

Un momento degli scontri tra manifestanti e polizia, il 14 dicembre 2010 a Roma (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
Guardate bene questa fotografia scattata durante la manifestazione di ieri a Roma contro la riforma Gelmini. Vedete i bastoni, i caschi, le spranghe? Ecco: questi vi sembrano contestatori scesi in piazza pacificamente contro un provvedimento del governo? Vi sembrano dei disperati senza speranze disposti a tutto, come cerca di far intendere oggi qualche osservatore, quando invece indossano giubbetti e zainetti all’ultima moda e caschi che costano, come minimo, qualche centinaia di euro?
Non prendiamoci in giro: i disperati non hanno tempo di organizzarsi per distruggere il centro di una città. E quelli che hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma ieri - certo una minoranza, visto che la polizia ne ha fermati una quarantina rispetto alle migliaia di ragazzi che hanno protestato civilmente - sono semplicemente dei teppisti. Nulla di più e nulla di meno. Senza contare che ieri si è rischiato addirittura anche il peggio: un finanziere, colpito da alcuni manifestanti, ha estratto la pistola, ma senza sparare, rischiando quasi il linciaggio. Poteva capitare un altro caso Giuliani.
Il capogruppo al Senato del PdL Maurizio Gasparri ha detto ieri che ”le violenze di piazza sono la conseguenza della predicazione violenta di troppi apprendisti stregoni”. Stava facendo propaganda? Forse, ma è altrettanto innegabile che nei giorni scorsi c’è stata una parte (anche questa volta minoritaria, ma pur sempre considerevole) dell’opinione pubblica che ha fatto il tifo perché la protesta fosse la più dura possibile. Inutile poi stupirsi che qualcuno abbia preso fin troppo alla lettera, o mettendoci anche del proprio, le indicazioni degli agit prop da scrivania o da scranno parlamentare che hanno soffiato sul fuoco della protesta dipingendo tutti i giorni il governo come un manipolo di incompetenti che sta lì solo per coltivare i propri interessi personali. I frutti avvelenati sono lì, nel centro di Roma devastato: perché quando si grida in tv e sui quotidiani alla dittatura, quando l’avversario è un nemico da sconfiggere con ogni mezzo, allora c’è qualcuno che si sente giustificato a tirare bombe carta e, pala in mano, ad attaccare le forze dell’ordine.
Ma la responsabilità, ripetiamolo, non è tanto dei quotidiani: se un giornalista, un opinionista o un cittadino vuole scrivere che questo è il peggiore dei governi possibili e che i ragazzi fanno bene a protestare, deve essere libero di farlo. Si chiama libertà di espressione, purché non dia luce verde ad atteggiamenti violenti. Il problema, semmai, è quando a legittimare la piazza, ci si mette anche una nomenklatura di sinistra senza più bussola e orfana, sembra, di un partito come il Pci che avrà avuto anche molti difetti ma che alla fine degli anni 70 giocò un ruolo decisivo nella sconfitta dell’estremismo extraparlamentare. Ricordiamoci come Pietro Nenni, non Mariano Rumor, bollò i contestatori di Valle Giulia, nel 1968: Rivoluzionari da operetta. E ricordiamoci di quello che rischiò Luciano Lama, allora segretario della Cgil, alla Sapienza di Roma, nel 1977, per aver scelto di contrastare le frange violente degli autonomi di via dei Volsci. Ecco perché le condanne della protesta violenta, espresse stamane da tutti i dirigenti della sinistra italiana, appaiono, più che tardive, ipocrite: il Psi e il Pci, un tempo, non si facevano scavalcare dalla protesta, cercavano di guidarla.
Ma il problema non riguarda solo la sinistra. Un paio di settimane fa, a pochi giorni dal voto di fiducia, dopo Bersani, Vendola e Di Pietro, furono persino esponenti sedicenti moderati della destra italiana come Granata, Perina, Della Vedova e Moroni a salire sui tetti della facoltà di Architettura per esprimere la loro solidarietà ai contestatori. Cercavano consensi, anche elettorali, ma forse hanno fatto male i loro calcoli. Perché le immagini del centro di Roma devastato sono più eloquenti di qualsiasi esternazione. Dimostrando quanta strada debba fare, a ritroso, Gianfranco Fini per essere davvero quello che dice di voler essere: il Sarkozy italiano, l’incarnazione del ministro degli Interni che nel 2005 riportò l’ordine col pugno di ferro nelle banlieu parigine. Il solco che divide Fini dalla maggioranza silenziosa dei “moderati” italiani è, dopo quello che è avvenuto ieri, sempre più profondo.
- Mercoledì 15 Dicembre 2010
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Commenti
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Il 15 Dicembre 2010 alle 16:05 indigesto ha scritto:
Difficile, stimato massimo.morici, non dare il verde alle violenze, quando con campagne di Stampa e di TV non ci si limita a riferire fatti, magari scelti ad hoc, ma ci si fa portatori e propugnatori di linciaggi politici. Passare dalle parole ai fatti, oltretutto ben organizzati e chissà da chi finanziati, è nella natura delle cose, e lei lo sa!
Il 15 Dicembre 2010 alle 16:33 foxgrin ha scritto:
Per fortuna la foto che viene fuori da queste vicende terroristiche non rappresenta il pensiero degli italiani ma è il seguito di quello che è stato iniziato 40 anni fa da quei personaggi che non potendo più fare queste cose si limitano a salire siu tetti.
Il 16 Dicembre 2010 alle 19:11 teocos ha scritto:
I cattivissimi maestri
Dopo i veleni senza fondamento sparsi dalla on.Finocchiaro sulle presunte infiltrazioni nei cortei di Roma e preso atto degli esiti delle indagini e dei fermi, appare chiaro che sono quelli del Pd e taluni magistrati i veri infiltrati…. nella democrazia.
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