
Il caso di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa da casa a Brembate Sopra, vicino a Bergamo, lo scorso 26 novembre, potrebbe sembrare simile alla prima fase del giallo di Avetrana. Ci sono però importanti differenze. Intanto, mediatiche. Nonostante gli inviati di tv e giornali presidino Brembate, non possono che ripetere “le ricerche continuano”, riferendo i fatti e gli aggiornamenti. Il sindaco del paese ha fatto chiudere al traffico la strada davanti alla casa dei Gambirasio, che hanno altri tre figli adolescenti e non parlano con i giornalisti, non ci sono interviste a “esperti” o inquirenti, anche le “voci della strada” raccolte sul posto sono poche. Il fiume di parole del caso Scazzi è per ora evitato.
Da quello che è emerso è comunque possibile provare a capire cosa è successo finora e cosa appare poco chiaro nella vicenda di una ragazzina conosciuta da tutti in paese, sparita senza lasciare la minima traccia nei 700 metri che separano la palestra da casa sua. Prima di tutto il cellulare. All’inizio si è detto che il telefonino di Yara è stato spento (o si è scaricato) intorno alle 18.50 di venerdì scorso, vicino a casa, quando la madre ha provato a chiamarla. La ragazza avrebbe mandato un sms a un’amica alle 18.44. Poi però è emerso che l’ultima “cella” agganciata dal cellulare non sarebbe quella di Brembate Sopra, ma quella di Mapello, a tre chilometri da casa Gambirasio e nella direzione opposta. Una distanza che Yara forse non avrebbe fatto in tempo a percorrere nei pochi minuti tra l’sms e lo spegnimento del telefono. Non a piedi.
Alla trasmissione Chi l’ha visto? È arrivata un’e-mail del cliente di un bar di Brembate Sopra. “Il gestore del bar – scrive il cliente – ha parlato di un suo cliente che ha riferito di un furgone bianco che si aggirava nella zona il 26 novembre e che poi ho visto a Colle Pedrino (nella zona di Palazzago, ndr) nei pressi della cava Italcementi, dove io mi trovavo per caccia”. Il furgone bianco era stato segnalato qualche giorno fa anche da un’altra ragazza, che aveva detto agli inquirenti di averlo visto passare a forte velocità nei pressi del centro sportivo. Il cliente del bar che ne avrebbe parlato al gestore si chiama Tironi, proprio come Enrico Tironi, il 19enne vicino di casa di Yara al centro di un altro piccolo giallo.
Il ragazzo ha raccontato qualche giorno fa in tv di aver visto Yara parlare in strada con due uomini la sera della scomparsa. Ha descritto le persone che stavano con lei e l’auto che avevano nei dettagli. Salvo poi dichiarare ai carabinieri che si era inventato tutto. Sarebbe anche stato denunciato per procurato allarme e falso ideologico. La sera del 30 novembre inoltre ha detto, sempre in tv, di essere stato di nuovo interrogato nelle ore precedenti, ma gli inquirenti hanno riferito di non averlo convocato il 30 novembre. A vederlo parlare davanti alle telecamere, Enrico Tironi non convince granché. Ma perché si sarebbe inventato quella storia? Per andare in televisione, dicono alcuni: un po’ poco per mettersi con le proprie mani in una vicenda così delicata non avendoci nulla a che fare.
Un ultimo punto oscuro è quello del percorso che Yara Gambirasio avrebbe fatto la sera del 26 dopo gli allenamenti. I cani specializzati in questo tipo di ricerche hanno fiutato una strada che porta appunto all’opposto da casa sua, a circa tre chilometri verso un cantiere dell’ex Sobea nel territorio di Mapello. Tra la zona industriale e le campagne. Da giorni decine di persone cercano anche la più piccola traccia della 13enne, sia qui, sia intorno in un raggio più ampio, con l’aiuto delle unità cinofile e di strumenti sofisticati. Ma senza esito. Il cantiere, dove si sta costruendo un centro commerciale, sarebbe comunque stato sigillato dagli inquirenti dopo i primi rilievi del Ris di Parma. I lavori degli operai non sono stati bloccati, l’accesso a un piccolo deposito attrezzi dentro il cantiere è stato però vietato. Anche se un’altra pista suggerirebbe di cercare la chiave del mistero dentro la palestra dove Yara si è allenata quella sera come faceva sempre. Dove chiunque poteva osservare da vicino i suoi movimenti e da dove era facile seguirla.
- Giovedì 2 Dicembre 2010

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Il 8 Dicembre 2010 alle 0:34 Circolo Luce Del Sud » Il caso Yara, la giustizia e il pericolo dell’odio per gli stranieri ha scritto:
[...] colpire l’opinione pubblica nel caso dell’omicidio della tredicenne Yara scomparsa da undici giorni, oltre al terribile quadro che stanno delineando gli investigatori, sono state [...]
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