Ve lo vedete Bernard-Henri Lévy, il filosofo più narcisista di Francia e forse del mondo, soprannominato «Dio è morto, ma i miei capelli sono perfetti», che va in giro per Brasilia con la camicia sbottonata a cercare sapone in polvere per il pluriomicida Cesare Battisti, in carcere? È raccontato sulla sua rivista online La règle du jeu. «E poiché il sapone in barra è vietato in prigione, anche questo è impegno politico, al più alto livello» lo ammira l’altra paladina per la liberazione di Battisti, la giallista Fred Vargas.
Un’internazionale dell’aristocrazia culturale partita dalla Francia ha fatto seguaci in Italia ma soprattutto in Brasile fra scrittori e intellettuali, trasformando lo strafottente Battisti in una causa giusta. Unita da un miscuglio di snobismo salottiero, nostalgia per il maggio del ‘68 francese, attrazione per l’epica del terrorista in fuga, solidarietà di casta per «Cesare, uno scrittore come noi», quest’internazionale ha elaborato il teorema per cui consegnare Battisti alla giustizia italiana e al governo di Silvio Berlusconi sarebbe uno scandalo culturale mostruoso. Battisti scrive scadenti romanzi polizieschi, ma per Lévy «è innanzitutto uno scrittore imprigionato». E anche per la rivista culturale antagonista italiana Carmilla on line «lo hanno condannato e linciato perché è uno scrittore».
Con il no di Luiz Inacio Lula da Silva all’Italia che lo rivoleva, quest’aristocrazia ha vinto la partita e il filosofo narciso si è rallegrato su Facebook per la «saggezza» del presidente brasiliano. Bruno Berardi dell’Associazione famigliari vittime del terrorismo ha sostenuto a Sky «che Carla Bruni è intervenuta presso Lula chiedendo un favore personale perché lei si sentiva in obbligo verso Battisti». Dunque anche la première dame di Francia? E dire che madame Sarkozy ha più volte smentito le voci a riguardo.
I più infiammati leader del «ce n’est qu’un début, continuons le combat pour Cesare» sono però Lévy e Vargas che dal 2004, quando la Francia concesse l’estradizione e Battisti scappò da Parigi, come due romantici picari hanno fatto la spola col Brasile. Vargas, campionessa di vendite, come una femmina devota s’è immolata a Cesare, regalandogli il proprio potere, i propri soldi, la propria reputazione. Lo ha sostenuto emotivamente e finanziariamente, ha compilato un libro in cui argomenta che Battisti non ha mai ucciso nessuno, ha scritto lettere all’allora presidente Lula accusando «l’accanimento politico del governo italiano contro quest’uomo divenuto un trofeo-simbolo per l’Italia», ha esultato per la decisione del Brasile e poi immediatamente alzato il prezzo: «Ora speriamo che la liberazione di Battisti avvenga il più rapidamente possibile».
D’altronde era difficile per Lula, icona mondiale della sinistra al caviale, resistere alla pressione appassionata del nouveau philosophe Lévy, che ha trascinato nella causa persino il centenario comunista Oscar Niemeyer, padre dell’architettura moderna, e altri 500 intellettuali brasiliani. «Amo il Brasile, signor presidente» gli ha scritto Lévy. «Amo l’esempio che dà all’America Latina e al mondo di una fedeltà agli ideali di giustizia e ai principi di misura e di saggezza. E sarei costernato di vedere “Lula” diminuire una tradizione d’accoglienza che è l’onore del suo paese e fa sì che molte migliaia di uomini e donne vi abbiano trovato rifugio».
E come farà adesso il nuovo presidente Dilma Rousseff a smentire il suo predecessore? «Battisti» gli ricordavano gli appellanti «ha scritto 17 libri, fondato due riviste virtuali, organizzato numerosi congressi culturali e la prima biennale d’arti grafiche del Messico. Sarà altrettanto utile per la nostra cultura quanto lo fu, quando si rifugiò in Messico, lo scrittore Gabriel García Márquez (tra l’altro firmatario a sua volta d’un messaggio d’aiuto a Battisti, ndr)».
