Palasharp: la crociata moralistica del «partito dei migliori»

Lo scrittore umberto Eco durante il suo intervento al Palasharp

Lo scrittore umberto Eco durante il suo intervento al Palasharp

Da una parte il «puttaniere» Silvio Berlusconi e il popolo di trogloditi, subumani, evasori fiscali, rincitrulliti dalla televisione, mantenute scosciate, botoxate, rovinate dal Grande fratello che lo segue. «Gli italiani che votano Berlusconi sono dei poveri idioti» ha sancito Milva al Palasharp di Milano, alla manifestazione, sabato 5 febbraio, di Libertà e giustizia, il movimento moralizzatore ispirato dal milionario editore del quotidiano La Repubblica Carlo De Benedetti. Dall’altra appunto invece loro: i puri, i virtuosi, quelli che vogliono ripulire l’Italia dal pattume del flaccido villano di Arcore vituperato ogni giorno su Repubblica, quelli che in nome delle intercettazioni (domanda ricorrente al festival dei talk-show giustizialisti proposti ogni sera da tutte le reti televisive: «Ma lei le ha lette le intercettazioni?»)

provano a mettere in atto il golpe morale, atto finale di una sinistra che si crede antropologicamente superiore e, non essendo riuscita ad abbattere il bruto di Arcore con la politica, ci prova brandendo i reggiseni della gogna e vergogna. Loro: cioè il partito dei migliori di Milva, del giudice Gustavo Zagrebelsky, del direttore dell’Unità Concita De Gregorio, della fondatrice di Libertà e giustizia Sandra Bonsanti, di Umberto Eco, dell’attrice Isabella Ferrari. Tutti ispirati  dal salotto buono di Repubblica e dalla sua raffinatissima operazione di demagogia politica: creare una classe d’italiani che sgomita per entrare nell’élite della virtù, la superiorità etica della sinistra come manifesto, la creazione di un club del gusto e della differenza a cui solo gli italiani migliori possono aspirare, la manipolazione delle menti in nome di una crociata puritana e giacobina che ha sempre e solo lo stesso obiettivo oggi, anno 2011 delle escort, come 10 anni fa, epoca dei girotondi e della prima manifestazione di Libertà e giustizia al Palasharp, che allora si chiamava Palavobis, ovvero abbattere il nemico assoluto, l’inguardabile Silvio B.
I migliori oggi sono quelli con le sciarpe bianche che vanno in piazza a manifestare per la dignità della donna violata dal vecchio pervertito, quelli che se vanno a letto tardi lo fanno perché leggono Immanuel Kant (dichiarazione di Umberto Eco al Palasharp), quelli che si mettono in lista d’attesa per esplicitare sui giornali coccodrilli politicamente corretti dei bambini rom bruciati a Roma in una baracca, mentre per i due bambini egiziani, per il loro papà e per la loro mamma incinta morti in provincia di Pavia il 5 gennaio non si è mossa un’anima perché gli egiziani non servono come strumento politico contro il governo.

Eppoi ci sono tutte le attrici splendide, che ovviamente usarono la loro bellezza per fare carriera e improvvisamente fanno sfoggio di bacchettonismo per conformismo intellettuale e compiacimento della deriva puritana dei migliori, improvvisamente distanti dalle vallette belle, come se molte di loro (Isabella Ferrari quanti anni aveva quando si fidanzò con Gianni Boncompagni? Quindici ne aveva) non avessero cominciato così (e qui nessuno si sogna di condannarle per questo).

In nome di un nuovo puritanesimo virginale si strumentalizzano le donne. Le si porta in piazza a manifestare contro altre donne, si riattualizza la distinzione tra sante e puttane, le si riconduce indietro a una miseria femminile che si pensava superata, si fa offesa alla loro intelligenza, le si tratta da gregge obbediente e non pensante. Come quando si chiede alle donne un sacrificio masochistico e automutilante: di mettere Maria Montessori o Anna Frank, esempi di virtù, invece della loro faccia su Facebook. «Ho come l’impressione che molte di quelle che vanno in piazza in questi giorni guardino il dito e non la luna. In questo momento fa comodo usare le donne per battere Berlusconi» ha notato la leader del movimento per i diritti civili delle prostitute Pia Covre, una donna lucida.

