Tegola sul PdL. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, era visibilmente scossa questa mattina, quando ha annunciato ai cronisti la sua decisione di dimettersi dal partito, un partito - ha detto in polemica con il capogruppo Fabrizio Cicchitto - «non mi riconosco più». Il Ministro, che si iscriverà al Gruppo Misto, non intende però dimettersi dall’esecutivo e, di questa delicata vicenda, ha dichiarato, «parlerò direttamente con Silvio Berlusconi».
Fioccano intanto le interpretazioni che hanno indotto il Ministro a uno strappo che erano in pochi, nonostante i continui distinguo rispetto alla linea ufficiale del PdL (anche sul caso Fini), ad aver messo in conto. Secondo Renato Schifani «si tratterà di un’incomprensione personale tra il ministro ed il capogruppo Cicchitto» ma c’è chi giura che, a provocare il gesto del ministro siano stati anche una serie di abboccamenti con Gianfranco Micciché, ex dirigente del PdL e oggi leader di Forza Sud, una formazione siciliana sospesa tra sostegno alla maggioranza e critiche al gruppo dirigente siciliano del partito più legato ad Alfano. Altri ricordano i bisticci in Consiglio dei Ministri tra Stefania Prestigiacomo e Giulio Tremonti sulle risorse da destinare all’Ambiente. Insomma, si sentiva poco considerata nel governo e nel partito.
Ma la classica goccia che ha spinto il ministro a dimettersi dal PdL è avvenuta questa mattina, alla Camera, quando la maggioranza ha sfiduciato il ministro, respingendo la sua richiesta di rinviare in Commissione la proposta di legge (l’articolo 5 della legge sulla libera imprenditorialità) sui disoccupati-imprenditori che contiene alcune norme sullo smaltimento dei rifiuti tossici di sua competenza.
«Prendo atto del fatto che il capogruppo non ha voluto accogliere una richiesta a mio avviso molto saggia di rinvio in Commissione del provvedimento, lo prendo come un atto contro la mia persona perché dopo che avevo parlato ha dato deliberatamente un’indicazione diversa da quella del Governo, della sottoscritta che è il Governo, non è parte diversa dal resto del Governo». Secondo l’Italia dei Valori, Prestigiacomo sarebbe una vittima sacrificale della linea, ormai maggioritaria dentro il partito di maggioranza, che punta a un rimpasto ministeriale per fare spazio all’Udc di Casini, reduce da un voto contrario alla mozione di sfiducia Pd contro il ministro Calderoli. Caustico, Luigi De Magistris: «Il PdL sembra il romanzo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, dove alla fine non sopravvive più nessuno». C’è ora chi chiede la testa del ministro, colpevole di aver votato contro l’esecutivo sull’articolo 5 della legge sulla libera imprenditorialità: «Se la Prestigiacomo dovesse insistere sulla posizione di allontanamento dal Pdl deve dimettersi da Ministro», accusa il deputato Pdl Nicola Cristaldi. Un punto di vista che, finora, è rimasto isolato dentro il PdL. In futuro (dopo il faccia a faccia Berlusconi-Prestigiacomo) chissà.
- Mercoledì 22 Dicembre 2010

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