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Il centro di accoglienza di Lampedusa, il 14 febbraio 2011, resta un luogo aperto, dove gli immigrati possono entrare ed uscire liberamente (ANSA/ CIRO FUSCO)
Un ragazzino di 10 anni di Lampedusa è stato rapinato del cellulare da tre extracomunitari. I genitori hanno sporto denuncia stamattina. L’isola che ha 6.000 abitanti è sotto assedio: presenti circa 2.000 immigrati arrivati nei giorni scorsi coi barconi dalla Tunisia, quasi tutti ospiti del centro di accoglienza che ha riaperto i battenti. Ma la situazione, assicurano le forze dell’ordine, è tutto sommato «tranquilla», anche se il sindaco ha vietato la vendita di alcolici «per motivi di grave pericolo per l’incolumità dei cittadini».
I tunisini sbarcati nell’ultimo mese sono 5.278, quasi tutti giovani uomini: le donne sono 66, i bambini 60. Oltre la metà è stata dirottata in altri centri per immigrati o se n’è andata. Anche in treno verso il Nord Italia e più in là verso la Francia. E ancora: 26 gli scafisti arrestati e 41 i natanti sequestrati.
L’ondata degli arrivi certo non si fermerà, anche se l’ultima nottata è stata senza sbarchi. Non senza drammi: secondo le testimonianze di un gruppo di otto immigrati, la guardia costiera tunisina nei giorni scorsi avrebbe volontariamente speronato un barcone, affondandolo (5 morti e 30 dispersi). Le forze dell’ordine italiane stanno facendo un lavoro difficilissmo per cercare di risalire all’identità degli sbarcati: il rischio è che in mezzo ai disperati, si nascondano anche evasi dalle carceri e presunti terroristi.
Questo, in modo sommario, il quadro della situazione negli ultimi giorni «sul campo». Poi ci sono i palazzi, a Roma e a Bruxelles che si rimpallano da giorni le responsabilità: da una parte l’Italia che chiede aiuti alla Ue (100 milioni di euro), il potenziamento dei controlli in frontiera, trasformando l’Agenzia Frontex da organismo di coordinamento delle attività di controllo ai confini a vera e propria struttura operativa, e la richiesta di coinvolgimento di tutti i Paesi Ue nell’accoglienza degli sbarcati. Dall’altra Bruxelles fa spallucce. Anzi: dice che è l’Italia a non volere aiuti.
Maroni ha ammesso che questa crisi non può risolversi solo con i respingimenti: è un fenomeno sociale connesso alle rivolte contro i regimi delle scorse settimane nel Nord Africa. «Sicuramente è un flusso misto. Non sono tutti rifugiati, questo deve essere chiaro», ha detto Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Alto commissario Onu per i rifugiati. Per capirci: solo una parte ha espresso la volontà di fare domanda di asilo. Molti altri «sono venuti certamente per cercare lavoro, sono migranti economici», ha aggiunto. Ed è su questo ultimo punto che la riflessione politica dovrebbe soffermarsi.
Invece di polemizzare sulle richieste formali o non formali giunte a Bruxelles o rinfacciare al governo ritardi (voluti?) nell’apertura del centro di accoglienza a Lampedusa, tutte le forze presenti in Parlamento dovrebbero evitare di commettere l’errore delle scorse settimane: guardare al passato, piuttosto che al futuro.
Il vero problema d’ora in poi, infatti, non sarà solo la gestione dell’emergenza degli sbarchi, ma decidere - dopo aver valutato caso per caso - se e dove ospitare i nuovi arrivati e come inserirli nel tessuto economico e sociale. Perché se la maggior parte rispecchia la tipologia del «migrante economico», e quindi arriva in Italia con la speranza di un lavoro e di una nuova vita in Europa, come dice l’Alto commissario dell’Unhcr, allora dovremmo interrogarci se il nostro paese è in grado di assorbire un nuovo esodo, del tutto simile alla fuga di massa dall’Albania negli anni ‘90 (nel solo porto di Brindisi nel ‘91 giusero 45.000 migranti dall’altra sponda dell’Adriatico).
Siamo pronti ad accogliere una nuova ondata di giovani immigrati? E Bruxelles cosa farà: c’è mai stata una politica di coordinamento dell’immigrazione in Europa (in Spagna, in Italia, in Grecia, nell’Est Europa) o ogni paese è lasciato solo a gestire i suoi confini? Stando ai dati economici, ci sarebbe più di un dubbio da porsi: secondo gli ultimi report della Fondazione Leone Moressa il tasso di disoccupazione degli stranieri oggi si aggira al 9,8% contro il 7,3% degli italiani, con punte del 10,4% in una regione avanzata come il Veneto.
IL SERVIZIO DI EURONEWS SULLA RIAPERTURA DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA A LAMPEDUSA
- Martedì 15 Febbraio 2011
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Il 15 Febbraio 2011 alle 14:13 Siamo pronti ad accogliere una nuova ondata di immigrati? | Notizie Più ha scritto:
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