

Come viene generato un libro? Solitamente per un’intuizione, un desiderio, una passione. Tengo famiglia di Carlo Puca, giornalista di Panorama, è invece nato per reazione al 2 giugno 2010, festa della Repubblica italiana. Quel giorno i titoli dei giornali erano tutti dedicati a favori e prebende elargite a figli, cognati e mogli piombati nell’inchiesta sulla «cricca» del terremoto dell’Aquila. Ma il familismo è proprio di ogni settore, dal giornalismo alla musica, dalle arti alla finanza. Il volume (edizioni Aliberti, 230 pagine, 15 euro) è in libreria dal 9 dicembre. In scaletta: il familismo leghista, il «cognatismo» finiano, i clan dello spettacolo, dell’università, del calcio e di tutte le onorevoli famiglie italiane. Compresa quella di Antonio Di Pietro, sulla quale Panorama anticipa un brano del libro.
Cristiano Di Pietro è l’arcibamboccione. Il più curato, vezzeggiato, coccolato tra i pargoli politici. Un caso unico. Esclusivo. Originale. Non per altro: papà Tonino è uno che quando c’è da menare codici penali e agitare manette non risparmia neppure il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ecco: una sola volta nella vita il suddetto Fustigatore ha abdicato al garantismo, va da sé, per il suo amato primogenito. Quel figlio che nel nome del padre, ministro delle Infrastrutture, scese in terra in veste di Spirito santo, raccomandando un po’ di gente a destra e a manca. E che, finito nell’inchiesta «Magnanapoli» sulla Global Service di Alfredo Romeo, ne è uscito penalmente immacolato ma socialmente condannato. Per bambonaggine acuta. Tonino, il vero colpevole di cotanta diseducazione, se l’è invece cavata con una condanna lieve: l’appoggio esterno in associazione familistica. (…)
Cristiano, sia però chiaro, è bamboccione fino a un certo punto: rispetto al padre, per esempio, gli mancherà sempre la toga. Ma solo perché non fa in tempo a emulare Tonino, che lascia la magistratura il 6 dicembre 1994. Nel frattempo, Cristiano, a 22 anni d’età, si diploma da privatista all’istituto tecnico di Pratola Peligna, nell’Aquilano, con voto 39 su 60 e la prova finale celebrata a porte chiuse per motivi di sicurezza sconosciuti ai comuni mortali (eppoi: non potevano dargli una scorta?).
Poi, tre anni dopo, si sposa giovane, come papà, fa tre figli, come papà, e più che pensare alla carriera dentro la polizia, come papà, punta a tornare in Molise, dove papà va frequentemente a smaltire le tossine della città. Per un caso fortunato, mai perché è il figlio di Di Pietro, Cristiano viene immediatamente trasferito dalla Lombardia a Vasto, a due passi da Montenero. Può così concentrarsi sull’ennesima emulazione del padre. Ovvero, intraprendere l’attività professionale più confacente al suo cognome: la politica. (…)
E però a ’sto ragazzo vanno almeno concesse le attenuanti. Certo, come bamboccione è ineguagliabile, ma contro parentismi e parentumi vari, papà non è che combatta chissà quali battaglie. Anzi. Già il suo maggiore oppositore interno, l’europarlamentare Luigi De Magistris, conta sul fratello Claudio come collaboratore. Ma questo è il meno, anzi il meno del meno. L’Italia dei valori familiari, per dirla chiara, è un movimento che ha la moglie del leader, Susanna Mazzoleni, nell’associazione che amministra i denari dell’Idv («E che c’azzecca la moglie nella gestione dei soldi del partito?» protesta il parlamentare Francesco Barbato). Ancora: l’Italia dei valori bifamiliari vede Gabriele Cimadoro, cognato di Antonio Di Pietro, fare il deputato. Di più: nell’Italia dei valori trifamiliari fa il deputato pure Ivan Rota, a sua volta cognato di Cimadoro. Il pranzo della domenica, con mogli e suocere, dev’essere uno spasso. Pare di vederli, Tonino, Gabry e Ivan: i tre grandi tenori. Di vita.
Come si dice: il pesce puzza dalla testa. Normale, dunque, che tale sistema domestico-istituzionale vada affermandosi ovunque. E così, dalla Lombardia, con la famiglia Milani, al Lazio, con quella Fuoco, piccoli plotoni di parenti comandano micro e macroterritori. Come nel caso di Marilyn Fusco, compagna dell’onorevole Giovanni Paladini, nominata dal governatore Claudio Burlando vicepresidente della giunta ligure e assessore alla Pianificazione territoriale e urbanistica. In Piemonte detta(va) invece legge la coppia composta dalla senatrice Patrizia Bugnano e dal capogruppo in Regione, Andrea Buquicchio. I coniugi sono a loro volta alleati di Gaetano Porcino, il deputato che alle regionali del 2010 ha ottenuto la candidatura del figlio, finito non eletto per pochissimi voti. Non pago, fino all’ottobre 2010 Buquicchio era pure coordinatore del partito in Piemonte. Ma al congresso, Luigi Cursio, un altro consigliere regionale, lo ha scalzato grazie alla cordata antifamilista coordinata dal deputato Renato Cambursano. Per chiarezza: Cambursano è lo stesso che al congresso nazionale del febbraio 2010 confluì nella mozione di Pancho Pardi, quella contro il nepotismo, votata a grande maggioranza perché, secondo l’opinione del senatore fiorentino, «è davvero troppo familistica la gestione del partito. Per questo ho proposto che chiunque sia parente oppure sentimentalmente legato a qualcuno già eletto non possa essere candidato». Ma non è successo niente di niente.
Con l’abilità che gli è propria, Di Pietro modellò la mozione a immagine e somiglianza del figlio, «annacquandola» (parole sue): «Nessuno può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che la fa». E allora, d’ora in poi, in teoria, «nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole, dovrà trovarsi i voti». Cristiano ha tirato un sospiro di sollievo. A lui i voti li ha sempre trovati papà.
- Martedì 14 Dicembre 2010
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Commenti
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Il 14 Dicembre 2010 alle 23:09 cantastorione ha scritto:
l’Italia dei Valordi ha radici in tutta Italia perché si indentifica nel modus operandi di parecchi italiani, che schifano i sopprusi e le caste ma siccome nulla possono e molto ci rosicano ne fanno cloni ad uso proprio a volte anche peggiori di ciò che non sopportano…..
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