Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate


Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate

di Annalena Benini

Prostitute. Escort. Starlette. Preferite. Meteorine. Mezzane. Cortigiane. Reginette dei festini. Signorine da intrattenimento. Replicanti del premier. Mignotte. Puttane. Sono alcune delle definizioni usate per le ragazze con il telefono intercettato nella soap opera delle feste di Arcore, sui giornali e alla televisione (e molto spesso sono le donne a usare le parole peggiori contro le donne, in nome naturalmente della «dignità delle donne»).

Quelle che abitano a Segrate nel palazzo di via Olgettina (definito graziosamente dal Corriere della sera
«il reame delle piccole principesse del bunga bunga») sono state sfrattate su richiesta dei condomini per «rumori e offesa al decoro», anche se in quel palazzo ci vivono soltanto. È andata come cantava Fabrizio De André più di quarant’anni fa in Bocca di rosa e come cantiamo tutti, con trasporto e convinzione, ancora oggi («Si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio; si sa che la gente dà buoni consigli, se non può più dare il cattivo esempio»), e qualunque tipo di garantismo (anche quello doveroso nei confronti di signore non imputate di alcun reato e il cui nome viene offerto senza ritegno alla ferocia dell’indignazione e allo sdegno di quelle che sentono il bisogno di distinguersi dall’orrore, oltre che alle battute da caserma di chi ha finalmente qualcosa di cui sparlare) è stato spazzato via da un generale senso di crociata di moralizzazione.

Tanto che si organizzano manifestazioni, come in piazza della Scala a Milano, in cui le donne si presenteranno con una sciarpa bianca al collo e si appunteranno sulla giacca la fotocopia della carta d’identità, per significare che «in Italia non siamo tutte prostitute». In molti, tra cui la scrittrice Silvia Ballestra, stanno raccogliendo le firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti (indagata per favoreggiamento della prostituzione, ndr) dal consiglio regionale della Lombardia. L’Unità ha lanciato un appello online, che dice firmato da 50 mila signore, intitolato: «La rivolta delle donne», e il suo direttore Concita De Gregorio sottolinea con sgomento sul proprio giornale e in televisione che esistono «altre donne», e che queste ragazze «senza istruzione, cultura, consapevolezza, dignità», che pensano che avere fortuna sia poter comprare una borsa di Louis Vuitton, ci offendono tutte.

All’improvviso, anche per i più laicisti, quelli che non sopportano le ingerenze della Chiesa sui temi della vita e della morte, diventano imprescindibili le parole del cardinale Tarcisio Bertone che richiama alla morale e di Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, il quale parla di «disastro antropologico». Si incitano i cattolici a ribellarsi al malcostume, al peccato, al reato di festini circensi; si chiede di condannare questa manciata di ragazze alle fiamme dell’opinione pubblica, disprezzarle, additarle, ricamare sopra quell’immoralità e quel silicone. In nome della catarsi, della purificazione da questa barzelletta sporcacciona (che certo non fa ridere e non inorgoglisce) che mette in discussione molte libertà per cui si è lottato.

La libertà sul nostro corpo sembrava conquistata, il diritto a non essere chiamate puttane perfino nel caso, come ha scritto Piero Ostellino sul Corriere della sera scatenando il finimondo, in cui si scelga di usare il corpo per ottenerne in cambio un vantaggio (e non riguarda solo le ragazze, e nemmeno soltanto lo scambio di favori sessuali: esistono anche i leccapiedi, gli arrivisti, i portaborse che offrono anima e adulazione e non sempre in modo dignitosissimo, se lettera scarlatta deve essere, che lo sia per tutti e in tutti i settori).

Ostellino ha dovuto rispondere a 52 indignate giornaliste e spiegare loro che «una donna dovrebbe essere libera di usare il proprio corpo come crede – “l’utero è mio e me lo gestisco io”, l’antica e legittima rivendicazione femminista della quale ora ci si scorda perché a esserne partecipe è il Caimano – rispondendone solo alla propria coscienza, senza per questo essere marchiata come una puttana. Il mio era un principio liberale; non un invito a darla».

