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Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'informativa sulla situazione in Libia alla Camera dei Deputati
Ha chiesto all’Europa «di fare l’Europa nella gestione dei flussi migratori» perché non possono essere solo l’Italia, Malta, Cipro e la Grecia, i Paesi più esposti del Mediterraneo, ad accollarsi i costi economici e sociali derivanti dal possibile arrivo sulle coste di 250-350mila disperati provenienti dalla Libia e dai paesi del Nord Africa. Ma ha chiesto anche a tutte le forze politiche italiane il massimo dell’«unità possibile» di fronte a un’emergenza, come quella libica, che è «potenzialmente drammatica per gli sviluppi in tutto il bacino del Mediterraneo».
Nel suo discorso tenuto stamane nell’aula di Montecitorio il ministro degli Esteri Franco Frattini non ha nascosto i pericoli di una guerra civile in Libia. Ha messo l’accento sui rischi dell’esplosione del fondamentalismo in Cireneica, la zona ad est del Paese. Non ha nemmeno evitato, come avevano sottolineato nei giorni scorsi alcuni organi di stampa, di inviare un messaggio forte all’ex alleato Muhammar Gheddafi, chiedendogli di fermare il «bagno di sangue» che ha già provocato, secondo stime definite dal ministro «attendibili», circa 1000 morti. «C’è un limite alla continuità della nostra politica estera - ha scandito in aula il ministro in aula - e di fronte a quello che sta accadendo non possiamo non levare la nostra voce». E questo perché la crisi, «già grave», «è stata resa ancora più grave dai propositi del capo di Stato libico che in tv ha espresso la volontà di colpire il suo popolo». Quanto alle accuse contro l’Italia, pronunciate ieri da Gheddafi in tv, il ministro è stato categorico: Gheddafi non dice il vero, il governo italiano non ha fornito alcun aiuto militari agli insorti ed è rimasto saldo attorno al principio della non ingerenza.
Ma il messaggio più esplicito riguarda l’Europa che ieri, secondo alcune fonti anonime rilanciate dalle agenzie, aveva di fatto rigettato la richiesta italiana di una condivisione degli oneri dei possibili flussi migratori scatenati dal possibile collasso dello Stato libico. «L’Europa ci dica in faccia che non vuole smistare i migranti». E poi ancora più duro: «Vengano fuori allo scoperto con nome e cognome quelli che, oltre a dare un aiuto di 100 milioni di euro, dicono che di fronte ad un’azione comune europea solo Malta, Cipro e l’Italia ne pagheranno le conseguenze». La verità, ha aggiunto Frattini, è che «l’assenza di una risposta unica europea all’emergenza migratoria per la crisi nel Bord Africa segnerebbe - ha detto Frattini - la distruzione della solidarietà europea, la fine delle politiche europee come le abbiamo conosciute negli ultimi 50 anni».
Quanto alle conseguenze energetiche di un’eventuale cessazione della fornitura di gas e petrolio libico Frattini è stato forse più rassicurante: «Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, sta presiedendo il comitato di emergenza energetica per affrontare anche l’impatto sull’approvvigionamento energetico dell’Italia, che fortunatamente ha una buona diversificazione delle fonti. Certamente - ha ribadito - questa è una conseguenza che l’Italia può sostenere».
BERLUSCONI: ATTENTI AL FONDAMENTALISMO
Sulla crisi libica è intervenuto, parlando agli Stati generali di Roma Capitale, anche Silvio Berlusconi secondo il quale il rischio più grave e immediato, di fronte al possibile collasso dello Stato libico, è quello del riesplodere del «fondamentalismo». «Prendiamo atto con grande piacere che il vento della democrazia è soffiato in quei Paesi. Tanti giovani vogliono entrare nella modernità e armati del loro coraggio e di internet hanno dato via ai sommovimenti. Facciamo attenzione che non ci siano violenze ingiustificate e derive che recepiscano il fondamentalismo islamico». Il presidente del Consiglio ha spiegato di essere rimasto in contatto fino a mercoledì mattina con gli altri leader europei e americani proprio in relazione alla crisi tripolina. «Non vorremmo evolvesse - ha detto Berlusconi - in una situazione pericolosa verso la deriva del fondamentalismo islamico». Il premier ha quindi ribadito il suo «no alle violenze» specificando però che «bisogna anche essere accorti su quello che succederà dopo con paesi con cui abbiamo trattato - ha spiegato - e a cui guardiamo per mille motivi e anche perchè sono importanti fornitori di energia».
Il discorso di Gheddafi alla tv libica: «Schiaccerò i ratti, sarò un’altra Tienanmen»
- Mercoledì 23 Febbraio 2011
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Commenti
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Il 23 Febbraio 2011 alle 14:24 pv21 ha scritto:
Lungimiranza >
Il 14 febbraio secondo Maroni era un “esodo biblico” quello degli 80mila tunisini che sarebbero sbarcati in Italia. Al ritmo dei giorni successivi siffatto “esodo biblico” dovrebbe durare ancora almeno 2 anni.
Il 30 agosto 2010 (Gheddafi a Roma) Frattini commentava le critiche dell’opposizione con: “E’ gente che non conosce affatto ne’ la politica estera, ne’ gli interessi dell’Italia”. Oggi, di fronte al paventato arrivo di 200-300mila libici, Bossi afferma lapidario:”Se arrivano li manderemo in Germania o in Francia”.
