

Una foto di repertorio del premier Silvio Berlusconi con il cancelliere tedesco Angela Merkel (ANSA/EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA)
Sapete chi è Hans - Olaf Henkel? Il nome, probabilmente non vi dice nulla, ma questo distinto signore, oltre a essere un noto professore di Economia all’università di Mannheim, è stato anche il presidente dell’IBM Europa e il leader degli industriali tedeschi dal 1995 al 2000.
Bene, il signor Henkel, che ora ha 70 anni, la scorsa settimana ha detto in tv senza tanto girarci intorno che occorre spaccare l’euro in due: uno forte e prevalentemente nordico e virtuoso, che comprenda Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Austria, con l’invito esteso anche a danesi e svedesi (oggi fuori dall’area euro); l’altro debole e molto mediterraneo, che includa invece Francia, Spagna, Italia, con la probabile esclusione di Grecia e Portogallo.
Una proposta che la dice lunga sugli umori degli industriali e della classe dirigente tedesca e, più in generale, del Nord Europa. Perché il confronto tra aree ricche e povere nel Vecchio Continente ricorda da vicino la spaccatura tra Settentrione e Meridione nel nostro Paese: da una parte i virtuosi, con i conti in regola, dall’altra gli spendaccioni,che vivono sopra le loro possibilità e la cui sopravvivenza dipende in larga parte dagli aiuti delle zone più ricche.
Così il vento secessionista, in un certo senso, da Bergamo si è spostato a Berlino, dove si è tramutato però in chiave monetaria. Colpa della crisi finanziaria, che sta affossando le economie più deboli dell’area euro, mettendo a nudo alcune debolezze dell’Unione.
La prima, come rilevano molti analisti, è che politica monetaria e politiche fiscali - e più in generale economiche - in Europa viaggiano su due strade separate: la moneta unica c’è, i fondi europei arrivano in quella valuta, ma le varie capitali si muovono a seconda delle proprie convenienze e non in base a interessi comuni. Per quanto ancora un’unione prettamente economica potrà sopravvivere senza un’adeguata unione politica? Questa la domanda cruciale da cui dipende il destino, a detta di molti esperti, dell’Europa nel mondo.
Germania, Francia e Gran Bretagna (che non fa parte dell’euro), infatti, si sono affrettate a salvare l’Irlanda, visto che le loro banche avevano una forte esposizione con il sistema bancario di Dublino; ma saranno lo stesso ben disposte ad aprire i portafogli con il Portogallo, la Spagna e (incrociando le dita) se dovesse capitare ad altri paesi, non esclusa l’Italia?
La paura, infatti, è che l’Europa non sia più in grado di reggere la moneta unica, se ci saranno altri default. E così ognuno a casa sua pensa già a come salvarsi, anche se poi continua in pubblico a sostenere l’idea di un euro forte, come fa la Merkel. Ma siamo sicuri che ridurre l’area euro ai soli Paesi virtuosi convenga in primis proprio agli Stati più ricchi? E quali i vantaggi dei due euro, quello del Nord e quello del Sud? E in quest’ottica, l’Italia non correrebbe forse il rischio, come disse anni fa a Otto e mezzo l’ex ministro degli esteri Gianni De Michelis, di “trasformarsi nella Calabria dell’Europa”?
Timori giustificati, considerando la bassa crescita del nostro paese, il debito pubblico più pesante nel Continente e una situazione politica dal futuro incerto. Tuttavia, come maliziosamente ha sottolineato più di un analista, è proprio la Germania a trarre i maggiori benefici dalla moneta unica. Fuori dall’euro, si ritroverebbe con un Marco troppo forte per competere con la moneta unica sulle esportazioni.
Lo ha sintetizzato bene Francesco Valsecchi, avvocato con una lunga esperienza nel settore delle telecomunciazioni e dell’energia e consigliere di amministrazione di Enel Spa e Poste Spa: “E’ comunque sempre meglio essere un paese forte al centro di un mercato comune con unica moneta – dove quindi è più facile produrre, vendere e rimanere punto di riferimento trainante – piuttosto che un paese forte, ma con difficoltà a esportare, non solo nel mondo ma anche all’interno della stessa Europa”.
- Giovedì 2 Dicembre 2010
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 2 Dicembre 2010 alle 16:08 cantastorione ha scritto:
…Adesso che i buoi son scappati vogliono chiudere la stalla!!!!! ma si sapeva anche prima che la moneta unica non avrebbe funzionato… non va bene per i Paesi ricchi e non è andata bene per i cittadini dei Paesi meno forti economicamente…un vero disastro economico… ed abbiamo anche pagato per averlo….
Il 3 Dicembre 2010 alle 0:56 Circolo Luce Del Sud » Se la Germania vuole spaccare in due l’euro ha scritto:
[...] [...]
Il 3 Dicembre 2010 alle 15:11 nuova resistenza » Se la Germania vuole spaccare in due l’euro – Italia – Panorama.it ha scritto:
[...] Se la Germania vuole spaccare in due l’euro – Italia – Panorama.it. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.