Il giudizio estetico su ragazze troppo truccate, impegnate perfino ad azzannarsi fra di loro e in qualche caso a cercare di farsi classe dirigente è inevitabile, così come lo stupore di fronte a conversazioni (spiate) in cui i parenti le incitano e farsi notare, ma è molto diverso dalla caccia alle streghe.

La caccia alle streghe è l’inseguimento di una ragazza di colore da parte di un giornalista di Annozero con microfono e telecamera, per incalzarla con domande su Silvio Berlusconi (bisogna dire che la ragazza in questione è stata in grado di difendersi). La caccia alle streghe sono i sorrisetti delle signore invitate ai talk show, il disprezzo e il senso di superiorità che sfoggiano, la necessità compulsiva di dirsi diverse dalle ragazze che vanno a cena ad Arcore (Lidia Ravera ha scritto sull’Unità che «la sola emancipazione che conoscono è diventare il magnaccia di se stesse» e gli unici libri con cui abbiano qualche consuetudine sono i book fotografici, mentre Lucrezia Lante della Rovere, dopo i sorrisetti, ha interpretato il monologo di una prostituta scema).

La caccia alle streghe prevede che prima di fare l’amore, a questo punto, si debba superare un esame etico e un interrogatorio sui secondi fini (mi trovi irresistibile o pensi che io sia pelato ma utile? Sarebbe un disastro per l’autostima di molti). La caccia alle streghe non concede nemmeno il diritto alle prostitute di essere tali: nel più compassionevole dei casi sono poveri frutti della mercificazione del corpo femminile, vittime del sistema, dei modelli televisivi, del berlusconismo.

Mancano, in questo caso, le parole di Roberta Tatafiore, che diresse il mensile femminista Noidonne e passò la vita a difendere i diritti delle prostitute, e non avrebbe accettato quest’aggressione della santa inquisizione. Lei diceva che «il corpo è mio e me lo gestisco io deve valere sempre, e non solo per il nubilato, il lesbismo e la maternità». Il corpo è mio e me lo gestisco io: lacrime e sangue per ottenere la libertà (anche) di sbagliare da sole, senza lettere scarlatte. E adesso?

  • biker
  • Lunedì 31 Gennaio 2011

Commenti

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Il 31 Gennaio 2011 alle 19:26 indigesto ha scritto:

E adesso abbiamo scoperto che, da noi, le uniche puttane(per dirlo con la lingua di Dante) sono giusto quelle che varcano certe soglie. Se non fossimo nel tragico sarebbe tutto da ridere!

Il 31 Gennaio 2011 alle 20:06 Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate | Notizie Più ha scritto:

[...] more here: Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate Segnala presso: Articoli CorrelatiAncora il caso Ruby, altre 227 pagine dei pm alla [...]

Il 1 Febbraio 2011 alle 10:08 Zione ha scritto:

Sono le donne brutte e racchie, le prime a lanciare sciagurati Anatemi a tutte le altre Donne (diverse da loro), per invidia o gelosia.

Il 2 Febbraio 2011 alle 10:09 e.fumagalli ha scritto:

Scritto da una donna dimostrea che hanno ragione quelli che la ritengono inferiore all’uomo. infatti la filastrocca viene deta solo a metà tralasciand ola parte finale. In nome del padre, del figlio e dell’uccello, la moglie e madre in cucina a lavare piatti e panni. In versione integrale.

Il 4 Febbraio 2011 alle 6:51 Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate | universowww.com ha scritto:

[...] sentiero di libertà. Che liberasse tutte dall’onta della «lettera scarlatta». Read more on Panorama on line Tags: Ruby, streghe, bruciate, tremate, [...]

