Le leghe della Lega


I giochi sul carroccio. Le leghe della Lega

Non fanno nemmeno più finta di dissimulare. L’abbraccio politico e personale tra la Lega nord di Umberto Bossi e il superministro per l’Economia, Giulio «Tremendino» Tremonti, è così palese da risultare indigesto per almeno mezzo Popolo della libertà. A maggior ragione perché una parte del Carroccio, individuato nell’«amico Giulio» il successore di Silvio Berlusconi, mira appunto alla formazione di un governo Tremonti. Con o senza il ricorso alle urne.

È la parte, questa, che fa capo a Roberto Calderoli, dentista, ministro per la Semplificazione e leader dei cosiddetti «bergamaschi» (che poi tutti bergamaschi non sono: per esempio Gianna Gancia, la sua compagna, è presidente della Provincia di Asti). È normale, dunque, che in una Lega divisa in correnti più di quanto si racconti i «varesotti» siano in stato d’allerta. Di più: è scontato che il loro leader, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, risulti in pieno accordo con Berlusconi. Con l’obiettivo di stoppare, è scontato, le ambizioni di Tremendino. E del suo dentista preferito.

Sono noti i buoni rapporti fra Maroni e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, secondo taluni gossip individuato dal Cavaliere come futuribile leader del Pdl. Ecco: proprio Maroni e Alfano stanno tentando di spezzare il rapporto fra la Lega e Tremonti. Le ragioni sono convergenti e parallele. Per entrambi la successione a Berlusconi è un problema che al momento non si pone. Anzi, per Alfano è un’idea che va combattuta con tutte le armi politiche
possibili. Quanto a Maroni, poi, un’eventuale investitura di Tremonti si rivelerebbe ancor più dannosa, poiché donerebbe ai rivali bergamaschi un’opzione straordinaria sul destino del Carroccio. Per tutti i leghisti conta al momento posizionarsi più nel partito che nel Palazzo. E in gioco, infatti, c’è il futuro.

Quando tra cent’anni Bossi abbandonerà la vita politica, il Carroccio avrà un problema enorme: trovare il nuovo leader. Ma in politica cent’anni possono trascorrere molto in fretta, soprattutto se il federalismo dovesse davvero diventare legge nelle prossime settimane. È un calcolo, questo, assai diffuso nel partito. Tenere assieme
i bergamaschi con i varesotti, i piemontesi con i veneti, i lombardi con gli emiliani sarà assai complicato. E non soltanto per le diversità su base territoriale: i nordisti sono divisi tra loro pure all’interno delle singole zone d’influenza.

In Veneto, per esempio, la sinergia tra il governatore Luca Zaia e il sindaco di Verona Flavio Tosi è soltanto formale. In Lombardia si è persa anche la forma, almeno tra Marco Reguzzoni (bossiano integralista) e Giancarlo Giorgetti (bossiano maronista, nel senso di Maroni): i due si contendono la poltrona di segretario nazionale della Lega lombarda. In Emilia-Romagna, dove il partito è in forte crescita, una riunione di partito è addirittura finita in rissa. Erano in discussione le candidature al consiglio comunale. Figurarsi cosa mai accadrà nel prossimo giro per il Parlamento…

Date le premesse, per sedare gli animi certo non basterà Renzo «Trota» Bossi, il figlio che il Senatùr vorrebbe (addirittura!) ministro in caso di rimpasto. Men che mai basterà l’altro figlio di Bossi, Eridano Sirio Bossi, diciottenne, che secondo fonti di Panorama potrebbe essere candidato al consiglio comunale di Milano nella primavera del 2011. Insomma: non basterà il feticcio di un cognome, seppur pesante, a salvare la Lega da una prevedibile diaspora. Ci vorrà un leader vero, capace di unire e non di dividere.

Ammesso che sia mai possibile trovarne uno, in questo momento dentro il Carroccio è Maroni l’uomo politicamente più forte. Grazie ai successi nella lotta alla criminalità organizzata, il ministro dell’Interno sta coagulando attorno a sé quadri intermedi e forze fresche della base leghista. E, diavolo d’un nordista, viene ormai acclamato anche nel Mezzogiorno d’Italia quale liberatore dalle mafie. Perciò, per un riflesso condizionato, taluni colleghi in camicia verde sono parecchio infastiditi. Ancor più per le sue dichiarazioni sul governo: «O Berlusconi o elezioni» ripete lui. Ma un governo Tremonti, mai.

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Il 18 Gennaio 2011 alle 14:07 Le leghe della Lega | Notizie Più ha scritto:

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