

Un momento della manifestazione degli studenti contro il ddl Gelmini a Milano, il 30 novembre 2010 (ANSA/daniele.mascolo)
Chi rompe paga, ma non è sempre vero. Mentre la Digos di Milano ha denunciato per violenza privata e occupazione abusiva gli studenti fotosegnalati durante le occupazioni e le manifestazioni a novembre e dicembre, a Roma il consiglio di istituto del Liceo linguistico Gelasio Caetani - quello frequentato, tra l’altro, dal giovane contestatore fotografato con la pala e tra i protagonisti degli scontri con la polizia nel centro della Capitale lo scorso 15 dicembre- ha preso una decisione che farà discutere: a pagare il ripristino di aule e laboratori, distrutti durante l’occupazione, saranno i genitori degli studenti.
L’istituto, infatti, durante l’autogestione è stato devastato: vetri infranti, computer rubati, banchi e sedie spaccati, vernice sui muri ed estintori svuotati (per farvi un’idea guardate la gallery sul sito della cronaca romana di Repubblica.it). I danni, ha detto il preside del Liceo, il professor Nardo Nardoni, ammonterebbero a 200 - 300 mila euro. E a mettere mano al portafoglio non sarà solo la Provincia, ma i genitori, sia quelli dei figli che hanno occupato l’istituto sia di quelli che non hanno partecipato: il consiglio di istituto ha deliberato che ciascuno di loro versi un contributo di 50 euro.
Il preside ha spiegato che i soldi non ce ne sono e che questa era l’unica strada percorribile. L’assessore alla Provincia di Roma, Paola Rita Stella, ai microfoni di Nove in punto di Radio24 ha aggiunto (qui l’audio) che le scuole sotto la sua competenza sono 384, che il bilancio a disposizione è scarso e, comunque, non sufficiente per ripristinare i laboratori. Senza contare che ci sono altre scuole che hanno subito atti di vandalismo.
Un provvedimento straordinario, quello dell’istituto, ma necessario per realizzare due obiettivi: il primo, cercare di consentire agli studenti di proseguire l’attività didattica quando torneranno in classe dalle vacanze natalizie, il 10 gennaio; il secondo, responsabilizzare i ragazzi e le famiglie.
Tuttavia, dal caso in questione emergono anche due difficoltà: la prima riguarda direttamente i genitori i cui figli non hanno partecipato all’occupazione e che saranno ben seccati di scucire altri 50 euro, oltre a quelli già spesi per libri e quant’altro sia necessario per la formazione dei figli (lo stesso dicasi se a pagare fosse stata solo la Provincia: perché i soldi sborsati dai cittadini con le tasse dovrebbero essere utilizzati per riparare i danni commessi da un gruppo di teppisti nascosti dietro il paravento dell’occupazione?).
Senza contare che il principio riassunto dal detto “chi rompe paga”, in questo caso è difficilmente attuabile: come fare a individuare quali studenti abbiano partecipato all’occupazione e quali no, visto che spesso le autogestioni non sono controllate dai professori, i quali di solito segnano le presenze sul registro? L’unica certezza è che per colpa di pochi sciocchi, alla fine, ci rimettono sempre tutti, siano essi i genitori, gli studenti che hanno deciso di non occupare o l’intera collettività.
- Lunedì 10 Gennaio 2011
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