Dal primo cerchio di difensori, gli scrittori noir che disposero la rete, in Francia si era passati presto a una rivoluzione permanente. «C’è stato un grande movimento intellettuale in mio favore» ha riconosciuto Battisti. «E un membro dei servizi segreti francesi mi ha aiutato nel 2004 a rifugiarmi in Brasile». Su Carmilla on line lo scrittore Giuseppe Genna grondò entusiasmo quando Battisti scappò: «La fuga catapulta l’uomo nella leggenda e aggiunge un capitolo di pura letteratura civile ed epica alla nostra storia nazionale. Fedele alla sua unica ossessione, che è la letteratura, cioè la leggenda, Battisti vi si tuffa a corpo vivo».
Dopo avere raccolto centinaia di firme a favore di Battisti (dal disegnatore Vauro agli scrittori Nanni Balestrini, Tiziano Scarpa, Valerio Evangelisti) il delirio romantico si è ammosciato su Carmilla. Col tempo, persino in Francia i difensori sono diminuiti. Su Facebook ora Lévy è costretto dagli amici che non hanno capito a spiegare «come funziona un grande intellettuale al lavoro in questo delicato affare». L’esultanza di Vargas è sepolta dagli insulti. Il 3 gennaio il lettore Federico Gallina le scrive su La règle du jeu: «Signora Vargas, mi piacciono i suoi libri, ma Battisti è un volgare assassino e non capisco perché la Francia mischi sempre i volgari assassini con gli attivisti politici. La vostra è disonestà intellettuale, ipocrisia, è una vergogna».
È la stessa tesi di Guillaume Perrault, autore di Generazione Battisti: «È facile mistificare ciò che non si è vissuto. Gli intellettuali francesi sono sempre alla ricerca di una rivoluzione per procura. La verità dei dossier non interessa loro. Semplicemente perché non vogliono saperla, la verità».
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Como é chique Cesare às margens do Senna
Da para imaginar o Bernard-Henri Lévy, o filósofo mais narcisista da França e talvez do mundo, também conhecido como “Deus está morto, mas meu cabelo é perfeito”, andando em Brasília com sua camisa desabotoada de forma vaidosa buscando sabão em pó para o assassino Cesare Battisti que está na prisão? É o que se conta na sua revista online “La Règle du Jeu” (“A regra do jogo”). “Como está proibido levar sabão em barra para a prisão, isso também torna-se um envolvimento político do mais alto nível”, explica cheia de admiração a outra defensora da liberação do Battisti, a escritora de thriller Fred Vargas.
Uma “Internacional” da aristocracia cultural originada na França, tem seguidores na Itália, especialmente no Brasil, entre escritores e intelectuais e transformou o arrogante Battisti em uma causa nobre. Unidos por uma mistura de esnobismo, nostalgia do maio 68 francês, atração para o mito do terrorista em fuga e solidariedade de casta para “o Cesare, um escritor como nós”, esta “Internacional” criou o teorema segundo o qual entregar o Battisti à justiça italiana e ao governo italiano do Silvio Berlusconi, seria um escândalo cultural monstruoso.
Battisti escreve romances ruins, mas para Levy “é antes de tudo, um escritor preso”. E também para a revista cultural online Carmilla, a antagonista italiana “ele foi condenado e linchado, porque ele é um escritor”. Com o n¬ão do Luiz Inácio Lula da Silva à Itália que pedia o Battisti de volta, esta aristocracia ganhou o jogo, e o filósofo narciso congratulou-se no Facebook com a “sabedoria” do presidente brasileiro.
