

L'appello dei professori universitari a sostegno della riforma Gelmini sul sito l'Occidentale della fondazione Magna Charta
In questi giorni molto spazio hanno avuto sui media le proteste dei ricercatori e degli studenti contro la riforma Gelmini che oggi sarà votata alla Camera. Tra tutte, hanno colpito spettatori e lettori i tentativi di alcune frange più dure di irrompere a Palazzo Madama, il “sequestro” dei monumenti e la cosiddetta protesta sui tetti. E a far visita ai contestatori saliti in cima alle loro facoltà, quasi fosse una sfilata, sono andati poi i politici dell’opposizione: Bersani, Vendola e Di Pietro.
Anche i “falchi” dei finiani (Granata, Della Vedova, Perina e Moroni) sono saliti sul tetto di Architettura a Roma per esprimere la loro solidarietà ai ricercatori in protesta (o a caccia di voti?), salvo non dire loro che il leader Fini aveva in mente, come poi ha annunciato, di votare a favore della riforma.
Addirittura la protesta sui tetti ha coinvolto anche i ricercatori italiani al Cern di Ginevra, tanto per fare un po’ di pubblicità all’estero. Ci fermiamo qui, perché, come potete leggere, ci siamo cascati anche noi: parlando del dibattito sulla riforma dell’università in queste settimane nel Paese, abbiamo dato ben 14 righe al partito del “no”.
Ma in questi giorni si è levata anche un’altra voce: quella del partito del “sì”, formato da circa 400 tra professori e ricercatori (tra cui l’editorialista del Corriere Ernesto Galli della Loggia) i quali hanno firmato un appello a favore della riforma Gelmini che recita così: Difendiamo l’Università dalla demagogia.
Hanno scritto in breve le ragioni per le quali sostengono il provvedimento del governo: tra le altre, la riorganizzazione degli organi di governo degli atenei, il limite alla frantumazione delle sedi universitarie e dei corsi di laurea (tra le cause maggiori degli sperperi delle risorse per la ricerca) e l’introduzione di norme più efficaci e razionali per il reclutamento dei docenti.
Un appello, però, rimasto lontano dai riflettori. Così viene naturale chiedersi se gli studenti o i ricercatori saliti sui tetti e sui monumenti in questi giorni siano l’espressione di un disagio generale oppure di una minoranza ben organizzata. Insomma, siamo sicuri che le proteste non siano state pilotate politicamente (il voto di fiducia al governo è fra quindici giorni) o addirittura imposte, come ha fatto il rettore di Firenze invitando i docenti a non tenere lezioni nella giornata di oggi in cui sarà votata la riforma?
Il sospetto, non avendo in mano dati oggettivi, è che forse una larga parte (la maggioranza?) di quel mondo fatto di studenti, di ricercatori e di professori, avendo altro a cui pensare (come studiare e lavorare), forse non abbia il tempo di salire sui tetti per dire la sua. E così passa inosservata, in balìa dei contestatori.
- Martedì 30 Novembre 2010
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