Tornano le carrette del mare dalla Tunisia

Un barcone con clandestini
Un barcone con clandestini

C’è un allarme che è passato in sordina in questi giorni, in cui imperversano le vicende mediatico giudiziarie del premier sul caso Ruby: quello del ritorno degli sbarchi via mare. Lo scorso anno, infatti, erano stati quasi azzerati e il nuovo fronte, si diceva, era quello del controllo via terra e negli aeroporti.

Ma lo scoppio delle rivolte contro i regimi nordafricani, ci riporta indietro di qualche anno. Lo ha detto oggi il ministro dell’Interno Roberto Maroni (Lega): «C’è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria. La grave crisi del Maghreb in particolare dalla Tunisia e dall’Egitto sta portando ad una fuga di massa verso l’Italia». Ma già mercoledì aveva messo in guardia la politica e l’opinione pubblica, anche se il suo appello era rimasto nelle pagine interne dei quotidiani: «C’è una fortissima pressione sulle coste della Tunisia - aveva detto Maroni - da parte di persone che vogliono scappare verso l’Europa. La situazione non è ancora da allarme rosso, ma può diventarlo».

Il ministro ha spiegato che la ripresa degli sbarchi è iniziata un mese fa, quando i controlli costieri e nei porti dall’altra sponda del Mediterraneo sono diminuiti in coincidenza dello scoppio delle rivolte contro i regimi in Nord Africa. E la preoccupazione maggiore è l’eventuale presenza di molti detenuti evasi tra i clandestini in viaggio verso il nostro paese, tra cui terroristi infiltrati di Al Qaida nel Maghreb.

L’Italia, infatti, per evitare il peggio, negli scorsi anni ha stretto accordi di contrasto all’immigrazione clandestina e di rimpatri con Tunisia ed Egitto (e con la Libia); accordi che funzionano, però, solo se c’è un governo e una polizia che li faccia rispettare. E con i disordini di queste settimane, le maglie si sono decisamente allentate. Basta leggere quanto scriveva mercoledì il quotidiano tunisino La Presse: la partenza verso l’Italia di dodici barconi carichi di migranti. Non solo. Nel porto di Zarzis gli intermediari in questi giorni operano indisturbati sotto la luce del sole, facendosi pagare per l’imbarco senza che nessuno intervenga. Spiega il quotidiano tunisino:

Il problema dei clandestini non riguarda solo Zarzis, ma tutta la costa tunisina. Ciò non tanto per il forte diradamento, in questo periodo, dei controlli in mare da parte delle motovedette, quanto per la pressoché‚ totale assenza di controlli a terra delle forze di polizia. Erano queste ultime, infatti, che contrastavano efficacemente il fenomeno dell’emigrazione abusiva.

E, infatti, negli ultimi tre giorni sono approdati via mare a Lampedusa e Linosa oltre 1.200 extracomunitari, tutti provenienti dalla Tunisia. Il ministro, tuttavia, ha deciso di non riaprire il centro di accoglienza e gli immigrati sono stati smistati verso altre strutture in Sicilia. 

E ora che fare? Il ministro Maroni ha detto che l’Italia ha ancora molti strumenti per fronteggiare la situazione, non specificando però quali. Il Pd ha sfruttato l’occasione per scopi politici, rinfacciando al governo l’assenza di un piano d’emergenza per gestire un flusso più che prevedibile. Il problema, tuttavia, come ha spegato Maroni e la stampa tunisina, è il controllo nei porti dall’altra sponda del Mediterraneo, dove il nostro paese può fare poco. 

Intanto si muove qualcosa sul versante delle relazioni internazionali. Il ministro degli Esteri Franco Frattini (PdL) ha proposto all’Europa un «Piano Marshall» per il Mediterraneo, anche per scongiurare potenziali fughe di massa della popolazione verso le nostre coste: «Dobbiamo rimuovere molte delle ragioni da cui le proteste sono originate», ossia la povertà in Egitto (il 40% degli abitanti vive con 2 dollari al giorno) e la distribuzione della ricchezza in Tunisia. Ma Bruxelles in questi giorni pare non sentirci: preferisce stare a guardare.

Commenti

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Il 11 Febbraio 2011 alle 15:27 Tornano le carrette del mare dalla Tunisia | Notizie Più ha scritto:

[...] more here: Tornano le carrette del mare dalla Tunisia Segnala presso: Articoli CorrelatiSilenzio assordante sulla TunisiaTunisia, ancora proteste e [...]

Il 12 Febbraio 2011 alle 20:29 indigesto ha scritto:

Nessuna sorpresa sull’indifferenza di Buxelles, pervasa com’è da una voglia di fallimento congiuntamente alla determinazione nel voler costruire l’Eurabia. Ai parlamentari, e “autorità”, europei basta il godersi le posizioni dorate e i faraonici privilegi.
Sorprende piuttosto come, a pochi giorni dai moti in Tunisia, vi sia una massa di gente già pronta a tentare il “trasbordo” in Europa. Quasi ci fosse un copione già scritto da tempo per mandare in scena questo esodo. E siamo solo agli inizi!

Il 15 Febbraio 2011 alle 12:34 nhico ha scritto:

Gennaio 2009. Da Il Giornale. «Immigrati, a Massa scontri con la polizia Tensioni a Lampedusa. honhil il 26.01.09 alle ore 16:14 scrive: Se qualcuno non lo ha ancora capito, è meglio che apra gli occhi. Perché è chiaro come la luce del sole che dietro queste sommosse c’ è una strategia. Forse di matrice domestica e forse no, ma è vitale capirne l’origine, prima che si espanda a macchia di leopardo. Anche perché le pretese di questi fratelli venuti da lontano cominciano davvero a farsi molto inquietanti. Ed è grave che né Franceschini, né il sindaco De Rubeis, più attenti alla loro fortuna politica che alla sicurezza della nazione, non hanno ancora capito che assolutamente non si può essere dalla parte di chi chiede ospitalità con l’arroganza del pugno chiuso. »
Sembra da un’eternità che Lampedusa non conquistava le prime pagine dei giornali e telegiornali per gli sbarchi di migranti. Eppure sono trascorsi soltanto due anni da quando quell’avamposto fu teatro di una rivolta che con l’accoglienza non aveva niente da vedere. E che, con la miopia di sempre, è stata cavalcata in modo strumentale da una parte politica. Ora l’incubo pare presentarsi, cento, mille volte più terrificante. Perché l’Africa ha aperto la bocca e ha cominciato a vomitare i suoi figli sulle nostre coste. Ma anche se quel braccio di mare è l’unico ponte naturale tra il continente nero e l’Europa, e anche se l’Europa è destinata a diventare un continente nero tra non molti decenni, nel presente, non può continuare a restare l’unico ponte. Ma, soprattutto, a tutta quella gente che dice di aver lasciato un lavoro e una casa e che non sarebbe mai partita senza la crisi politica e la violenza dei paesi d’origine”, cancellando dal vocabolario dell’accoglienza ogni tipo di ingannevole ammiccamento, con chiarezza, bisogna far capire che quello che si sono lasciati alle spalle, qui non lo possono trovare. Né subito, né a breve termine. E forse neanche a lungo termine. Perché, non l’Italia soltanto, ma l’intera Ue ha grossi problemi da risolvere, per non farsi risucchiare da un qualche uragano monetario. E, contrariamente all’Africa, non può contare nei tesori immensi che quel suo sottosuolo custodisce.

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