Alberto Torregiani: “Ora mi aspetto che Dilma Rousseff estradi il killer di mio padre”

Cesare Battisti (a sinistra) e Alberto Torregiani (a destra): il figlio del gioielliere ucciso dai Pac alla Bovisa è rimasto paralizzato da allora e costretto su una sedfia a rotelle

Cesare Battisti (a sinistra) e Alberto Torregiani (a destra): il figlio del gioielliere ucciso dai Pac alla Bovisa è rimasto paralizzato da allora e costretto su una sedfia a rotelle

Claudia Daconto«Adesso mi aspetto che la neo presidentessa brasiliana Dilma Rousseff sia coerente con quanto dichiarato fino ad oggi e conceda l’estradizione a Battisti».
Alla vigilia del sit in di protesta sotto l’Ambasciata brasiliana a Roma contro la mancata estradizione di Cesare Battisti, Alberto Torreggiani annuncia la ferma determinazione sua, e degli altri parenti delle vittime dell’ex militante dei Proletari armati per il Comunismo, ad ottenere verità e giustizia.
Alberto Torregiani aveva 15 anni quando a Milano, il 16 febbraio del 1979, rimase ferito nel corso di un tentativo di rapina nella gioielleria del padre ammazzato con un colpo alla testa da un commando dei Pac. Fu proprio l’unico colpo sparato da Pierluigi Torregiani per difendersi a colpire il figlio da allora paralizzato su una sedia a rotelle.
Lo stesso giorno, per la stessa mano, moriva ucciso a Mestre Lino Sabbadin, un macellaio iscritto all’Msi.
Le altre vittime accertate di Battisti, oltre a Torreggiani e Sabbadin, furono la guardia carceraria Antonio Santoro e l’agente della Digos Andrea Campagna.
Sull’ex terrorista pende una condanna con sentenza definitiva all’ergastolo e all’isolamento diurno.  È accusato di quattro omicidi, banda armata, rapine, armi e gambizzazioni.
Nel 1990 Battisti si rifugia in Francia dove beneficia della “dottrina Mitterand” che garantisce protezione ai terroristi fuggiti dall’Italia. Nel 2004 l’aria cambia e Battisti scompare. Lo arrestano nel 2007 in Brasile. Nel frattempo diventa scrittore di successo di libri noir, dipinto quasi come un eroe da una schiera di giornalisti, scrittori, intellettuali e politici che accusano la magistratura italiana di essere allineata alle logiche emergenziali dell’epoca. La stessa epoca in cui Battisti seminò sangue e terrore nel nostro Paese.

Signor Torregiani, dopo il no di Lula all’estradizione, non teme che le parole di apertura da parte della Rousseff rientrino nello schema di un gioco delle parti tra lei e l’ex presidente?
È possibile, ma oggi non guardo a questa donna come al delfino di Lula, come a un’ex comunista, come a una rivoluzionaria. Mi interessa quello che dice e quello che fa. La grandezza di un politico è nel mantenere quanto promette. La notizia della sua disponibilità verso l’estradizione ha fatto il giro del mondo ma se, nonostante questo, la Rousseff cambierà idea noi comunque non ci fermeremo.

Oltre al sit in di domani davanti all’Ambasciata brasiliana, quali altre iniziative sono in programma?
Da questo momento è necessario iniziare ad alzare la voce contro una decisione pazza, finalmente la possiamo apertamente definire così dal momento che Lula non è più in carica, e dare sfogo a quello che pensa davvero la gente, il popolo. Con il sit in partirà una raccolta di firme e il 15 gennaio scenderemo in piazza per un manifestazione popolare.

Chi parteciperà al sit in?
Sono sicure le presenze dei ministri La Russa, Meloni e quasi sicuramente del titolare degli Esteri Frattini. Ovviamente ci sarà Daniela Santanché, con cui ho organizzato l’iniziativa e spero molta gente comune.

Nessuno del centrosinistra?
Alla fine spero ci siano anche loro anche se finora non ho ricevuto nessuna adesione formale.

E’ soddisfatto di come il governo italiano  ha agito fino a questo momento?
Mi sembra che in questi ultimi cinque anni siano state fatte delle cose, certo non posso pretendere che il ministro chiami tutti i giorni in Brasile per parlare di Battisti, ma a questo punto rispettare le regole della diplomazia non basta più. Serve il pugno di ferro, dobbiamo smetterla di stare appresso alle giustificazioni brasiliane che servono solo a coprire qualcosa che non si vuole dichiarare apertamente. E’ il momento di scoprire le carte.

Il ministro La Russa ha parlato anche di boicottaggio del Brasile. Lei è d’accordo?
Non è da escludere ma prima ancora faremo ricorso al Corte di Giustizia internazionale dell’Aja, alla Corte brasiliana, scriveremo al nuovo presidente, ci appelleremo al popolo brasiliano, italiano, a tutti coloro che si sentono violati nel proprio diritto alla giustizia.

Sono 31 anni che lei vive su una sedia a rotelle e che suo padre è stato ammazzato. Nel frattempo Battisti è diventato un prolifico autore di libri noir mentre lei è riuscito a scriverne solo uno “Ero in guerra e non lo sapevo”. Come mai?
Perché parlare di Battisti non è così semplice. Non le dico la fatica che ho fatto per pubblicare questo libro. Quando mi sono messo a scriverlo pensavo già a quante migliaia di copie avrei venduto, pensavo che gli editori avrebbero fatto a gara per avere il libro ma non è stato così. Non c’è mai stata davvero la volontà di tirare fuori la verità. Per certi apparati è più facile attaccarsi a cavilli burocratici, sostenere che Battisti in Italia sarebbe sul serio in pericolo.

