Il caso Yara, la giustizia e il pericolo dell’odio per gli stranieri


Scritte di insofferenza nei confronti degli immigrati in Via Rampelli a Brembate Sopra, in provincia di Bergamo, dove abita la famiglia Gambirasio 05 dicembre 2010 /ANSA/FILIPPO VENEZIA)

Scritte di insofferenza nei confronti degli immigrati a Brembate Sopra, in provincia di Bergamo, dove abita la famiglia Gambirasio 05 dicembre 2010 /ANSA/FILIPPO VENEZIA)

A colpire l’opinione pubblica nel caso dell’omicidio della tredicenne Yara scomparsa da undici giorni, oltre al terribile quadro che stanno delineando gli investigatori, sono state anche le reazioni dei cittadini di Brembate, piccolo paesino in provincia di Bergamo dove è avvenuto il fattaccio.

Uno degli indagati, incastrato da un’intercettazione, e sopreso su un traghetto in viaggio verso Tangeri è, infatti, un giovane marocchino di 23 anni: è stato arrestato e ora si attendono gli esiti degli interrogatori. L’indiscrezione, trapelata sui mass media, nel weekend ha suscitato l’indignazione dei cittadini; e così sono spuntati i cartelli xenofobi. Fra tutti, due: “Fuori i marocchini da Bergamo” e “Occhio per occhio dente per dente”.

Per non parlare dei commenti pubblicati sui social network. Ma la rete, si sa, diventa a volte (con la garanzia spesso dell’anonimato del nickname) un luogo dove sfogare gli istinti più triviali.

Poi in serata, quando i cartelli si erano ormai infradiciati di neve e pioggia, si è scoperto che erano coinvolti nelle indagini anche due italiani, di cui però ancora non si conosce l’identità. Coincidenza ha voluto, però, che domenica un altro giovane marocchino, nell’altra estremità d’Italia, a Lamezia Terme in Calabria, travolgesse e uccidesse sette ciclisti. Era drogato e aveva la patente ritirata. Nonostante ciò stava guidando una Mercedes di grossa cilindrata. E, pur con tutti i distinguo, è stato facile mettere assieme due episodi per creare un caso.

Così fioccano commenti contro gli immigrati che sembrano usciti da un film e, invece, è ciò che pensano, dicono e scrivono una parte (seppur minoritaria) degli italiani. Tanto che i politici locali, anche quelli su posizioni più intransigenti sul versante dell’immigrazione, come il sindaco leghista di Brembate, si sono subito dissociati da qualsiasi forma di espressione che potesse sfociare nella xenofobia, auspicando “che ciò non venga strumentalizzato”.

E in mezzo ai cartelli razzisti, al can can delle notizie, è rimasta inosservata, forse, la considerazione più intelligente della giornata; quella, sotto il segno del buonsenso, rilasciata dai genatori di Yara, sentiti dai giornalisti: “Io e mia moglie non commentiamo notizie incomplete”.

Bisognerebbe scriverla a caratteri cubitali in giro per le città questa frase, perché dai tristi episodi che vi abbiamo riassunto si possono fare due considerazioni: la prima riguarda l’accostamento di due casi, che in comune hanno solo la nazionalità delle persone coinvolte e che rischia di essere fuorviante; la seconda riguarda, come nel caso di Avetrana, le indiscrezioni trapelate nei mass media a cui seguono le manifestazioni di visibile intolleranza dei cittadini.

Per esser chiari: spesso, leggendo i giornali e guardando la tv, si ha la sensazione che le persone coinvolte in un reato, e quindi indagate, diventino autamaticamente colpevoli agli occhi dei lettori o degli spettatori. E, quindi, il marocchino fermato e i due italiani indagati, così come Michele e la figlia Sabrina ad Avetrana, sono (e non “potrebbero essere”) gli autori di due efferati delitti; così come potrebbero essere innocenti.

Insomma, oggi come qualche settimana fa ad Avetrana, quello che colpisce nella reazione spropositata della gente, è proprio quella mancanza di sensibilità verso il “condizionale” (quel tale ”sarebbe” l’autore di tal reato, e non “è”) e, quindi, verso la giustizia e il sistema che abbiamo scelto per assicurarcene: è il giudice, infatti, in un processo (giusto), che decide, dopo aver ascoltato le due parti, se una persona è colpovele oppure no. Tutto ciò che accade prima del processo o durante, dovrebbe essere sotto il segno del dubbio. Ma evidentemente, si preferiscono ben più facili certezze (che però cambiano di giorno in giorno).

