Scuola: tanto rumore per nulla

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia

La polemica di questi giorni a seguito di una boutade del premier Berlusconi sulla scuola pubblica ha un precedente: lo sdoganamento del termine «bamboccioni» da parte dell’allora ministro dell’Economia del governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa.

Nell’ottobre del 2007, durante un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato,  il ministro del governo Prodi (scomparso di recente) sorprese tutti con una battuta infilata nel mezzo di una seria discussione sulla Finanziaria: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa». Ne scaturì un dibattito aspro e divertito sul mondo del lavoro, sulle condizioni dei giovani, su quanto sarebbero stati efficaci gli incentivi allo studio. Il ministro, va da sé, fu letteralmente sommerso dai fischi ma nessuna forza politica del centrodestra,  all’opposizione, organizzò manifestazioni di piazza su quella battuta.

Quello che invece colpisce della protesta annunciata, cui hanno deciso di aderire persino pop singer fino a ieri per nulla impegnati come Max Pezzali o Eros Ramazzotti, è la sua non aderenza con i lavori in Parlamento. Di scuola se n’era già parlato (e votato) in autunno, quando erano in discussione - vuoi per la situazione dei conti pubblici non certo florida in Italia - i tagli all’istruzione, senza contare le proteste in piazza (e sui tetti) contro la riforma dell’università. Insomma, non si capisce bene contro che cosa, oggi, bisognerebbe scendere in piazza.

Questo il background del braccio di ferro sul tema dell’istruzione, che riguarda milioni di famiglie italiane. Ma la domanda rimane la stessa: perché protestare in strada (lo faranno il 12 marzo studenti e insegnanti a difesa della scuola pubblica) quando non c’è alcun provvedimento del governo in agenda sulla scuola? Berlusconi, del resto, non ha fatto altro che ribadire concetti già ripetuti da diciassette anni (ha ripetuto alcuni passi del discorso della discesa in campo del 1994), a cui ha aggiunto una critica - anch’essa già nota - agli «insegnanti politicizzati». C’è il sospetto, insomma, che in questi mesi caldi, l’ennesima reazione di piazza a una boutade del premier, alimentata dagli agit - prop da scrivania, sia solo l’occasione per un altro scontro frontale. Come se ce ne fosse bisogno.

L’INTERVENTO DI BERLUSCONI AL CONGRESSO DEI CRISTIANI RIFORMISTI

Commenti

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Il 2 Marzo 2011 alle 15:14 Scuola: tanto rumore per nulla | Notizie Più ha scritto:

[...] is the original post: Scuola: tanto rumore per nulla Segnala presso: Articoli CorrelatiCrisi nordafricana: ruolo chiave per l’ItaliaEmergenza [...]

Il 3 Marzo 2011 alle 11:08 mcricoveri ha scritto:

Il Presidente del Consiglio, con lo stile imprenditoriale-propagandistico che spesso lo contraddistingue, non ha fatto altro che esplicitare un dato presente nella societa’ italiana da tempo immemorabile. Nel nostro paese, soprattutto dal dopoguerra, ma forse in qualche misura anche prima, l”intellighenzia” e cioe’ l’elite culturale, e’ sempre stata “progressista”, mentre la maggioranza delle famiglie e’ sempre stata tendenzialmente conservatrice. La scuola, il corpo insegnante, non sfuggono a tale realta’ e da sempre (almeno da quando andavo a scuola io…) insegnano ed interpretano valori che sono riconducibili ad un pensiero “di sinistra”. Quantomeno nella maggioranza dei casi. E’ dunque normale che vi possano esssere dei contrasti tra l’educazione famigliare e quella scolastica. Rilevarlo nelle forme usate dal nostro Presidente del Consiglio puo’ sucitare polemiche ma nulla toglie alla realta’.
Basterebbero dei semplici sondaggi e delle statistiche serie per far emergere con chiarezza il dato esposto: con buona pace dell’irrefrenabile malattia italica alla polemica facile e strumentale, per ottenere finalita’politico-elettorali. E’ mia impressione tuttavia che la nostra sinistra ormai non sappia o voglia oggi fare altro che polemiche e si attacchi sempre e solo alle parole senza guardare negli occhi la realta’.

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