Os líderes mais inflamados do “ce n’est qu’un début, continuons le combat pour Cesare” (é apenas o começo, vamos continuar o combate para o Cesare) são Levy e Vargas que, desde 2004 quando a França concedeu a extradição e Battisti fugiu de Paris, como dois pícaros românticos começaram a viajar entre a França e o Brasil. Vargas, campeão de vendas em livraria, escritora com talento comprovado, como uma mulher devota imolou-se para o Cesare, doando-lhe seu poder, seu dinheiro, sua reputação. Ela o apoiou emocionalmente e financeiramente, escreveu um livro onde afirma que Battisti nunca matou ninguém, escreveu cartas para o então presidente Lula acusando “a fúria política do governo italiano contra este homem que tornou-se um troféu-símbolo para a Itália”. E ão final exultou com a decisão do Brasil, logo em seguida aumentando o desafio. “Esperamos agora que a liberação do Battisti seja feita o mais rapidamente possível”.
Além disso, foi difícil para Lula, ícone mundial da esquerda, resistir à pressão apaixonada do “nouveau philosophe”. Levy que arrastou na causa também o ultra centenário comunista Oscar Niemeyer, pai da arquitetura moderna, e outros 500 intelectuais brasileiros. “Eu amo o Brasil, Sr. Presidente”, escreveu Levy. “Eu amo o exemplo que ele dá para a América Latina e o mundo, de fidelidade aos ideais de justiça e princípios de equilíbrio e sabedoria. E eu ficaria consternado ao ver “Lula” anular uma tradição de hospitalidade que é o orgulho do seu país e que permitiu que muitos milhares de homens e mulheres encontrassem refúgio aí”.
E como vai fazer agora a nova presidente Dilma Rousseff para desmentir seu antecessor que recebeu petições apaixonadas em Português: “Battisti tem escrito 17 livros, fundou dois periódicos eletrônicos, organizou inúmeras conferências culturais e a primeira Bienal de artes gráficas do México. Ele será igualmente útil para a nossa cultura assim como foi, quando fugiu para o México, o escritor Gabriel García Márquez (que também assinou, por sua vez, uma mensagem de suporte para Battisti).
Do primeiro grupo de defensores (os escritores de thriller que organizaram a rede na França) se formou depois um clima de revolução permanente. “Houve um grande movimento intelectual em meu favor”, declarou Battisti. “E um agente dos serviços secretos franceses me ajudou, em 2004, a me refugiar no Brasil”. No site de Carmilla o escritor Giuseppe Genna explodiu de entusiasmo quando Battisti escapou: “A fuga transforma este homem numa lenda e adiciona um capítulo de pura literatura civil e épica à nossa história nacional. Fiel à sua única obsessão, que é a literatura, ou seja lenda, ele mergulha nela com todo seu ser”
Depois ter recolhido centenas de assinaturas em favor do Battisti (do desenhador Vauro até os escritores Nanni Balestrini, Tiziano Scarpa, Roberto Saviano e o diretor do Festival de Veneza, Marco Muller) o delírio romântico no site da Carmilla declinou. Saviano se afastou declarando que sua assinatura “chegou até lá sabe-se lá como na Internet”. Müller também desmentiu: “Minha reação foi por telefone, sem muito tempo para pensar. Eu não tinha lido o texto do recurso”.
Com o tempo, mesmo na França, os defensores diminuiriam. No Facebook, agora Lévy, para seus amigos que não o entenderam, é obrigado a publicar cinco documentos para explicar “como funciona um grande intelectual (ele mesmo, ed.) trabalhando neste assunto delicado”. A exultação de Vargas foi enterrada pelos insultos. No dia 3 de Janeiro, o leitor Federico Gallina escreve para ela na revista “Règle du Jeu“: “Senhora Vargas, gosto do seus livros, mas Cesare Battisti é um vulgar assassino e não entendo por que a França sempre mistura os vulgares assassinos com os ativistas políticos. Isto é uma desonestidade intelectual, uma hipocrisia, uma vergonha”.
É a mesma tese do Guillaume Perrault, autor do livro Geração Battisti: “É fácil mistificar o que não foi vivido. Os Intelectuais franceses estão sempre à procura de uma revolução por procuração. A verdade do processo não lhes interessa. Simplesmente porque eles não sabem a verdade”.
- Venerdì 7 Gennaio 2011


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