Federalismo fiscale: che cosa vuole l’Udc

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini

Claudia Daconto«Se il governo terrà conto delle proposte dell’Udc per un federalismo sostenibile, potremmo valutare un voto di astensione e far passare i decreti».

Alla vigilia del via al confronto in Bicamerale sui decreti attuativi del federalismo fiscale, il responsabile delle riforme istituzionali dell’Unione di Centro, Pierluigi Mantini, detta le proposte centriste, a partire dal quoziente familiare, da porre in discussione per un’eventuale collaborazione con l’esecutivo.

Tra i nodi al centro del braccio di ferro tra forze politiche, la cosiddetta cedolare secca al 20% sugli affitti, l’idea del finiano Baldassarri, accolta dal ministro leghista Calderoli, di rendere possibile a chi è in affitto la detrazione di una parte del canone per invogliare i contratti regolari, l’introduzione di un’imposta municipale unica in cui confluirebbero le imposte catastale e ipotecaria che oggi si pagano quando si compra o si eredita una casa, l’Ici e l’Irpef sulle seconde case.

A rendere incerta l’approvazione dell’intero pacchetto di misure, l’esiguità dei numeri a disposizione della maggioranza non solo a Montecitorio ma anche nelle commissioni competenti. Numeri che stanno costringendo Bossi e il governo a trattare con   i finiani e Udc.

On. Mantini, domani comincia il confronto in Commissione bicamerale. Come si annuncia il cammino?
Il cammino si annuncia incerto perché manca la certezza di quelli che saranno gli effetti sui bilanci comunali del cosiddetto federalismo municipale. Il rischio di conseguenze sperequative è alto, ecco perché risulta necessario dover applicare un parametro concreto ai principi contenuti nella Legge 42 sul federalismo che si traduca in una clausola di salvaguardia per i comuni, in modo che, almeno nei primi anni, nessuno di essi riceva meno del 10-20% rispetto ad oggi.

E’ vero, dunque, che, senza una perequazione, per via dei diversi valori catastali degli immobili tra Nord e Sud, molti comuni rischiano di incassare con l’Imu, l’imposta unica municipale, molto meno di adesso?
Sì, il rischio è proprio questo. Da numerosi studi pilota sono emersi effetti molto sperequativi per cui, ribadisco, serve una clausola di salvaguardia.

Cedolare secca sugli affitti al 20%: l’erario può permettersi un calo di un miliardo nelle entrate?
Dunque, in linea generale noi siamo favorevoli alla cedolare secca, l’abbiamo anche proposta in passato, però chiediamo che questa misura, sicuramente utile a far emergere i contratti in nero e a rendere più disponibili gli alloggi esistenti per la locazione, non vada a pesare tutta sui bilanci dei comuni e che se ne faccia carico anche la fiscalità generale dello Stato.

Cosa ne pensa della proposta di Baldassarri, da cui dipendono i voti dei finiani e quindi della maggioranza, ossia di permettere anche a chi è in affitto di detrarre una parte del canone così da invogliare i contratti regolari?
Siamo d’accordo parzialmente. La nostra richiesta è quella di misure più specifiche per le giovani coppie che favoriscano le famiglie e la natalità.

La proposta qual è?
Che le coppie fino a 35 anni e con un reddito non superiore a 28mila euro possano dedurre il canone d’affitto della prima casa dal reddito imponibile.

La questione che sta più  a cuore all’Udc è proprio il quoziente familiare. Intanto le chiedo di tradurre in cosa consisterebbe oltre a quello che ha già detto.
In termini molto semplici il principio è che chi ha più figli paghi meno i servizi comunali come, ad esempio, la tassa sulla spazzatura o sull’acqua.

Nell’intervista di oggi al Corriere Casini ha detto che siete pronti a valutare un sì al federalismo anche senza il quoziente familiare. A quali altre condizioni allora?
Casini ha detto che tra il quoziente familiare come lo proponiamo noi, ossia quello secondo il modello Parma, e il nulla c’è una prateria. Ebbe noi vorremmo tentare di solcare questa prateria attraverso misure che vadano verso l’applicazione di un federalismo sostenibile per le famiglie e che, in tal modo, favorisca anche una ripresa dei consumi e quindi dell’economia. Se su queste misure vi fosse una convergenza, ebbene, l’Udc potrebbe valutare un voto di astensione.

E’ questo, dunque, che intende Casini quando parla di un “patto di pacificazione”?
I capitoli federalismo e fisco sono decisamente importanti ma non sono gli unici. In ballo c’è il sostegno ai giovani sul fronte del lavoro, la revisione della legge elettorale, le riforme istituzionali che vadano verso il superamento del bicameralismo perfetto all’italiana. Chiediamo un punto d’incontro, un dialogo su questi temi. In cambio non si tratta di salvare Berlusconi, ma di dare al Paese un contributo utile in un momento di grande difficoltà.

Ma secondo lei, Berlusconi, comunque si salverà? Riuscirà ad allargare il perimetro della maggioranza e far votare il federalismo al quale Bossi ha legato la sopravvivenza di questa legislatura?
Se segue la nostra proposta i numeri li avrà. Se invece gli interessa solo la sopravvivenza di un governo Berlusconi-Razzi-Scilipoti, allora noi non ci siamo e sappia che, seguendo ancora Bossi, dovrà prima o poi assumersi la responsabilità di dichiarare il fallimento del proprio governo dinanzi alla crisi del Paese.

Il pallino però  resta sempre in mano al leader leghista…
Sì, ma se il governo cade e il federalismo non passa, allora Bossi dovrà a sua volta assumersi la responsabilità di spiegare a chi da anni aspira a questo a cosa sono serviti 16 anni di permanenza nei palazzi romani.

Commenti

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Il 10 Gennaio 2011 alle 21:15 indigesto ha scritto:

Comunque la si metta si tratta di far cassa! il metodo è il solito: accorpare le tasse esistenti per poi farne spuntare di nuove! Andiamo dritti al federalismo per volontà di una minoranza. E c’è di più: nessuno dell’opposizione fa il punto sui recenti aumenti di tariffe e carburanti; non parliamo poi delle aassociazioni dei consumatori, fasulle. Insomma, piatto ricco mi ci ficco! E’ questa la cosa più certa della politica.

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