
Cesare Battisti, 56 anni, tra alcuni deputati brasiliani suoi sostenitori in visita al carcere di Papuda
Un link diretto tra “Panorama” e “Folha de Sao Paulo”, uno dei più diffusi quotidiani brasiliani, per raccontare tutta la verità su Cesare Battisti. I nostri articoli sulla vicenda dell’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo sono infatti da oggi consultabili, in italiano e in portoghese, sia sul sito di Panorama che su quello di Folha, il primo quotidiano di San Paulo. Non solo: il quotidiano brasiliano pubblica stamane in prima pagina, nella sua edizione cartacea, l’intervista integrale apparsa sul numero in edicola di Panorama al pentito ed ex terrorista Roberto Mutti, il grande accusatore di Battisti, secondo il quale “Cesare non è mai stato un estremista ma un delinquente comune”. “Sul caso circolano, da troppo tempo, false verità e menzogne conclamate” dice il direttore di Panorama Giorgio Mulè. “A favorire questo cortocircuito mediatico è stata soprattutto una disinformazione messa in atto in questi anni. Con questa collaborazione con “Folha de Sao Paulo” intendiamo offrire un contributo per tentare di riequilibrare il dissesto informativo”. Ecco l’intervista a Mutti, leggibile qui sotto, consultabile su Folha.
Se il caso di Cesare Battisti è diventato un’affaire internazionale la colpa è anche sua, che esattamente trent’anni fa ha guidato il commando che ha fatto evadere il terrorista oggi conteso tra Italia e Brasile dal carcere di Frosinone, dove era rinchiuso con una condanna a 12 anni per banda armata, favorendo la sua latitanza. Il «colpevole» è Pietro Mutti, classe 1954, ex compagno di scorribante di Battisti nei Pac, i Proletari armati per il comunismo. Nel 1981 Mutti era passato da poco in Prima linea, viveva in un covo di Roma a pochi passi da San Giovanni. La grande fuga iniziò in una domenica di ottobre e insieme con Battisti, ventisettenne originario di Sermoneta (Latina), scappò anche un giovane camorrista.
«Non ci stupimmo, Cesare era stato ed era rimasto un piccolo malavitoso più che un estremista politico». Il gruppo attraversò a piedi le montagne e poi, in treno, raggiunse la Capitale. Da qui Battisti si diresse a Bologna, dove si rifugiò a casa della sua compagna, un’impiegata che era stata legata sentimentalmente a uno dei fondatori dei Pac. La donna condivideva l’appartamento con un’altra giovane. I loro nomi non sono mai emersi in nessun processo. E anche Mutti preferisce non farli.
Da Bologna Battisti passò in Francia, poi in Messico, quindi di nuovo in Francia e, infine, nel 2004 in Brasile, grazie, si dice, ai servizi segreti francesi. «Sono sicuro che, se anche il Brasile lo avesse estradato in Italia, prima del rimpatrio sarebbe riuscito a sfuggire di nuovo e a trasferirsi altrove» dice Mutti. E aggiunge: «In Italia comunque non tornerà mai. Bisogna mettersi il cuore in pace». Ma chi c’è dietro all’impunità di Battisti? «Credo la Francia e alcuni suoi intellettuali, forse Carla Bruni, la moglie di Nikolas Sarkozy» continua l’ex terrorista «però io non mi occupo di politica internazionale».
Oggi Mutti vive a Milano, la città dove è nato e cresciuto. Negli anni Settanta ha partecipato alla lotta armata, ha compiuto 45 rapine, ha ucciso un uomo; poi si è pentito, ha scontato otto anni di carcere. Il 3 gennaio 2011, in una notte senza nebbia, attende il cronista all’angolo di uno dei vialoni nella zona est. Ha tra le dita una delle immancabili Merit rosse. Ne fuma non meno di 20 al giorno: parte all’alba, quando sale sull’autobus che lo porta al lavoro alle porte di Milano. Indossa un paio di jeans, un maglione grigio e un giubbotto blu con collo di finta pelliccia. Ha un cappelletto in testa, occhialini e baffi brizzolati. È piccolo e snello. Ex operaio dell’Alfa romeo, nel 1977 insieme con un professore di scuola media e con un giovane immigrato sardo è stato proprio lui a fondare i Pac, un gruppo che in poco più di un anno ha rivendicato quattro omicidi e diverse gambizzazioni. Di quella banda faceva parte anche Battisti: «Ma lui si unì a noi più che per ideale politico per sfuggire ai suoi problemi con la giustizia». In effetti, poco più che ventenne, era già stato condannato per diverse rapine, era entrato e uscito più volte dalle patrie galere e all’inizio del 1978, dopo l’assalto a un ufficio postale della provincia laziale, aveva cercato rifugio a Milano, dove era in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Pac, conosciuto nel carcere di Udine. In un bar gestito da cinesi, davanti a due sambuca e due fernet branca, Mutti commenta gli ultimi sviluppi del caso Battisti.