E invece?
E invece Cesare Battisti è uno che ha ucciso due persone ed è stato il mandante di altri due omicidi, è stato formalmente dichiarato un delinquente ed è assurdo continuare a negarlo di fronte all’ovvio.

A lei non è mai venuto il dubbio che davvero Battisti possa essere innocente come lui stesso si professa da anni?
Non ho mai avuto le prove che sia così.

Battisti ha mai cercato di mettersi in contatto direttamente con lei?
Sì, attraverso Fred Vargas (ndr, la scrittrice e giornalista francese che scrive sotto pseudonimo e che ha sempre sostenuto Battisti anche economicamente).

Come è successo?
Due anni fa lei mi contattò chiedendomi se fossi disponibile ad avere un colloquio, ovviamente epistolare, con Battisti. Mi pregò addirittura e io accettai. Ci sono state due lettere. Lui mi scrisse un paio di volte e io per altrettante risposi.

Cosa le scrisse?
Se vuole sapere se mi chiese perdono la risposta è no. Non ci sono mai state parole non dico di cordoglio, ma nemmeno di scuse o ripensamento. Non ha mai scritto di essersi pentito, anzi, non ha fatto altro che sostenere di essere innocente, di avere addirittura le prove e di essere vittima di un attacco personale e alla sua famiglia.

E lei come gli ha risposto?
Benissimo, ma le prove dove sono? Se tu mi dici che sei innocente e mi fornisci le prove tangibili io non posso far altro che crederti e appoggiarti e lo farei a costo di cambiare opinione.

E come è finita?
E’ finita che dopo due mesi si è messo a scrivere sui giornali facendomi passare come un ruffiano che va in televisione per cinque minuti di protagonismo, che fa la vittima attraverso la carta stampata. Da quel momento ho chiuso, ho blindato i battenti. Come si fa a giocare così con i miei sentimenti e con quelli di altre famiglie che da 31 anni portano avanti una battaglia per la verità e la giustizia e hanno addosso il peso di tanto dolore?

Cosa chiede, oggi, per sé e queste famiglie?
Chiedo che Battisti sia riportato in Italia, messo in galera e buttata la chiave.

E se dopo qualche anno, come è probabile che accada, Battisti invece tornasse libero?
E’ vero, è molto probabile che vada così, ma intanto io chiedo che sia fatta giustizia oggi, al domani provvederemo in futuro. Il mio unico obbiettivo è ottenere verità e giustizia e non per vendetta personale, solo perché è giusto così, nient’altro.

CASO BATTISTI: L’EDITORIALE VIDEO DI GIORGIO MULE’

Commenti

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Il 3 Gennaio 2011 alle 16:54 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Nenia: l’aia e il Canto Libero di Battisti che non conoscono il reato di “associazione esterno ” o “ non poteva non sapere ”

L’Aia? Non tutti voi, avete visto un’aia, quel luogo che non si trova nei Paesi Bassi, anzi più in alto e asciutto terrapieno del Podere. Mentre la Corte Internazionale di Giustizia, conosciuta anche come Corte Mondiale che è un luogo asettico e pieno d’ideologie, tanto che per applicare una Legge, succede come per le stalle e i buoi, in altre parole, prima scappano a Parigi, poi da Lula: evidente che cchisti non sanno dell’applicazioni delle leggi emanate da certi Giudici Italiani che inventarono un reato: infatti, cchisti chiudono le porte a chiunque e il diritto? Chiedetelo a Mannino o a Formica, altri sono morti in terra straniera! Io sono ritornato ad esercitare il contadino per colpa di una rinofaringite beccato nel fare il “ marinaro ” che con un attrezzo a pettine di circa 2 metri trascinando più in la, la paglia sulla “ Meta ” che mio nonno e Tata dopo, costruivano questo gigantesco covone. Così dal pestare e restare sui covoni, fare il calpestio dei cavalli o muli sui secchi lupini, ceci e fagioli e che cosa dire delle cicerchie? Purtroppo, siccome sono ricco e non nullatenente come i miei, essi sì, avevano buoi, muli e cavalli! E se vi raccontassi che fui allevato con latte della mula Sarda? Vero, mio padre era un semplice contadino che andava solo al mulino pagato col baratto. Il terreno non lo violenti, è madre natura che ti regalava tutto! Oggi ci sono i Santi in-Giustizia, Jervolino e Bassolino, detti i Sinistrati che nessuno li eguaglia: ti offrono prodotti che, è una passione, da farti morire, di puzza e di diossina! Nenie: a Napoli è tutta un’aia, uno spettacolo mondiale, che incendia non i cuori, ma i cassonetti. Campania, terra di mafie e potere della Sinistra patrimonio Unesco, mentre alcuni per difenderlo, usano le bombe e Molotov e sentirsi: rispondere: “ ninti sacciu ” , come quel tizio violentatore, che ti risponde: “ Ci penzai dalla cintola in su … ma sotto ci penzò lù Magistratu… che mi scarcerò ”. Che vuoi, in Italia le Leggi emanate dal Parlamento che per alcuni Mrxisti-Rossi, è patologia allergica, tanto da ritenerle optional, visto che se le fanno da soli, applicando, fucilazione o spargendo fango con Papyate e Scosse, né?
http://vincenzoaliasilcontadin.....%e2%80%9d/

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