«Immigrati, attenti a giocare con le cifre»

Tunisini all'ingresso del campo rifugiati di Lampedusa

Tunisini all'ingresso del campo rifugiati di Lampedusa

Claudia Daconto
Fino a un milione e mezzo di immigrati pronti a sbarcare in Europa dopo il collasso dei regimi nordafricani. Facendo tappa proprio in Italia. La stima è di Frontex, l’agenzia europea che si occupa del controllo delle frontiere esterne del vecchio continente. Un’emergenza di fronte alla quale il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha già alzato le mani («Non reggeremo a lungo») insistendo con Bruxelles affinché anche gli altri paesi della Ue facciano la loro parte, non lasciando soli i Paesi europei del sud del Mediterraneo.

«Attenzione però a non esagerare con le cifre - spiega Gian Carlo Blangiardo, docente di Demografia alla Bicocca di Milano e membro della Fondazione Ismu. «Se consideriamo solo la Libia, dove in tutto vivono 6,5 milioni di persone, è poco plausibile pensare che 1 milione e mezzo di loro siano già pronte con la barchetta a buttarsi in mare per arrivare da noi».

Considerando invece l’intera striscia del Maghreb, invece?

Facciamo dei calcoli: Libia 6,5 milioni di abitanti, Algeria 35, Egitto 84, Tunisia 10,5, Marocco 32, siamo intorno a 170 milioni di persone. In questo caso è già più plausibile anche se resto dell’idea che difficilmente 1 milione e mezzo di persone siano davvero pronte a imbarcarsi. E’ sicuramente vero, invece, che tutte queste persone, se non di più, siano in subbuglio e ciò per vari motivi, anche semplicemente perché stanno cercando cibo o altri generi di prima necessità.

Che siano più o meno di un milione, chi sarà ad imbarcarsi?

Quelli che di solito s’imbarcano e cioè giovani, prevalentemente maschi, per lo più in cerca di un lavoro e di condizioni economiche migliori.

Niente famiglie con donne e bambini?

E’ difficile, piuttosto penso che ci sarà qualche rifugiato in più che teme per la propria sopravvivenza e che rischia qualcosa sia che Gheddafi venga deposto, nel caso dei suoi seguaci, sia che invece riesca a riprendere in mano il controllo della situazione nel caso di suoi oppositori.

E tutti gli africani sub sahariani bloccati? Loro non tenteranno di riprendere la loro strada verso l’Europa approfittando della caduta del regime?

E’ possibile. Gheddafi aveva costruito una sorta di diga dietro alla quale c’è sempre stato un mondo enorme di giovani alla ricerca di un lavoro. Basti considerare che per offrirne uno a tutti loro l’Africa sub sahariana dovrebbe essere in grado di creare almeno 16 milioni di nuovi posti all’anno. Adesso questa diga si sta sgretolando insieme a un regime che fino a questo momento aveva esercitato, e a noi ci faceva cinicamente comodo, una forte dissuasione, a carattere molto violento, su chi voleva partire.

Quindi adesso partiranno…

Per evitarlo bisognerebbe far capire a questa gente, con modalità persuasive e democratiche, che è meglio che non lo facciano perché i paesi che vorrebbero raggiungere non sono in grado di ricevere flussi di questa entità.

Chi dovrebbe farglielo capire?

I nuovi governi democratici che io mi auguro si instaurino nei paesi dove è divampata la rivolta.

Professore, l’emergenza è adesso e i tempi di formazione di nuovi governi democratici sono troppo lunghi…

D’accordo, ma questa è l’unica possibilità.

E il ruolo dell’Europa?

L’Europa, in quanto entità politicamente unita, dovrebbe sforzarsi di sostenere questi nuovi governi anche attraverso aiuti economici chiedendo in cambio da parte loro un serio impegno nel tenere sotto controllo la situazione.

Non è quello che l’Italia, ad esempio, aveva già tentato di fare con la Libia?

Sì, ma un conto è trattare con un dittatore che mira a tenere i propri partner sotto ricatto, un altro farlo con governi seri e democratici.

Quanta gente siamo in grado di accogliere in Italia o anche solo far transitare?

Guardi, in Italia oggi ci sono 5 milioni e 300 mila stranieri, 10 anni fa si arrivava a 2 milioni, eppure, di fronte a questo incremento, non è stata la fine del mondo. Certo che se arrivassero ora tutte insieme 1 milione e mezzo di persone lo scenario diventerebbe fosco.  C’è il rischio di un’ondata di violenza.

Non è troppo pessimista?

Una cosa è certa: in questo momento, per una questione di tempi, non saremmo assolutamente in grado di assorbire questi numeri nemmeno nel giro di qualche mese.

Commenti

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Il 25 Febbraio 2011 alle 10:56 Tweets that mention «Immigrati, attenti a giocare con le cifre» - Italia - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:

[...] This post was mentioned on Twitter by SAN MARINO RTV, Medifocus. Medifocus said: «Immigrati, attenti a giocare con le cifre» http://bit.ly/ifxFZn [...]

Il 25 Febbraio 2011 alle 14:43 indigesto ha scritto:

Della democrazia ci si riempie la bocca quando ci si riempiono anche le tasche. Sono processi lunghissimi quelli che portano ad una democrazia compiuta. Nemmeno da noi ci si è ancora arrivati. Come si pretende che popoli affatto inclini a questa forma di società, da un giorno all’altro, possano pervenirci?!
E poi, se è vero che questi “passaggi” per l’Europa, e segnatamente per l’Italia, vengono a costare tanto, si può mai immaginare che un popolo indigente, come lo si descrive, esprima “facoltosi” in sì gran numero, da potersi permettere costi altissimi mettendo a repentaglio subito anche la propria vita. Credo ci sia dell’altro: quanto meno organizzazioni malavitose che, nella maggior parte dei casi, “offrono” questi passaggi per un loro tormaconto, anche se non immediato. Per tacere delle organizzazioni terroristiche, con buona pace dei nostri teorici e di nostri “industriali” dell’accoglienza.

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