Che cosa pensa della decisione dell’ex presidente del Brasile, Lula, di non riconsegnarlo all’Italia?
Penso che Battisti sia stato il più furbo di tutti. Lui non era un personaggio del livello di Renato Curcio, e neppure di Valerio Morucci, uno che è riuscito, dissociandosi, a uscirne abbastanza pulito, eppure l’ha scapolata. Ha fregato tutti e ora probabilmente si godrà la vita senza aver mai pagato per le sue colpe.
Lei è il testimone oculare dell’uccisione del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro da parte di Battisti.
Sì: l’ho visto con i miei occhi uccidere quella mattina a Udine (era il 6 giugno 1978, ndr). Battisti ed Enrica Migliorati (una studentessa ventenne, membro dei Pac, ndr) stavano abbracciati come due findazati davanti alla casa di Santoro. Quando il maresciallo è uscito, Battisti gli ha sparato da dietro (tre colpi, di cui due a brucia pelo alla testa, esplosi con un revolver Glisenti calibro 10.20, ndr). Io e un altro compagno, Claudio Lavazza, operaio come me, abbiamo osservato tutto dall’auto in cui li attendevamo. Non mi ricordo se ho girato la testa o se ho osservato la scena dallo specchietto retrovisore della nostra Simca 1.300. Ma l’ho visto mentre sparava.
È sicuro di quello che dice?
Non ho dubbi. Fu lui a sparare, a scegliere il bersaglio, insieme con Cavallina (entrambi avevano conosciuto Santoro in carcere ndr), a fare i sopralluoghi, a portare via le armi in treno dopo l’agguato.
Quando siete scappati dopo aver ucciso Santoro lei, camuffato con dei baffi alla mongola, ha salutato un testimone alzando il pugno chiuso. Eravate su di giri?
Ricordo l’adrenalina per il primo omicidio, ma non c’era esultanza né disperazione. Per noi quella era un’operazione militare. Bisognava essere decisi. Punto.
Lei sostiene che Battisti sia stato anche l’autore materiale del delitto dell’agente di polizia Andrea Campagna. Nei verbali dell’epoca dice che quel delitto fu un po’ un «colpo di testa» di Cesare e del compagno Giuseppe Memeo.
Confermo quelle parole. Il suo ruolo me lo confidò lui stesso.
Battisti è stato incastrato da questi suoi ricordi, da queste sue dichiarazioni, quelle di un pentito. Ma dal Brasile sostiene che lei mente.
A parte che non è stato condannato solo per le mie dichiarazioni, comunque lo hanno accusato e giudicato fior di magistrati che non credo si facessero prendere in giro dal sottoscritto. In ogni caso vorrei sentirlo con le mie orecchie Battisti che mi dà del bugiardo.
Dall’estero l’ha definita «un boia la cui falsa testimonianza, resa in mia assenza, mi è costata l’ergastolo».
Su di me hanno detto di peggio. Comunque quando ho raccontato ai magistrati le vicende dei Pac mi sono autoaccusato di azioni per cui non c’erano prove contro di me. Ho semplicemente detto la verità senza incolpare innocenti.
I sostenitori di Battisti la definiscono una «figura spettrale» e si domandano: «chissà se è ancora vivo, chissà dove abita e cosa fa sotto la nuova identità accordatagli dalla legge sui pentiti»
Posso farle vedere la mia carta d’identità: non ho mai cambiato nome, né città. È il loro amico che ha passato la vita a scappare e nascondersi.
Se incontrasse oggi Battisti che cosa gli chiederebbe?
