Bossi, all’uscita dal vertice di Palazzo Grazioli, dice poco, ma dice quello che più conta: «Non penso ci sarà un ritorno immediato alle urne, vediamo. Il governo guarderà tutte le votazioni avvenute». Poi mostra il pugno ai cronisti, prima di salire in auto, come a dire: «Andiamo avanti». Il pareggio in Bicamerale (15 a 15) sul federalismo municipale non porta dunque con sé, nonostante le minacce della viglia, l’uscita immediata della Lega dalla maggioranza. L’intenzione, pare, è quella di andare alla conta in Aula, come se la parziale bocciatura del provvedimento non ci fosse stata. La legge, dice ancora Bossi, non lo esclude.
Per dirla con Antonio Leone, esponente del Pdl: «L’esito è stato un pareggio, quindi è respinto. Ma si tratta di un parere consultivo e sicuramente ci sono i presupposti perché il governo vada avanti». Enrico La Loggia, presidente pidiellino della Bicameralina, spiega che «è come se il parere della bicamerale non fosse stato espresso: come prevede la legge si può fare benissimo il decreto, anche nella versione modificata sulla quale c’è il parere favorevole della commissione Bilancio del senato». «Il governo va avanti» dice perentorio Denis Verdini, coordinatiore PdL.
Di tutt’altro avviso il segretario Pd Pier Luigi Bersani: «Se in Commissione finisce 15 a 15 diremo che non ci sono le condizioni né politiche né giuridiche per andare avanti. Diremo a Pdl e Lega fermatevi!» aveva detto ieri. Le opposizioni, dal Pd al Terzo polo, invitano il governo a prendere atto che non c’è più una maggioranza. «Si tratta di una doppia bocciatura, sia di natura politica che nel merito del provvedimento. Il centrodestra e il governo traggano le conseguenze» ha dichiarato Davide Zoggia, responsabile Enti locali dei democratici. Il punto però non è quello che dice l’opposizione ma che cosa farà la Lega Nord, non oggi ma domani. Significativo il «no comment» di Giulio Tremonti, alleato di ferro dei leghisti e considerato il candidato ideale, secondo molti parlamentari democratici, quale possibile premier di un governo allargato al Pd (ma senza il Cavaliere) che porti a compimento la riforma federale. Anche lui è stato a Palazzo Grazioli per il vertice sulla crisi. Ora, per il governo, la strada è segnata: andare in Aula, chiedere un voto e dopo 30 giorni adottare comunque il provvedimento federale, questa volta senza parere favorevole dei Comuni. Un’ipotesi che secondo alcuni ha il vago sapore dell’azzardo: una riforma chiave come quella del federalismo - che ridisegnerà gli assetti organizzativi e normativi dello Stato - richiede una larga condivisione, anche da parte dei comuni italiani. Altrimenti rischia di essere svuotata una volta approvata. Questo lo sanno sia Bossi sia Berlusconi. Di certo, la partita non è ancora conclusa con la parziale bocciatura della riforma avvenuta questa mattina nella Bicameralina.
- Giovedì 3 Febbraio 2011

Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 3 Febbraio 2011 alle 18:45 Pareggio sul federalismo: e ora che cosa farà Bossi? | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/italia/2011/02/03/pareggio-sul-federalismo-e-ora-che-cosa-fara-bossi/ AKPC_IDS += “26725,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on febbraio 3rd, 2011 Tags: Elezioni Share | [...]
Il 3 Febbraio 2011 alle 19:25 Pareggio sul federalismo. Bossi: «Non penso alle urne» | Notizie Più ha scritto:
[...] this article: Pareggio sul federalismo. Bossi: «Non penso alle urne» Segnala presso: Articoli CorrelatiFederalismo, Bossi e Berlusconi in coro: Si va [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.