Nel paese del BARBIERE e il LUPO per sentirsi al sicuro si dicono e si fanno cose davvero strane …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
Il 23 Febbraio 2011 alle 15:32 yahuwah ha scritto:
Il Nord Africa brucia. Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto ed ora anche Libia. Tutti ci parlano di rivolte, ce ne mostrano le immagini, sempre cruente. Qualcuno comincia a parlare della ferocia delle dittature e dei dittatori che ivi regnano. Qualcun altro comincia a far osservare che Obama, a differenza degli Stati europei, abbia da diverso tempo una maggiore distanza da questi ed una maggiore vicinanza a quelle che sono, oggi, le fazioni in rivolta. Tutto qui, nient’altro. Nessuno si azzarda ad andare oltre questo. Tutti sono attenti a tutelare l’immagine di “ragazzo pulito” dell’ Occidente. Nessuno parla anche solo della causa più prossima di questi moti, dei roghi che quest’estate hanno ampiamente devastato le colture di grano della Russia, il granaio del pianeta, specie dopo che vaste aree degli USA sono state destinate a diversa produzione: mais ogm per oli e carburanti. Altra causa, collocata subito a ridosso, è quella delle politiche di grassazione nel settore agroalimentare che dietro di questi si celano, con le loro speculazioni che mettono letteralmente in ginocchio interi Paesi ed aree geografiche del globo, quali ad esempio quella Nordafricana. Anche di queste nessuno dice nulla. Si nasconde alacremente la vessatorietà del post colonialismo occidentale. Si tratta, tra l’altro, di questa bella scoperta: se si va a colonizzare un Paese si ha l’immagine dell’oppressore, dello sfruttatore, insomma del cattivo e per di più bisogna almeno in parte provvedere alle infrastrutture di quel Paese; se invece lo si libera si ha l’immagine del liberatore, del buono, le infrastrutture se le vogliono se le pagano loro e lo sfruttamento le nostre multinazionali lo fanno ancora meglio e di più, e l’oppressione la fanno invece i loro dittatori. Le multinazionali all’opera nel Nord Africa sono soprattutto francesi e spagnole, ma anche italiane, segnatamente ENI ed IMPREGILO. Già in passato dietro la caduta del regime algerino, ad esempio, si celava la lotta tra i francesi della ELF e l’ ENI. E’ in questo contesto che andrebbe collocato - secondo diversi tra i maggiori esperti - anche il sabotaggio del bireattore Morane Saulnier dell’ ENI sul quale alle 19 del 27 ottobre 1962 presso Bescapé perse la vita lo stesso Enrico Mattei:
“un moralista spregiudicato, un incorruttibile corruttore, un integerrimo distributore di tangenti, un manager che non voleva essere al servizio del Palazzo, ma porre il Palazzo al suo servizio. Un imprenditore di Stato con un tocco di peronismo all’europea, o di gollismo alla sudamericana.”
(Indro Montanelli, L’Italia del Novecento).
Ieri come oggi, le crisi sono le loro, i regimi sono i loro, i dittatori oppressori sono i loro, le rivolte sono le loro. Oggi più di ieri noi non c’entriamo niente. Quello che i vari e tanti giornalisti, intellettuali e salotti giornalistico populisti ci tengono a sottolineare: noi siamo casti e puri.
“Quanto ci tieni alla tua purezza, mio piccolo ragazzo! Quanto hai paura di sporcarti le mani. Eh, bene, resta puro. A cosa servirà e perché vieni in mezzo a noi? La purezza è un’idea da fachiri e da monaci. Voialtri, gl’intellettuali, gl’anarchici borghesi, ne traete il pretesto per non fare nulla. Non fare nulla, rimanere immobili, serrare i gomiti sul corpo, portare i guanti. Io, ho le mani sporche. Fino ai gomiti. Le ho immerse nella merda e nel sangue”
(Jean Paul Sartre, Le mani sporche).
Il 23 Febbraio 2011 alle 19:28 Frattini e la Libia: io vorrei, non vorrei, ma se vuoi ha scritto:
[...] Fino al 18 febbraio Frattini era molto seccato circa i flussi di immigrati. Del resto, cioè di tutto ciò che accadeva in Nord Africa, gli interessava poco o niente. Rosy Bindi settimana scorsa lo aveva accusato di attendismo, ma lui niente. Attendeva, appunto. Il 21 febbraio ancora Franco non si esprimeva, tant’è che il sindaco di Padova Zanonato diceva “Il Mediterraneo è in fiamme e di fronte a tutto ciò il nostro Governo non dice niente. siamo il Paese più interessato da quanto sta succedendo al di là delle nostre coste eppure Frattini ancora non dice qual è la posizione dell’Italia.” Infatti egli non dice. In serata Frattini inizia a intuire: “La situazione in Libia è molto grave, sull’orlo di una guerra civile e Tripoli deve ascoltare la richiesta forte dell’Europa a fermare le violenze sui civili, una richiesta a cui l’Italia si associa senza se e senza ma.” Addirittura senza se e senza ma. Finalmente si esprime così il ministro, al termine della riunione dei capi delle diplomazie europee tenutosi a Bruxelles dove i 27 hanno condannato la repressione dei manifestanti e chiesto lo stop immediato dell’uso della forza. [...]
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