In realtà credo che farei finta di non conoscerlo. Non ho più niente da dirgli. Il passato è passato. Di questa vicenda non mi interessa più niente. Io i conti li ho chiusi.
Che cosa prova nei confronti di Battisti?
Amare non l’ho mai amato. Eravamo caratterialmente troppo diversi. Ma non l’ho neppure odiato. Oggi mi è indifferente.
Che cosa pensa quando lo vede nelle foto sorridente e in manette in mezzo ai poliziotti brasiliani?
Rivedo il Battisti di trent’anni fa. È sempre stato un po’ sbruffone, un tipo strafottente. Però quando osservo quel ghigno penso anche che è stato il più astuto di tutti. Che l’ha messa in quel posto, mi scusi la volgarità, alla giustizia italiana.
Qual è il primo particolare che le viene in mente se ripensa a Battisti.
Il suo sguardo. Ricordo una cena dell’epoca con una compagna in una vecchia osteria di Milano. Alle pareti erano appese teste di animali impagliati. La ragazza guardò la volpe e mi disse: «Ha gli stessi occhi di Cesare».
Dunque era il più furbo. Ma era anche il più crudele?
Eravamo più o meno tutti uguali. Gente determinata. Diciamo che lui non era un prete, ma quanto alla crudeltà non sono io che posso dare pagelle, il mio non è il pulpito giusto. Anch’io ho sparato. E quando abbiamo deciso di ammazzare o gambizzare qualcuno non è che non abbia dormito la notte.
La differenza è che Battisti nega di averlo fatto. Lei non ha mai provato rimorso?
Eccome, se ne ho provato! Ho ucciso per sbaglio una guardia giurata. Per molti anni mi sono svegliato di soprassalto ripensando a lui e alla sua famiglia. E a lungo mi ha agitato il sonno anche il pensiero dei compagni che avevo «tradito» con il mio pentimento. A volte questi due incubi si sono accavallati. Ma oggi ho superato quell’angoscia.
E Battisti pensa che ogni tanto sia tormentato dai fantasmi del passato?
Se lo conosco bene, non credo proprio. Al massimo si sarà autoconvinto di essere stato incastrato. Se un giorno ammetterà di aver ucciso, racconterà che lo abbiamo messo in mezzo, che lo abbiamo infilato, lui povero ragazzo di provincia, in una storia più grande di lui. Ha sempre tirato l’acqua al suo mulino: prima, dopo, adesso. Ma non lo biasimo. Ha pensato a salvarsi e ci è riuscito.
Lei ha un figlio che sta per diventare maggiorenne. Conosce il suo passato?
Sì, ne abbiamo parlato. Abbiamo discusso anche di Battisti. Ma da tempo non affrontiamo più l’argomento e non so come mi giudichi o cosa pensi di Cesare.
Nel 2009 è stato girato un film su Prima linea, sui suoi vecchi compagni Sergio Segio e Susanna Ronconi…
Ne ho sentito parlare, ma non l’ho visto.
Se un regista volesse raccontare la storia dei Pac, chi potrebbe interpretare Battisti?
Credo che andrebbe benissimo Fabrizio Corona, più per l’atteggiamento che per l’aspetto fisico.
La giustizia italiana ha qualche colpa in questa vicenda?
Quella di non avermi arrestato prima che facessi evadere Battisti dal carcere di Frosinone. Senza quella fuga, sarebbe stata tutta un’altra storia.
