl, Lega, Futuro e Libertà e alcune componenti del Gruppo misto. Contrati Pd, Idv e Udc mentre l’Api si è astenuto.
Nelle dichiarazioni finali il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha sottolineato che questa riforma recupera rigore, serietà ed economicità per il mondo dell’università. Il Pd, con Dario Franceschini ha invece parlato di una riforma che è “un elenco di tagli” e annunciato che il tema dell’università sarà al centro della manifestazione dei Democratici dell’11 dicembre a Roma.
È finita così la giornata più lunga dell’anno. La più lunga per studenti, ricercatori e docenti che da mesi protestano contro la riforma; la più lunga per il governo che per ben due volte è stato battuto su alcuni emendamenti che hanno ricevuto il voto favorevole e determinante dei finiani.
Il primo ko è arrivato proprio su una modifica proposta dal gruppo di Futuro e Libertà all’articolo 19 relativo agli assegni di ricerca. La seconda volta, invece, il governo è andato sotto su tre emendamenti identici di Fli, Api e Pd che prevedono la soppressione della “clausola di salvaguardia” sulle riduzioni di spesa in caso di scostamenti rispetto alle previsioni.
Tra gli altri voti collegati al ddl anche il via libera bipartisan alla cosiddetta norma “anti-parentopoli”. Contraria solo l’Idv, che pure ha presentato un emendamento sullo stessa questione ma con una formulazione diversa.
Stop anche alla nomina di docenti a contratto oltre il 5% dell’organico di professori e ricercatori di ruolo in servizio presso l’ateneo. La modifica, presentata dal Pd, è stata appoggiata anche dalla maggioranza.
E mentre in Aula i lavori procedevano, gli studenti, come promesso, bloccavano le città e facevano infiammare lo scontro politico.
Accusati di far parte solo dei centri sociali, i giovani scesi per strada – quelli bravi, secondo il premier, restavano casa a studiare – hanno sfilato per ore e gridato il loro no contro la riforma in molti casi, come a Roma, anche sotto una pioggia continua e battente.
In tutta Italia sono state 16 le stazioni ferroviarie occupate. A Palermo gli studenti hanno fatto irruzione nella sede Rai e nella Cattedrale. A Genova hanno lanciato letame addosso a degli assessori. Da Nord a Sud hanno bloccato autostrade e tangenziali.
A Roma, dove piazza Montecitorio è stata transennata per evitare il bis di mercoledì scorso al Senato, il traffico è andato completamente in tilt. Per ore Lungotevere è rimasto inaccessibile alle auto. In via eccezionale è stata aperta addirittura la piazza di Fontana di Trevi dove normalmente non entrano nemmeno i motorini.
In via del Corso tensione alle stelle quando la polizia ha caricato un gruppo di studenti. Alcuni agenti sono rimasti feriti. Un ragazzo è stato fermato.
E la protesta ha varcato anche le Alpi. Uno striscione contro il ddl Gelmini è stato srotolato da alcuni ragazzi dell’Erasmus sull’Arco di Trionfo a Parigi.
Ora il testo passa, in ultima lettura, al Senato. Poi sarà legge. Giusto in tempo prima del 14 dicembre, data cruciale, con il voto di fiducia, per il futuro del governo.
E c’è da scommetterci, che siano dei centri sociali o secchioni, gli studenti non resteranno a guardare.
- Martedì 30 Novembre 2010

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Commenti
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Il 30 Novembre 2010 alle 22:06 indigesto ha scritto:
Che peccato! Forse già qualcuno stava per istituire il corso di Laurea in Scienze Calzaturiere, con le relative specializzazioni per la Calzatura destra e la Calzatura sinistra, nonchè con le relative nomine di famiglie di Docenti e Ricercatori di sinistra! Tutta gente da rimandare alle Scuole elementari, dopo aver richiamato in servizio qualche Maestra vecchio stampo, se ancora ce n’è qualcuna in vita!
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