

L'intervista del quotidiano leghista la Padania al segretario del Pd Pierluigi Bersani, pubblicata nel sito del Pd
«Mai con i comunisti. Prima ci accusano di razzismo e poi vogliono un patto? Mai». Questa, come tante, tantissime altre, non è che una delle reazioni degli ascoltatori di Radio Padania, l’emittente del Carroccio, all’ipotesi di un «patto per il federalismo vero» lanciata in un’intervista a La Padania dal segretario del Pd Pierluigi Bersani. L’intervista, ha dichiarato lo stesso Bersani a Otto e mezzo, è stata suggerita dal suo entourage. Ma se si propone un’intervista e poi questa viene pubblicata, vuol dire che qualcuno ha accettato: evidentemente il quotidiano del Carroccio lo ha fatto senza pensarci troppo.
Sull’intervista, certo, si sprecano in queste ore le più varie interpretazioni dietrologiche: c’è chi la considera un test per sondare gli umori della base del Carroccio in previsione di una futura uscita della maggioranza e chi una semplice tattica per alzare la posta col PdL e portare a casa il federalismo entro aprile, prima che inizi il processo al premier. Il segretario del Pd sta alla finestra e lancia l’amo nella speranza che si ripeta lo scenario del 1994-1996, quando, dopo il ribaltone, nacque il governo Dini grazie ai voti congiunti di pidiessini e leghisti: «È il Carroccio a tenere attaccata oggi la spina del governo Berlusconi - dice Bersani. Un accanimento terapeutico con l’unico scopo di portare a casa il federalismo. Ma in queste condizioni rischiamo di fare una cattiva riforma».
Il punto di forza dell’attuale esecutivo ad oggi è al tempo stesso il suo tallone d’Achille: l’asse PdL - Lega. Tolto il Carroccio, infatti, si tornerebbe in un batter d’occhio alle elezioni. Bersani questo lo sa e, non a caso, negli stessi giorni in cui il premier finisce sotto il fuoco delle procure, prova il colpo decisivo: strappare il Carroccio alla maggioranza e portarlo tra le file dell’opposizione. Ci riuscirà? Difficile. Eppure Pigi le prova tutte. Rivendica il primato sul federalismo: «Noi abbiamo prima di tutto innestato il meccanismo federalista con la modifica dell’art 119 della Costituzione». Garantisce «personalmente, per me e per il mio partito, con tutta la credibilità della quale dispongo, che il processo federalista deve andare avanti e giungere a compimento. Discuteremo, certo, ma noi ci crediamo, siamo gli unici a crederci, con voi».
Infine, a indorare la pillola, Bersani si spinge a dire che «la Lega non è razzista» contravvenendo a quanto dichiarato fino a ieri dai vertici del principale partito di centrosinistra. Insomma, un vero e proprio corteggiamento, quello del segretario Pd, che viene da lontano, dall’alleanza del 94 alla dichiarazione dalemiana sulla «Lega costola della sinistra» che tanto sdegno provocò nella base elettorale della sinistra. Il punto è che anche la base del Carroccio non sembra affatto attratta dalle avance bersaniane. Né sembra convinta che il Pd, come ha dichiarato Bersani, sia davvero, con la Lega, l’unico partito autonomista del Paese. Anzi, molti leghisti lo considerano il vero partito centralista italiano. Certo, fanno rumore i silenzi e i no comment del vertice del Carroccio. Inframezzati dalle sibilline dichiarazioni dell’europarlamentare Matteo Salvini che a La7 ammette che, pur di portare a casa il federalismo, la Lega è disposta ad allearsi con il diavolo (chissà che a Bersani, in queste settimane, non gli sia spuntata la coda).
Bersani, sulla Padania, ricorda con «grande simpatia» la sua presenza come ospite a una festa leghista a Busto Arsizio, dove spiegò - neanche fosse in osteria - alle camicie verdi che solo uno come lui sa «quanto deve pesare uno spiedino, quanta carne ci vuole perché sia fatto bene e il macellaio non ci truffi». Ecco, dopo il patto delle sardine, quando Bossi, D’Alema e Buttiglione decisero di mandare a casa il Berlusconi uno, siamo di nuovo ai tentati patti culinari, alla riedizione in minore delle sardine e delle crostate, simbolo dell’infinita transizione italiana. In questo caso, spiedini a parte, è proprio il menu che sembra mancare. Perché al ristorante siedono anche due convitati di pietra, le rispettive basi elettorali. E poi, a mettere le cose in chiaro ci ha pensato stamane, anche Nichi Vendola, disposto a dire sì a una coalizione di «emergenza democratica» che vada fino al Fli ma non comprenda la Lega, dice il governatore pugliese, «elemento centrale del degrado civile del Paese». E, non fosse stato sufficientemente chiaro, sono giunte nuove indiscrezioni sull’incontro di ieri sera tra Umberto Bossi e Silvio Belusconi a palazzo Grazioli, insieme allo stato maggiore del partito. Pur riconoscendo il momento difficile che sta attraversano il governo, il leader lumbard ha tranquillizzato Berlusconi sulla scelta di campo leghista. Certo, ha posto nuove condizioni sull’ampliamento della maggioranza, tempistiche certe, ma questo fa parte della normale dialettica interna alla coalizione di governo.
- Mercoledì 16 Febbraio 2011
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Commenti
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Il 16 Febbraio 2011 alle 14:41 pv21 ha scritto:
PNR leghista >
A maggio scadrà la delega di “attuazione” del federalismo fiscale (L 42/2009). Legge varata con i crismi di una “riforma epocale”. Su 950 parlamentari neppure il 5% di voti contrari.
Dopo oltre 20 mesi manca ancora la “polpa”: i fabbisogni ed i costi standard della finanza locale. Senza questi capitoli la riforma federalistica è ancora un “guscio vuoto”.
Siamo così arrivati al PNR (punto di non ritorno). Tanta “fatica” val bene un federalismo spuntato a colpi di fiducia. La Lega non può più staccare la spina.
Non può tornare “a mani vuote”. Rischierebbe anche il consenso elettorale.
Meglio andare avanti con una maggioranza “pur che sia.
Nel teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO la storia non cambia all’ultimo atto …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html
Il 16 Febbraio 2011 alle 15:03 Bersani tenta la Lega. Ma cosa dice la base? | Notizie Più ha scritto:
[...] the original: Bersani tenta la Lega. Ma cosa dice la base? Segnala presso: Articoli CorrelatiAnche il PD affetto dalla sindrome “Fini”La metamorfosi di [...]
Il 16 Febbraio 2011 alle 15:17 indigesto ha scritto:
E’ stata la mossa che meglio contraddice la dichiarazione “solenne” di Bersani che vuole l’Italia al centro dei programmi e degli interessi del PD. Chissà quale Italia intende! Se è quella della Lega siamo giusto all’accattonaggio politico. Se per il federalismo la Lega si alleerebbe anche col diavolo, per il potere il PD farebbe altrettanto, strada facendo. Almeno Berlusconi la ha messa nei suoi programmi questa alleanza, e quali che siano state, e siano, le sua ragioni, ha ottenuto il consenso dell’elettorato. Cosa che al PD riuscirebbe ben difficile ottenere, nonostante i suoi meriti leghisti.
Il 24 Maggio 2011 alle 16:58 «Caro Pd, smettila di pensare da perdente» - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] seconda lezione? Smetterla di inseguire il Carroccio, convinti che i contenuti reazionari siano «radicati nella società italiana da rendere necessaria [...]
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