————————————————————————————————————————-
«Desse jeito matamos com o Battisti»

Pietro Mutti, 56 anni, fondatore del Pac al processo milanese contro il gruppo: ha scontato otto anni e si è pentito
Se o caso Cesare Battisti tornou-se uma confusão internacional também é culpa do Pietro Mutti que, exatamente 30 anos atrás, chefiou o comando que fez escapar o ex terrorista Battisti, hoje disputado entre Itália e Brasil, do presidio de Frosinone, aonde estava trancado por uma condenação há 12 anos por assaltos armados, favorecendo a sua fuga. Pietro Mutti, nascido em 1954, o ex companheiro do Battisti no PAC, os Proletários Armados para o Comunismo. Em 1981 Mutti, recém-ingressado em Prima Línea (um grupo terrorista), vivia em um refugio em Roma, a poucos metros da Basílica de San Giovanni. A grande fuga começou em um domingo de outubro quando, junto com Battisti, que tinha 27 anos e originário de Sermoneta (à 50 Km de Roma), fugiu também um jovem membro da Camorra, a mafia napolitana. “Não nos surpreendemos, o Cesare era e continuou sendo mais um pequeno delinquente do que um extremista político”, diz Mutti. O grupo cruzou a pé as montanhas e, depois, chegou à Roma de trem. A partir daqui, Battisti foi para Bolonha, onde se refugiou na casa da sua namorada naquela época, uma funcionária que precedentemente namorou um dos fundadores do PAC. A mulher dividia o apartamento com outro rapaz. Os nomes deles nunca foram revelados em nenhum processo. Mutti também prefere não fazê-los. De Bolonha Battisti fugiu para a França, depois para o México, para voltar novamente à França e, finalmente, em 2004, ao Brasil, graças, é o que se diz, aos serviços secretos franceses. “Tenho certeza de que, mesmo se o Brasil tivesse-o extraditado para a Itália, antes que ele pudesse voltar ia escapar novamente e mudar para outro lugar”, declara o Mutti que diz também que: “Na Itália, de qualquer jeito, ele nunca vai voltar. Fiquem tranquilos”. Mas quem está por trás da impunidade do Cesare Battisti? “Eu acho que a França e alguns de seus intelectuais, talvez Carla Bruni, a esposa de Nicolas Sarkozy”, continua o ex-terrorista, “mas eu não lido com a política internacional”.
Mutti hoje vive em Milão, cidade onde ele nasceu e cresceu. Nos anos 70 ele participou do terrorismo, fez 45 roubos à mão armada, matou um homem, depois tornou-se colaborador da justiça e cumpriu oito anos de prisão. Em 3 de janeiro de 2011, numa noite sem névoa, ele espera o repórter na esquina de uma das ruas da zona leste de Milão. Entre os dedos tem um cigarro marca Mérit vermelho. Ele fuma pelo menos 20 cigarros por dia: começa ao amanhecer, quando sobe no ônibus que o leva ao trabalho, na periferia de Milão. Veste uma calça jeans, uma blusa cinza e um casaco azul, com gola de pele sintética. Um pequeno chapéu na cabeça, óculos e bigode grisalho. É pequeno e delgado. Ex-operário da Alfa Romeo, em 1977, junto com um professor da escola secundária e de um jovem imigrante da Sardenha, foi ele quem fundou o PAC, um grupo que em pouco mais de um ano assumiu a responsabilidade por quatro assassinatos e disparou nas pernas de inúmeras pessoas. Daquele grupo também Battisti fazia parte: “Mais ele se juntou a nós mais para escapar de seus problemas com a lei do que para o ideal político “. De fato, com pouco mais de vinte anos, Battisti já tinha sido condenado por vários assaltos, entrou e saiu inúmeras vezes das prisões italianas e, no início de 1978, após o assalto a um correio na região do Lázio, procurou refúgio em Milão onde estava em contato com Arrigo Cavallina, o ideólogo do PAC, conhecido na prisão de Udine. Em um bar gerenciado por chineses, na frente de duas sambucas e dois Fernet Branca, Mutti comenta os fatos mais recentes do caso Battisti.
O que o Senhor acha da decisão do ex-presidente do Brasil, Lula, de não extraditar Battisti para a Itália?
Acho que Battisti tem sido mais inteligente de todos. Ele não era um personagem do nível do Renato Curcio, nem do Valerio Morucci, que se dissociou do terrorismo para sair “limpo” e que agora é bem sucedido. Mas Cesare, ao contrario, conseguiu fugir. Ele enganou todos e agora provavelmente vai curtir sua vida sem nunca ter pago por seus pecados.
O Senhor é testemunha ocular do assassinato do marechal da policia penitenciaria Antônio Santoro morto por Battisti
Sim, eu o vi com meus olhos matar naquela manhã em Udine (era o 6 de junho de 1978). Battisti e Enrica Migliorati (uma estudante de 20 anos de idade, membro do PAC) estavam abraçados como dois namorados na frente da casa de Santoro. Quando o marechal saiu, Battisti disparou por trás dele (três tiros, dois a queima roupa na cabeça, com um revólver Glisenti calibre 10.20). Eu e outro amigo, Cláudio Lavazza, operário como eu, observamos tudo do carro onde nós os esperávamos. Eu não me lembro se virei minha cabeça ou se eu observei a cena do espelho retrovisor do nosso Simca 1300. Mas eu vi que foi ele a disparar.
