

Bandiere del Popolo della libertà (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Popolo della Libertà proprio non funziona. In tv, infatti, tutti usano l’acronimo PdL (e poi, maschile o femminile, “il PdL” o “la PdL”?) e dietro l’angolo c’è lo spettro di un contenzioso con Futuro e Libertà sull’uso del nome e del simbolo alle prossime elezioni. Silvio Berlusconi ha preso di petto la questione. E a Matrix martedì è andato al sodo: “Il nome ce l’ho già in mente, ma prima devo depositarlo. Un nome cortissimo, probabilmente una parola sola”. E in Parlamento in questi giorni, negli scranni di centrodestra, non si parla d’altro. Continua

Julieta Valls Noyes non resterà a Roma a lungo. L’autrice dei cablogrammi scottanti, pubblicati da Wikileaks, che hanno messo in crisi i rapporti tra Stati Uniti e Santa sede, entro la fine della primavera tornerà a Washington, con il marito Nicholas e i tre figli Alexandra, Nicholas e Matthew, a disposizione dello staff del segretario di Stato Hillary Clinton. Continua

Foto d'archivio dell'aula del Senato (FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO)
LA GIORNATA IN PILLOLE
ROMA - A causa dell’ostruzionismo in aula dei senatori del Pd e dell’IdV, il voto finale sul ddl università è stato rimandato a giovedì alle 16. Alle 9 ricominceranno i lavori in Aula, mentre le dichiarazioni di voto inizieranno alle 15.30. Tra gli escamotage trovati dall’opposizione per rimandare il voto, la richiesta di interventi in dissenso dal proprio gruppo: ogni senatore così, secondo il regolamento, ha potuto chiedere la parola per almeno uno o due minuti, impedendo difatto di votare in giornata. Continua

Un flash mob davanti a Montecitorio, per "prendere in giro il governo
Dal pacco bomba ai pacchi regalo. All’allarmismo della vigilia, segnata dall’annuncio del ritrovamento di un ordigno, poi rivelatosi inoffensivo, nella metropolitana di Roma, gli studenti che oggi sono scesi di nuovo nelle strade della Capitale contro la riforma dell’università, che il Senato si appresta a varare in via definitiva nelle prossime ore, hanno risposto brandendo una sola arma: non i sampietrini e i caschi visti volare il 14 dicembre, ma quella, più innocua, della fantasia. Continua

Stefania Prestigiacomo
Tegola sul PdL. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, era visibilmente scossa questa mattina, quando ha annunciato ai cronisti la sua decisione di dimettersi dal partito, un partito - ha detto in polemica con il capogruppo Fabrizio Cicchitto - «non mi riconosco più». Il Ministro, che si iscriverà al Gruppo Misto, non intende però dimettersi dall’esecutivo e, di questa delicata vicenda, ha dichiarato, «parlerò direttamente con Silvio Berlusconi».
Fioccano intanto le interpretazioni che hanno indotto il Ministro a uno strappo che erano in pochi, nonostante i continui distinguo rispetto alla linea ufficiale del PdL (anche sul caso Fini), ad aver messo in conto. Secondo Renato Schifani «si tratterà di un’incomprensione personale tra il ministro ed il capogruppo Cicchitto» ma c’è chi giura che, a provocare il gesto del ministro siano stati anche una serie di abboccamenti con Gianfranco Micciché, ex dirigente del PdL e oggi leader di Forza Sud, una formazione siciliana sospesa tra sostegno alla maggioranza e critiche al gruppo dirigente siciliano del partito più legato ad Alfano. Altri ricordano i bisticci in Consiglio dei Ministri tra Stefania Prestigiacomo e Giulio Tremonti sulle risorse da destinare all’Ambiente. Insomma, si sentiva poco considerata nel governo e nel partito.
Ma la classica goccia che ha spinto il ministro a dimettersi dal PdL è avvenuta questa mattina, alla Camera, quando la maggioranza ha sfiduciato il ministro, respingendo la sua richiesta di rinviare in Commissione la proposta di legge (l’articolo 5 della legge sulla libera imprenditorialità) sui disoccupati-imprenditori che contiene alcune norme sullo smaltimento dei rifiuti tossici di sua competenza. Continua


Un'immagine di repertorio del Rettore dell'Università La Sapienza di Roma, Luigi Frati (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Coincidenze: oggi si vota la riforma Gelmini al Senato. È l’ultimo passaggio parlamentare. Ieri il consiglio di facoltà di Medicia all’Università Sapienza di Roma ha deliberato la chiamata di Giacomo Frati, figlio del rettore Luigi Frati, a professore ordinario nel dipartimento di Scienze e Bioteconologie. Nella stessa facoltà, tra l’altro, lavora l’altra figlia del Magnifico, Paola Frati, ordinario di Scienze anatomiche, e la moglie, Luciana Rita Angeletti, ordinario di Storia della medicina. Continua

Studenti in piazza anche a Torino
In vista dell’approvazione definitiva al Senato della riforma Gelmini, è iniziata, con la le note di Waka Waka, la mobilitazione del movimento degli studenti a Roma. Il testo, rivisitato dagli universitari della Sapienza vestiti per l’occasione con i cappelli di Babbo Natale in testa, è ironico e scanzonato, in linea con la voglia di stupire annunciata dai collettivi: «Ministro Gelmini, non siamo mica cretini. Noi vogliamo studiare, vogliamo ricercare, per una cultura libera e pubblica. Viva l’università libera e pubblica». Continua

La vicepresidente di Palazzo Madama, Rosy Mauro
Caos al senato durante la seduta pomeridiana presieduta dalla leghista Rosi Mauro chiamata a mettere ai voti gli emendamenti sulla riforma universitaria. Incalzata da Pancho Pari dell’IdV la presidente di turno decide di accelerare il ritmo delle votazioni per alzata di mano e tra gli schiamazzi, quasi volesse fare un dispetto ai suoi contestatori, dichiara in pochi secondi approvati una marea di emendamenti. Il fatto è che, tra questi, quattro erano stati presentati dalle opposizioni. Il che avrebbe comportato un altro ritorno del decreto Gelmini alla Camera con il risultato di allungare a dismisura l’iter dell’approvazione della legge. Continua