Il clamore che ha suscitato in Brasile l’insediamento della nuova presidente Dilma Rousseff, prima donna a guidare il paese, non è riuscito a oscurare l’interesse della stampa brasiliana per il caso Battisti, il terrorista rosso italiano del quale Roma ha chiesto, finora invano, l’estradizione.
I due più importanti settimanali del Brasile, Veja ed Epoca, infatti nei loro numeri speciali dedicati alla delfina di Lula, usciti eccezionalmente oggi e non sabato scorso, non hanno tralasciato di parlare dell’ex terrorista dei Pac, Proletari armati per il comunismo.
Ampi servizi corredati da numerose foto ne ripercorrono la vicenda, dai 4 omicidi per i quali è stato condannato all’ergastolo in Italia, passando per la fuga dalla Francia nel 2004 fino al suo arresto sulla spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, il 18 marzo 2007.
Il fulcro di entrambi i reportages resta comunque il no di Lula alla sua estradizione, decisione comunicata a poche ore dalla scadenza del suo mandato, il 31 dicembre scorso, con un effetto a cascata di reazioni sia in Italia che in Brasile senza precedenti.
Veja, il magazine più venduto nel paese con circa un milione di copie titola inequivocabilmente “Assassino impune” e ricorda il ribaltone del 18 novembre 2009 quando il Supremo Tribunale Federale (STF) annullò cassandolo come illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dall’allora ministro della Giustizia Tarso Genro all’ex terrorista.
Con 5 voti favorevoli e 4 contrari, spiega Veja, il STF si dice favorevole all’estradizione di Battisti in Italia ma lascia l’ultima parola, politica, a Lula a patto che rispetti i termini del Trattato bilaterale esistente in materia fra Italia e Brasile. Tra le motivazione addotte alla fine dell’anno dall’ex presidente quella che l’incolumità di Battisti sarebbe “a rischio” nel nostro paese.
Veja smonta questa interpretazione e dà la parola a Francisko Rezek, ex-giudice della Corte dell’Aja, cui il governo italiano intende appellarsi e che dichiara: “Un presidente che va contro il Supremo Tribunale Federale è un affronto al principio fondamentale del diritto internazionale”.
Non meno dettagliato di particolari è l’altro reportage firmato da Epoca, rivista edita dal gigante Globo e tradizionalmente vicina al mondo cattolico. Murilo Ramos, uno dei giornalisti che firma l’articolo, intervista Luis Inacio Adams, ministro dell’avvocatura generale dell’Unione che dichiara perentorio: “Il governo brasiliano considera il caso chiuso” ma, lascia intendere la rivista, non è affatto detto che sia questa l’ultima parola. Anche in Brasile, dove la stampa è per lo più schierata sul sì all’estradizione, sono molte le voci critiche alla decisione di Lula. Voci critiche confermate anche dai sondaggi, l’ultimo del principale quotidiano brasiliano O Globo: l’ottanta per cento dei lettori è contraria al no all’estradizione.
- La copertina del settimanale Veja è dedicata all’insediamento di Vilma Rousseff, il nuovo presidente brasiliano. Contiene un approfondito articolo sul caso Battisti intitolato “Assassino Impune”
- L’articolo sul settimanale Veja
- Anche il newsmagazine dedica un articolo, molto critico con Lula, sul caso Battisti
- Il titolo dell’articolo su Epoca: Lula se ne va, Battisti rimane
- Il titolo dell’articolo su Epoca: Lula se ne va, Battisti rimane
- L’articolo apparso sul settimanale Veja dedicato a Cesare Battisti
- Lunedì 3 Gennaio 2011

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Commenti
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Il 3 Gennaio 2011 alle 19:53 indigesto ha scritto:
Si, in Italia sarebbe a rischio di essere liberato dopo qualche anno, con comparsate televisive e pubblicazione di memorie. E se dovesse spirare un certo vento, anche di occupare uno scranno in parlamento.
Il 4 Gennaio 2011 alle 18:25 rolo7 ha scritto:
La solidarietà di Lula è solo ideologica, la sua argomentazione di legalità o meno non convince perché
Battisti non corre nessun pericolo di vita: com’è noto in Italia non esistono condanne di tal genere e le pene in generale si scontano in periodi molto ma molto brevi come per alcuni altri “terroristi”. Se Lula volesse veramente giustizia, riprenda gli atti della Magistratura italiana e li commenti pubblicamente, poi si vedrà. Anzi, se Battisti avesse accettato la reclusione a suo tempo, sarebbe già libero (per buona condotta?) qui in Italia e non un ricercato con mandato di cattura internazionale…
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