Il calendario della Polizia: un gennaio da shock


Polizia: un gennaio da shock

Il talento si riconosce agli esordi. Forse anche per questo gli autori del calendario 2011 della Polizia di Stato sono studenti-fotografi. L’idea, quasi una sfida, è stata del capo della Polizia Antonio Manganelli. Tutto è nato per caso, quando nei mesi scorsi due professori dell’Istituto per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini di Roma hanno incontrato Manganelli per chiedergli l’autorizzazione a fare fotografare ai loro allievi le auto storiche della Polizia. L’intuizione ha bisogno di un attimo. Così, quando i professori sono usciti dalla stanza del prefetto, in tasca, oltre al permesso, avevano la proposta di fare preparare il calendario 2011 della Polizia proprio agli studenti di due classi dell’istituto.

C’è più sicurezza insieme è il titolo del lavoro. La proposta ha creato non poche discussioni tra i banchi di scuola. Con qualche rischio. «Se qualcosa fosse andato storto» dice Maurizio Masciopinto, direttore delle relazioni esterne della Ps, «non sarebbe stato possibile rimediare in tempo e addio calendario». Ma la diffidenza è sparita in un attimo. I giovani si sono messi al lavoro con entusiasmo e, in pochi mesi, è venuto fuori un calendario originale. Agli studenti è stata data carta bianca e ne sono uscite immagini shock.

Per rappresentare la scelta fra «il bene e il male», tema del mese di gennaio, c’è l’immagine di un ragazzo, braccio teso, che punta una pistola alla tempia di un poliziotto: «Vorrei avere il suo coraggio: che guarda dritto la pistola e non ha paura» esclama uno studente davanti alla foto dell’uomo in divisa.

Ogni mese ha i numeri dei giorni scritti a mano in bella calligrafia e, accanto, un post-it giallo con una frase. «Fatti una dose di speranza» si legge per esorcizzare la foto di un tossicodipendente con la siringa in mano. «Vado dove c’è bisogno» recita invece l’appunto sulla pagina dedicata all’arruolamento nella Ps. «Non avremmo mai pensato di mettere una foto così» taglia corto Masciopinto. «Evidentemente abbiamo molto da imparare dai giovani, che hanno più valori di quanto si pensi».

Come ogni anno il ricavato della vendita sarà destinato in beneficenza; quest’anno per la realizzazione di un progetto Unicef per i bambini di strada in Bangladesh.

Commenti

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Il 18 Dicembre 2010 alle 20:01 teocos ha scritto:

Il mondo al contrario

Mancano per noi poveri mortali gli elementi per giudicare nel merito, ma da povero mortale vorrei effettuare alcune semplici considerazioni.
Nel 68 a Vallegiulia studentelli scatenarono la violenza contro coetanei in divisa e sappiamo che è finita con il terrorismo. Anzi non è ancora finita!
A Genova si tentò di trucidare un poliziotto che stava eseguendo il proprio dovere ed il violento, perito nel tentativo, è stato assunto agli onori degli altari di sinistra con la famiglia.
A Roma è esplosa una violenza estrema senza motivo e ringraziamo il Signore che non ci sia scappato il morto. Tana tutti liberi. Anche nel 68 cominciò cosi.
Pochi di noi hanno avuto l’esperienza diretta di contrastare corpo a corpo dei moti di piazza e vi garantisco che di fronte alla furia incosciente della folla non c’è tempo per pensare. Dopo al tavolino è facile discettare sui comportamenti.
La realtà è costituita dalla violenza gratuita di giovani che dovrebbero esprimere la loro esuberanza fuori dai centri sociali cercando di impegnarsi ed emergere come in ogni paese civile senza rivendicare quotidianamente sussidi ed aiuto allo stato, che poi sono le nostre tasche!
Visto che la responsabilità dell’ordine pubblico ricade puntualmente sulle spalle delle forze dell’ordine propongo che il presidio di tali manifestazioni venga coordinato, cosi come avviene per le indagini, da magistrati, ma presenti sul campo!!!!

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