Sarebbe interessante sapere come gli uomini di sinistra trattano le loro donne, se davvero queste donne vivano in un paradiso di paritaria uguaglianza. Se i loro uomini siano tutti femministi rispettosi e illuminati che reprimono ogni istinto cavernicolo. Sarebbe bellissimo, purtroppo i migliori sono bravissimi a vedere i difetti degli altri senza guardare i propri.  E c’è in questo neofemminismo maschile di sinistra il rischio della beffa, e cioè che mentre le donne sono lì a manifestare in piazza con le loro belle sciarpe bianche i posti di potere se li prendano ora più che mai i maschi.
Gad Lerner è, di questi tempi, il giornalista, diciamo così, più femminista, colui che titola le sue trasmissioni «L’Italia non è un bordello» e ha fatto del rispetto del corpo delle donne lo strumento della propria superiorità etica. Buffo che lui, così attento e prude, non abbia fatto togliere dall’intervallo pubblicitario delle sua trasmissione L’infedele il trailer del film Lezioni di anatomia, dove dei bambini, non dei minorenni ma dei bambini, sostengono che il loro massimo desiderio è vedere una donna nuda.
Dispiace dirlo, ma la sinistra risulta antipatica. Lo ha spiegato bene in un lucido e composto libro pubblicato dalla Longanesi, Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori, il sociologo Luca Ricolfi che ha misurato in un grafico il senso di superiorità degli elettori politicamente impegnati a sinistra: il 55,9 per cento crede di essere migliore dell’altra Italia che vota a destra. Mentre fra i politicamente impegnati a destra il sentimento di superiorità è solo del 13,8 per cento.
La sinistra non si fa amare quando Andrea Camilleri sull’ultimo numero della rivista Micromega scaglia il proprio disprezzo virulento, quello di chi si sente aristocrazia intellettuale, non contro Berlusconi, come sarebbe forse più accettabile anche se un tale razzismo non è mai accettabile, ma contro «l’Homo Berlusconensis»: «Grazie alla televisione» scrive Camilleri «Berlusconi ha creato un’involuzione di Homo sapiens a sua perfetta immagine e somiglianza. Un essere che rifiuta la cultura e l’intelligenza». Lo stesso razzismo che contraddistingue il teorema di Umberto Eco secondo cui chi vota Berlusconi lo fa per interesse o per mancanza di autonomia intellettuale.

Il disprezzo antropologico di Eco gli fa dire, con risultato francamente un po’ comico, che chi vota Berlusconi non sa che cosa sia l’Economist (invece tutti quelli che voterebbero Pier Luigi Bersani lo sanno?) e che salendo in treno compra «indifferentemente una rivista di destra o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina». Lo stesso disprezzo che ha animato gli intellettuali del Palasharp: «Non siamo tutti uguali» ha detto De Gregorio. «Credo che ci siano un’Italia informata e un’Italia che non sa» ha aggiunto il presidente di Libertà e giustizia Bonsanti. Susanna Camusso ha parlato di «confine etico». Ed Eco: «In Italia ci sono anche quelli (loro, i migliori, ndr) che dicono no e non vogliono essere confusi con i peggiori dei loro fratelli».
Sono molti anni che Eco ostenta la sua distanza dal popolo volgare e grossolano, ma non pare che ciò abbia giovato alla sua parte politica. Magari un giorno, se scendesse tra la gente, capirebbe perché tanto aristocratico ribrezzo non paga. Nel documentario Sorelle d’Italia, diretto da Lorenzo Buccella e Vito Robbiani, vengono intervistate 101 donne di tutto il Paese, da Villa San Martino alla Sardegna. Una di loro denuncia: «La sinistra ostenta un’aria di superiorità verso il popolo che neppure la nobiltà italiana aveva». È quello che lo scrittore Marcello Veneziani aveva già bollato come «razzismo etico». Dice oggi Veneziani: «Un tempo l’egemonia riguardava le grandi idee, poi è entrata nella quotidianità e oggi riguarda il basso ventre. Si è avuta un’evoluzione a stadi, prima il popolo che votava Berlusconi era descritto come quello dell’evasione fiscale, oggi viene dipinto come il popolo di Sodoma e Gomorra. Avendo toccato il punto più basso, quando l’epoca berlusconiana si chiuderà, al prossimo caso Marrazzo (il governatore del Lazio che aveva un rapporto con un trans, ndr) si riaprirà la logica della cultura permissiva, ritornando a criteri tardosessantottini».
Persino un popolano come Nichi Vendola cade nella trappola. Presentando il suo libro C’è un’Italia migliore anche lui si lancia contro gli elettori di Berlusconi: «C’è un’Italia peggiore che è emersa, che si è strutturata nella cultura dominante. Credo che sia stata proprio quest’Italia peggiore a creare un danno irreparabile, perché ha portato questo Paese a perdere il senso della decenza».
Ma un «Paese peggiore» che non vuole darla vinta ai puritani ha organizzato la sua resistenza. «Siamo in mutande, ma vivi» è il titolo della contromanifestazione di Giuliano Ferrara al teatro Dal Verme di Milano. «Questi virtuosi talebani, che però rischiano niente e hanno un mondo da guadagnare» ha scritto l’8 febbraio Ferrara sul Foglio «devono essere messi in discussione da un’Italia che non si sente superiore e non pretende per sé il crisma della purezza virginale». Un’Italia che non pretende di avere dentro di sé la legge morale infusa a Umberto Eco da Kant durante le sue letture notturne, probabilmente in tedesco.

Commenti

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Il 7 Marzo 2011 alle 8:59 massimogenovesi ha scritto:

mi risulta che la sig. MIlva nel 1961 sposò Maurizo Corgnati,44 anni,suo manager.Lei aveva 22 anni.In Italia, a seguito della legge n. 39 dell’8 marzo 1975 (entrata in vigore il 10 marzo), la maggiore età si acquisisce a 18 anni (in precedenza la soglia era a 21 anni).Quindi la relazione doveva durare da prima….o no ?

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