O Senhor tem certeza do que diz?
Eu não tenho nenhuma dúvida. Foi ele quem disparou, quem escolheu a vítima, juntamente com o Cavallina (ambos tinham conhecido Santoro na prisão), ele quem fez as inspeções prévias, ele quem levou as armas embora no trem depois da emboscada.
Quando fugiram depois de matar a Santoro, o Senhor, disfarçado com bigode falso, saudou uma testemunha, levantando o punho fechado. Vocês estavam agitados?
Eu me lembro da adrenalina para o primeiro assassinato, mas não havia nenhuma alegria ou desespero. Para nós esta foi uma operação militar. Você tinha que agir. Ponto.
O Senhor alega que Battisti foi também o autor material do crime do agente Andrea Campagna. Nos atos processuais da época o Senhor disse que o crime foi uma “loucura” do Cesare e do companheiro Giuseppe Memeo.
Confirmo essas palavras. Sua partecipaçao, foi ele mesmo que me disse.
Battisti foi preso por causa destas lembranças do Senhor, destas declarações, das palavras de um colaborador de justiça. Mas no Brasil Battisti diz que o Senhor fala mentiras.
Apesar dele não ter sido condenado apenas por minhas afirmações, de qualquer forma, foi acusado e julgado por juízes muito importantes que não acredito terem se enganado pelo meu depoimento. Em todo caso, eu gostaria de ouvir com meus ouvidos Battisti me chamar de mentiroso.
Do exterior Battisti chamou o Senhor de “um carrasco, cujo falso testemunho prestado em minha ausência, custou-me uma sentença de prisão perpétua”.
Sobre mim disseram coisas piores. No entanto, quando eu contei aos juízes a história do PAC eu acusei a mim mesmo inclusive por atividades para as quais não havia nenhuma evidência contra mim. Eu apenas disse a verdade sem culpar inocentes.
Os que apóiam Battisti descrevem o Senhor como uma “figura fantasmagórica” e se perguntam: “quem sabe se ele ainda está vivo, quem sabe onde ele vive e o que ele faz com a nova identidade conferida pela lei dos delatores”.
Posso mostrar-lhe o meu bilhete de identidade: eu nunca mudei meu nome ou a minha cidade. É o amigo deles que passou a vida inteira fugindo e se escondendo.
Se hoje o Senhor encontrasse Battisti o que perguntaria para ele?
Na verdade eu acho que vou fingir que não o conheço. Não tenho mais nada a dizer para ele. O passado é passado. Desta história não me interessa mais nada. Eu fechei minhas contas com o meu passado.
O que o Senhor sente em relação a Battisti?
Amar eu nunca o amei. Tínhamos temperamentos muito diferentes. Mas jamais o odiei. Hoje simplesmente eu não me importo com ele.
O que o Senhor pensa ao vê-lo sorrir em fotos e algemado no meio da polícia brasileira?
Eu vejo o Battisti de trinta anos atrás. Ele sempre foi um cara inteligente, um cara arrogante. Mas quando eu olho para aquele sorriso, eu acho que ele foi o mais esperto de todos. Quem se ferrou, me desculpe a vulgaridade, foi a justiça italiana.
Qual é a primeira coisa que vem à mente, quando o Senhor pensar nele?
Seu olhar. Lembro-me de um jantar em um antigo restaurante em Milão com uma companheira. Nas paredes pendiam as cabeças de animais empalhados. A garota olhou para a raposa e disse: “Ele tem os mesmos olhos do Cesare”.
Então Battisti foi o mais esperto . Mas foi também o mais cruel?
Eramos mais ou menos todos iguais. Pessoas determinadas. Digamos que ele não era um sacerdote, mas em matéria de crueldade não posso dar notas. Eu também disparei. E quando decidimos matar alguém ou dar um tiro nas pernas de outro, eu não tinha problemas para dormir a noite.