Commenti

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Il 6 Dicembre 2010 alle 17:27 indigesto ha scritto:

Ha ragione massimo.morici! intanto il soggetto che ha ammazzato sette ciclisti potrebbe essere (e perchè no?) un finlandese clandestino che ha preso troppo sole sulle nostre spiagge ed ha ucciso un marocchino derubandolo dei documenti. L’altro potrebbe essere vittima di una svista di investigatori xenofobi che non tengono conto che gli immigrati sostengono la nostra economia e ci pagano le pensioni, ex parlamentari compresi (dove siamo arrivati!), ritenendo che siano indispensabili giusto alle mafie e ai padroncini del nord-est, e dunque cercano i colpevoli sempre tra gli immigrati. Tutto può essere! anche che massimo.morici sia egli stesso un immigrato, felice di vivere nel paese dei balocchi.

Il 7 Dicembre 2010 alle 0:11 anteater ha scritto:

Ha più che ragione Massimo Morici! Gli italiani sono razzisti, e si sono accaniti in particolar modo con nordafricani, albanesi e rumeni, ma solo perché è la moda di quest’anno. Il prossimo toccherà a bielorussi, nepalesi e capoverdiani. Tutta colpa della mediocrità degli italiani che si appiattisce su organi di informazione che cercano con perizia certosina i rarissimi casi di criminalità che coinvolgono extracomunitari, per poi enfatizzarli e strumentalizzarli. Italiani, ma non vedete che l’Italia è la stessa di 10 o 20 anni fa? Che nulla è cambiato? Oddio, a cambiare in effetti è stato l’afflusso di tanta forza lavoro che ha risollevato, anzi, avviato il mercato del lavoro. Vi siete forse scordati che le fabbriche erano rimaste vuote? Non c’erano più operai italiani? Che in realtà fino all’arrivo di tanta forza lavoro estera gli italiani non erano capaci di produrre un bel niente?
Ma per favore…mi sono rotto le scatole di ascoltare tanti benpensanti che credono di essere delle belle persone perché si convincono di idee utopiche, di mondi verdi e soleggiati dove tutti lavorano e vanno d’accordo. La realtà è diversa. E’ ovvio che non tutti gli extracomunitari sono delinquenti, è ovvio che ci sono persone oneste che tra mille difficoltà cercano di costruirsi una vita in un Paese straniero. Ma negare un problema sociale (e qui non si tratta di xenofobia, non è politica, è gettare uno sguardo alla società che ci circonda) è un atteggiamento parziale e pericoloso. Non è un dato errato, strumentalizzato, fazioso quello che indica un tasso di criminalità aumentato esponenzialmente in questi anni. Negare questa situazione ormai al limite dell’esasperazione non può che portare a posizioni sempre più estreme, e sempre più persone declineranno in vera xenofobia, quando di base xenofobe non lo sono per nulla. Portiamo come controesempi gli episodi di criminalità made in itali (Erba, Avetrana) dove però si ha a che fare con crimini commessi da malati di mente o (molto probabilmente) maturati in ambienti familiari dalle dinamiche torbide.
Continuiamo a negare i fatti, i dati statistici, il sentimento di insicurezza diffuso, generalizziamo invece mettendo alla stessa stregua veri razzisti e persone che avvertono i cambiamenti di questi ultimi anni (questa generalizzazione, infatti, va bene). Così sì arriveremo al mondo tanto desiderato dai benpensanti, un mondo dove tutti faranno un gran girotondo mano nella mano…sui resti di una povera Italia.

Il 8 Dicembre 2010 alle 10:32 indigesto ha scritto:

Chissà in quale Italia vive anteater, o con quali occhi la vede!

Il 9 Dicembre 2010 alle 1:49 anteater ha scritto:

Vivo in un’Italia troppo diversa rispetto a quella (lontanissima dall’essere perfetta, ma sicuramente migliore) nella quale sono cresciuto. Ed ho 33 anni.
Se poi qualcuno vuole sostenere che non è cambiato nulla, vabbé…evidentemente soffre di un caso macroscopico di miopia.

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