Il 27 Ottobre 2011 alle 18:18 zione ha scritto:

Puh, ma che orribile tanfo ! — Vergogna, Eccellentissimi Felloni !! — Governo, urge Rivoluzionaria Riforma della Giustizia e dei Giudicioni; grazie dal tuo Oltraggiato Popolo; stop !!!
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Caso Ruby, monsignor Luigi Negri: «Mai vista una magistratura così Prepotente. E i Cattolici evitino di contribuire al clima d’odio». http://www.tempi.it/caso-ruby-.....itino-di-c
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Ma di quale Legge, sproloquiano certi infingardi Cialtroni, se non della loro, Persecutoria e in un’unica direzione, miserabile retaggio di ludibrio del nefasto periodo delle scelleratezze di Mani Sporche; se costoro non si preoccupano affatto di indagare ed inquisire gli innumerevoli e spregevoli individui che hanno vigliaccamente abusato di questa sfortunata ragazza già da quand’era ancora bambina; ma è mai possibile che a Ruby, alla quale sono state intercettate migliaia di telefonate e messaggi compromettenti (ed anche in occasione del diciassettesimo compleanno) così come anche a tante altre persone (e sempre in modo Brigantesco ?) non vi sia nessun altro indagato, al di fuori delle persone invise a qualche Giudicione Rosso ?
Evidentemente le abusive, illegittime, illegali e Fuorilegge Intercettazioni, così tanto sciaguratamente e ancor più tanto ignobilmente attuate da questi Legulei politici, vigliaccamente intendono colpire solo chi non rientra nelle grazie o nel gradimento del Vergognoso GIUDICIUME; triste eredità e rimasuglio di vecchie, folli e putrefatte Utopie.
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Io sono qui anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti e sono troppi; sarò qui, resterò qui anche per loro. http://it.wikipedia.org/wiki/E.....zo_Tortora
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Per totale adesione. — A. V. G. — Associazione Vittime del Giudiciume — Zione, il Fondatore e socio unico.

Il 16 Marzo 2012 alle 11:06 pierpigi68 ha scritto:

Autocitazione, in attesa di censura, nel volgo illiberale sedicente liberale si chiama attesa di “moderazione”. Verum est factum, no?Donc, on y va? Eccoci.

“Nel tramonto (reiterato ad infinitum) dell ‘Occidente bisogna assistere alla “jeune fille”, tra famigli e prestanomi e “presta-sè”, che certamente si sposa, certo la j.f. si sposa ad un certo punto, dicono i miei amici degeneri (figli di cattivi maestri, cattivi!!, direbbe il tuo capo e “sponsor”, tutore della falsificazione, dico “sponsor” per usare un termine da edulcorazione fantasiosa e dissimulatoria “carfagnesca”, aggettivo afferente la “ballerina volenterosa sullo scranno” AD OCCHI SPALANCATI dei giorni scorsi in tv) francesi dell’eponimo trattatello condotto per aforismi, come ogni jeune fille (”una cosa l’ho fatta”, ipse dixit, da homo sapiens -quantum mutatus ab illo!! [un locus classicus, l'Eneide, Annalena - PETIT PEU parvenue et très simpa- forse il secondo libro?, lo cito per libera assonanza con la "ferita" , di cui altrove si parla, e non di VErmeer ma di L.FOntana forse era meglio chiosare, MA QUI SI TRATTA DI ESPERIRE, intendiamoci, me in primis, non di leggiucchiare qualche centinaio di libri come diceva il Longhi nella Bologna che fu, a proposito di un prototipo storicamente precoce di jeune fille]- a merce, con tanto di precario break even point), tra servi disastrati e “non liberi” (GRAN LUSSO) ma proni, sempre, di più, affinchè tutto finisca peggio, sempre peggio (tra <Pessoa e BEckeet rimaneggio in un pastiche improvvisato come la scrittura mia che scorrete, hic et nunc, digintado e “cliccando” INVIO), meglio ancora se senza fine.
Una fine lunghissima,…estenuantemente lunghissima…. comunque, il linguaggio “basic idiot just a tiny bit upgraded”, prevedibile come il “Meteo” (del resto lei se ne occupava, e non umilmente, pare, ma fraintenderà, poi ha preso premi, ma c’era anche unomstudiosI. Diamanti tra i premiati quindi ça va sans dire…la diffèrence…capitano simili improvvide “sfortune”), e una fine tutta girata con debita mise en scène della corte del servo di scena, da “LInea rovente” (un esempio di bella tv) a “Il Foglio” (la fine del giornalismo, coniugato a atto di sinallagma, ab imis mercantile gesto) ; peccato le donne, le donne…però… in gran parte, la crème de la crème ovviaente sto considerando qui, ovviamente, che fanno pure i cataloghi, esigui ma esaustivi della loro intelligenza, o genialità (il resto di esse, invero, è già tabe in stato avanzato di post-putrescenza, se la tabe subisce mai una tale miserrima corruzione, che sembrerebbe pleonastica)…attenti, peccato,. accidenti, esse debbano finire lentamente così. UNa carrieruccia ci si deve pura arrangiare di ritorno dall’Uk. Eh…l’UK..l’U…K!(direbbe Palazzeschi. bah…lo direbbe?).