A diferença é que Battisti nega ter feito isso. O Senhor nunca sentiu remorso?
E como! Eu matei um policial de segurança acidentalmente. Por muitos anos acordava a noite de repente a pensar sobre ele e sua família. Também o pensamento dos companheiros que tinha “traído” pelo meu arrependimento abalou-me por um longo período. Às vezes, estes dois pesadelos se cruzavam. Mas hoje eu venci essa angústia.
E Battisti, o Senhor acha que as vezes ele é realmente assombrado pelos fantasmas do passado?
Se eu o conheço bem, não. No máximo se convenceu de ter sido “preso” por um truque. Se algum dia irá admitir que matou, vai dizer que nós o colocamos no meio, ele pobre menino provinciano, que nós o envolvemos numa história maior que ele. Ele sempre correu atrás dos seus interesses. Antes, depois e agora. Mas não o culpo. Ele pensou em escapar e conseguiu.
O senhor tem um filho que está para se tornar um adulto. Ele conhece o seu passado?
Sim. Também discutimos do Battisti. Mas faz tempo. Hoje não sei como pode me julgar ou o que acha do Cesare.
Em 2009 foi feito um filme sobre Prima Línea, com seus velhos companheiros Susanna Ronconi e Sérgio Segio …
Eu já ouvi falar, mas não o vi.
Se um diretor quisesse contar a história do PAC, quem poderia interpretar o Battisti?
Eu acho que seria ótimo Fabrízio Corona, mais pela sua atitude que pelo aspecto físico.
A justiça italiana tem alguma culpa nisso?
De não ter me impedido antes de ajudar Battisti a escapar da prisão de Frosinone. Sem aquela fuga, teria sido uma história diferente.
| Titolo |
| 13 de março de 1972
Cesare Battisti é preso em Frascati (Roma), por roubo agravado. 19 de junho de 1974 Battisti é processado por lesão corporal agravada. 2 de agosto de 1974 Battisti é preso em Sabaudia (Latina, 50 Km de Roma) por assalto à mão armada e seqüestro. 25 de outubro de 1974 Battisti é denunciado por secuestro de incapaz para fins de luxúria violentos. Janeiro-fevereiro de 1977 Battisti entra na prisão por roubo em Udine, conhece Arrigo Cavallina condenado por eversão. E’ ele que o "converte" à luta armada. 16 abr 1977 Libertado da prisão, Battisti entra na clandestinidade e se junta àos PAC, grupo dos terroristas comunistas 06 de junho de 1978 Antonio Santoro, sargento das guardas penitenciárias em Udine, é morto por mao do PAC. 16 fevereiro de 1979 O PAC mata o joalheiro Pierluigi Torregiani e o açougueiro Lino Sabbadin, uma execuçao porque os dois tinham matado por legitima defensa dois asaltantes durante um roubo. 19 abr 1979 Em Milão, o PAC mata o agente da Policia, Andrea Campagna. 26 jun 1979 Battisti é preso em Milão. 4 de outubro de 1981 Um comando terrorista ataca a prisão de Frosinone: Battisti escapa da prisão. Fuge primeiro na França e depois no México. Mais tarde, em 1990, volta à Paris. 30 nov 1990 Battisti é preso pela polícia de Paris, sob suspeita de preparar um assalto. Abril 1991 A Itália pede a sua extradição. Os tribunais da França a negar e o deixan livre. Janeiro 2003 A Itália pede novamente sua extradição. 10 fev 2004 Battisti é preso novamente em Paris. 04 março de 2004 É liberado com a obrigaçao de firma uma vez por semana na delegacia polícial. 30 de junho de 2004 Os tribunais franceses dão luz verde à sua extradição. 21 de agosto de 2004 Battisti foge novamente, desta vez para o Brasil. 18 de março de 2007 Battisti é preso em Copacabana. 13 de janeiro de 2009 Brasil nega a extradição e concede o refugio político |
- Venerdì 7 Gennaio 2011
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 8 Gennaio 2011 alle 13:19 Tweets that mention «Così uccidevamo con Battisti»/em portugues - Italia - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
[...] This post was mentioned on Twitter by Lella Mora. Lella Mora said: RT @lucico: «Così uccidevamo con Battisti»/em portugues http://bit.ly/ekO60K [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.