Salvatore Cuffaro: Siciliani, vi ho tradito. Scusatemi


Salvatore Cuffaro: Siciliani, vi ho tradito. Scusatemi

di Giancarlo Mazzucca *

«Non mi sento tradito dalla Sicilia, semmai sono io ad avere tradito la Sicilia». Bussi alla cella di Salvatore Cuffaro, laggiù in quella piccola stanza del primo piano di Rebibbia, e trovi il Totò che meno t’aspetti.

Ti immagini un uomo distrutto, disperato, rancoroso, incupito, ma l’uomo che hai di fronte è sereno, forte e coraggioso. Anche se, in fondo, mi appare rassegnato all’ineluttabilità di una sentenza definitiva. Ti chiedi se sia proprio lui, il viceré della Sicilia, il «Vasa Vasa» che, a Palazzo dei Normanni, riceveva, ogni giorno, frotte di cortigiani e di supplicanti.

Sì, questo cinquantenne ingrigito e già con qualche chilo in meno addosso, blue jeans e maglione grigio d’ordinanza, era forse il più potente della Trinacria, ma oggi è solo il detenuto X. Mi sorprende la dignità con cui sta affrontando la terribile prova e, a esserne stupito, non sono il solo, come ha riconosciuto anche il presidente della seconda sezione penale della Cassazione, Antonio Esposito.

Mi accoglie abbracciandomi e, incredibilmente, è lui che cerca di farmi coraggio, non viceversa. Spiega subito perché si sente di avere voltato le spalle alla sua terra: «Sono io ad avere tradito la Sicilia»: finendo in prigione, ora rischia di offuscare l’immagine della regione. Cerco di consolarlo, gli dico che non è così.

L’ormai ex senatore del Gruppo misto ha un attimo di commozione e, quasi a volermi rispondere, mi fa vedere il libro che sta leggendo in questi giorni assieme ad altri (la Bibbia e il saggio di Papa Ratzinger, Luce nel mondo, che gli ha portato in dono Gaetano Quagliariello): è La luna è tramontata di John Steinbeck. Sembra una metafora: qualcuno non lo considerava un Re Sole con tanto di cannoli per tutti? Ora è in piena eclissi, ma la sua forza d’animo è sorprendente. Il motivo è semplice: ha appena ricevuto la visita dei suoi cari al completo (la moglie Giacoma, medico radiologo come lui, il figlio maggiore, studente di medicina, quello che sabato scorso l’ha accompagnato in carcere, e la figlia) e si è sentito rincuorato: «Hanno detto che non avevano mai trascorso 2 ore di fila assieme a me» confessa sorridendo.

Continuiamo a parlare stando in piedi, al centro della minuscola stanza (un lettuccio, un tavolino, un televisore, il bugliolo). Resto sempre più stupito dalla sua pace interiore (solo apparente?): come è possibile che abbia accettato una sentenza così dura per favoreggiamento mafioso senza batter ciglio? Non si sente anche lui un politico perseguitato dai giudici? Totò allarga le braccia: «Certo non mi aspettavo 7 anni di prigione». Finché ha potuto, ha dichiarato la sua innocenza, ma, ora che i giochi sono fatti, si è rassegnato, «perché sono uomo delle istituzioni e accetto la sentenza».

Gli faccio notare che il senatore Carlo Giovanardi in un articolo sul Quotidiano nazionale rileva che la condanna non ha tolto ogni ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza. E allora? Ma Totò è, paradossalmente, con la testa già rivolta ai prossimi anni dietro le sbarre, sperando, magari, in un’uscita anticipata per buona condotta.

Cerco di insistere sui rapporti magistratipolitici: vede un «fumus persecutionis» anche nel caso di Silvio Berlusconi? Lui mi dice che lo stanno martirizzando, ma non aggiunge altro.

Sono a Rebibbia come deputato per accertare le condizioni di vita dei detenuti. Lui come sta? A sentirlo, sembra ospite di un hotel a cinque stelle: «Sono trattato benissimo». Il cibo è abbondante e mi fa vedere gli avanzi del pasto di mezzogiorno: riso, pesce e broccoli. La vicedirettrice che ci accompagna ricambia i complimenti: finora nulla da eccepire sul suo comportamento. Provvisoriamente è stato messo in una cella singola, ma, tra un po’, quando i riflettori si saranno spenti, potrebbe essere trasferito in una cella con altri reclusi e, magari, lavorare al «call center».

Gli chiedo se ha già incontrato qualche detenuto siciliano. Risponde di no, sono quasi tutti extracomunitari, ma sanno già chi è: lo chiamano «presidente». Dorme solo 2 ore a notte, ha tanto tempo per meditare e, lo confessa, per piangere. Legge, trova conforto nella fede: prega alla mattina e alla sera. Ancora non ha usufruito dell’ora d’aria: ha avuto troppo da fare.

Gli chiedo se si sente pentito per qualche errore commesso da governatore: «Vedevo tutti e parlavo con tutti». Nei suoi rapporti si è dimostrato superficiale, ma non è colluso con la mafia. Anzi, cita i provvedimenti che ha varato per aiutare la magistratura a combatterla. Mi saluta con due piccole confessioni: 1) se tornasse a nascere, rifarebbe di nuovo il politico; 2) vuole raccontare la sua disgraziata storia in un libro. E aggiunge: «Perché non lo scriviamo assieme?». Ci penserò. Sul serio.

* parlamentare del Pdl

  • biker
  • Lunedì 31 Gennaio 2011

Commenti

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Il 1 Febbraio 2011 alle 4:44 Tweets that mention Salvatore Cuffaro: Siciliani, vi ho tradito. Scusatemi - Italia - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:

[...] This post was mentioned on Twitter by thordakamon, Riviste Italiane. Riviste Italiane said: Rivista: Salvatore Cuffaro: Siciliani, vi ho tradito. Scusatemi http://ow.ly/1b6UKS [...]

Il 1 Febbraio 2011 alle 11:53 colley ha scritto:

ciao,non TOTO CUFFARO non tradito Sicilia,non e un mafioso,ho incontrare TOTO CUFFARO ecco 3 anno al palazzo d’orleans,lui unico uomo politico che mi ricivi,semplicemente,simpatico,anche,TOTO CUFFARO era ricivi per Shimon Peres in ISRAELE,Shimon Peres non ricivi mafioso,ma uomo buono come TOTO CUFARO,una vergogna che lui e in carcere,FORZATOTOCUFFARO,SOPHIE

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