Saranno, un giorno, o tardi o presto fa nulla, sempre pronte a dire non era così,nooooo!, non erano loro, non era mai stata loro responsabilità. Del rseto l’editoria dimentica, vedete che solo ora pubblica “Alfabeta” antologia, quella degli anni ‘70-’80 pensanti, anzi ripubblica, la prima edizione dell’86 mi pare, era “annegata” nel deserto dell’oblio.
Si sono assunte, inconsapevol,mente azzardo credere, una responsabilità immane. NEmmeno di proporzioni sadiane, no, il moralismo pingue del servitore lo disconosce profondamente, come Brantome o Klossowski, nemmeno sadiane….ma soltanto immane…e cocstantemente perinde ac cadaver (da Sant’Ignazio di Loyola, poco letto e molto citato a G. Pajetta, nomi e persone che sonoper generazioni non nate rieltto in qualche epitome post-bignamesca alla Luca Telese, o alla P.Buttafuoco, disonestà per disonestà intellettuale, sul filo di lana agoni).

Peccato, le Annalena Belini, FORSE come le Minetti o le Carfagna o le Santanchè, ah… una volta avevamo la Staller, che oltre che non moralita era pure intellligente, ah…le Benini qualsiasi (memento…esse erano nate per esser “altro”, ma lo rifiutarono, si imnnamorarno di “a man in a crowd”), i-d-e-n-t-i-c-a-m-e-n-t-e differenti e uniche. Feroci (volevano, forse, amore tenerezza e sè, ma talora le cose non vanno così), narciNistiche, soprattutto dimentiche di sè, ove il quid fosse presente, un po’ fanèes forse?, forse….ma blaisèes per convenienza, non certo una versione altra del flaneur, anzi la flaneuse. No. E ci dispiace, beh, la destinazione talora surrogato evènèmential del destino. Non chiedevamo Benini eroticamente immerse nei “Passages”, no Benjamin mai!, o alle prese con la vitalità del pensiero-azione di LEvinas, o Ricoer, o Jankelevich, tantomeno di A. Harendt,no…ma….ma…qualcosina. Supponibili eccezioni contestano lo “stato di cose esistente”.

Bon courage, anche alle Annalene, tornando al res de qua agitur, e vi stupirete che viene dal cuore il moto umano, … ché poi sono simpatiche e umane, se solo fossero nate a sè stesse (anche se parlano, o rumorreggiano, di L.Castellina -non possonmo farsi mancare prorpio nulla, come il loro padrone illiberale- e qusto idealtipo della jean fille è molto utile ancora, persino per la “generazione Re lanterna” & sgherri del suo ben nutrito cotè) o vi rinascessero, un giorno, magari per caso…

Grazie dell’attenzione, senza tensione però…per cortesia, tensione morale intendo…no, mi raccomando, magari vine escambiata conùl moralismo, che pertiene intrinsecamente all olgettismo post-craxiano, pronubo il non “sottile” ma “potente” -vedi biografia- Herr Direktor de “Il Foglio”, ma è tutta un’atlra storia.
Passerà alla Storia, del resto.
Buon proseguimento, sempre lentissimamente, talentosa (in nuce ancora), graziosa ed attraente Annalena (bel nome, a latere considero).”

Pierluigi Pettorosso

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