“Abolire l’8 marzo”. Alla vigilia della festa delle donne è proprio una di loro a rilanciare un messaggio caro, in realtà, a molte: “festeggiare in una data che ricorda un evento tanto drammatico per delle lavoratrici non ha senso – dice Melania Rizzoli, deputata del Pdl e membro della Commissione Affari sociali - piuttosto si parli di diritti tutto l’anno”.
Onorevole Rizzoli, anche lei stufa delle mimose?
Io sono contraria alla festa della donna e non ne ho mai festeggiata una. Credo che la festa della donna debba essere un riconoscimento quotidiano alla donna. Io sono un medico, per me un paziente è un paziente, è una persone, non esiste uomo o donna. Rimarcare questa distinzione di genere significa ghettizzare di più il genere femminile evidenziando la differenza con quello maschile. Siamo nel 2011 e queste cose dovrebbero essere ampiamente superate. La festa della donna è stata istituita nel 1908 in seguito a un incendio in una fabbrica di camice a New York in cui rimasero uccise oltre 100 donne che lavoravano senza protezione.
Come a dire che non c’è proprio niente da festeggiare.
Esattamente. L’8 marzo deve servire a ricordare, non certo a festeggiare. Questa cosa che le donne si vedono, vanno a bere e festeggiano proprio non appartiene a una come me abituata a lavorare da quando avevo 16 anni. Io tra l’altro, ho sempre lavorato con gli uomini, mi ci trovo benissimo, in un certo senso ho anche una mentalità maschile e forse proprio per questo non amo la festa delle donne.
Ancora oggi, però, nel mondo del lavoro a molte donne non sono risconosciuti gli stessi diritti degli uomini: studiamo di più, abbiamo votazioni migliori, eppure facciamo meno carriera e guadagniamo meno. Non pensa che l’8 marzo resti comunque una data simbolica per ricordarlo?
Ma no, lo dovremmo fare durante tutto l’anno, far capire che non devono esistere distinzioni, far capire che nei posti apicali ci devono essere anche le donne. Per esempio, guardiamo i direttori dei giornali: sono tutti uomini! Nelle grandi aziende non c’è un presidente donna. Insomma, c’è ancora molto da lavorare ma non è festeggiando la festa della donna che si raggiungono questi obbiettivi.
Pochi direttori di testate donne, pochi amministratori delegati, poche le donne anche in Parlamento, nel Governo, nelle Giunte locali. Sul tema della rappresentanza femminile non dovrebbe essere la politica a dare delle risposte?
Sulla politica io continuo a ripetere che a quel tavoli lì, quando vengono fatte le nomine per le candidature, deve esserci una rappresentanza femminile, cosa che non c’è quasi mai.
Quote rosa sì, quote rosa no?
Ma guardi, la presenza femminile ai tavoli che contano dovrebbe esserci a prescindere dalle quote rosa. E’ inutile che ci mettiamo a fare i numeri e le percentuali. Io voterei la legge delle quote rosa per un solo motivo: perché mi auguro che un domani possa servire agli uomini, cioè possa servire a loro ottenere le quote azzurre.
Per l’opposizione e molte associazioni di donne, interventi come quello sulle dimissioni in bianco, la legge 40, le limitazione alla Ru486, la messa in discussione della legge sull’aborto, la cosiddetta proposta di legge Tarsia sui consultori, sono tutti attacchi ai diritti delle donne, Da parlamentare del Pdl, medico e donna, come risponde?
Che i diritti delle donne sono inviolabili, vanno mantenuti e vanno difesi assolutamente e che il mondo politico deve legiferare in base all’evoluzione delle donne, al modo di vivere delle donne, al lavoro delle donne e assolutamente non penalizzarle.
Le piace come i media rappresentano la figura femminile?
Ma guardi, io ho trovato quasi ridicolo quel famoso filmato della Zanardo “Il corpo delle donne” dove è stato assemblato tutto il peggio di come le donne sono state rappresentate nei film, nella pubblicità, nei reality. Un filmato grottesco in cui sembra che in Italia la figura della donna sia solo mortificata e vista in maniera quasi mercenaria e dispregiativa. Ovviamente non è così. Poi è ovvio che da noi la figura femminile è vista in modo diverso rispetto a quella maschile, non a caso abbiamo il concorso di Miss Italia e non quello di Mister Italia.
Raffaella Zanardo è stata, insieme alle altre donne riunite nel comitato “Se non ora quando”, una delle protagoniste della grande manifestazione del 13 febbraio scorso. Cosa è rimasto ad oggi di quell’iniziativa?
Io ho sempre una grande rispetto per la piazza, per le persone che vanno a manifestare, per le donne che lo fanno e la manifestazione del 13 è stata un successo. La cosa che non mi è piaciuta, però, è che era una manifestazione non per le donne, per la loro dignità, ma solo contro Berlusconi e avrebbero potuto dirlo più chiaramente. La dignità delle donne è una questione individuale, ognuna di noi lo sa bene, ce la difendiamo e ce la curiamo ognuna individualmente, non è una cosa collettiva.
Quindi, insomma, né piazze né pizze per il suo 8 marzo?
No, assolutamente. Però stasera parteciperò alla manifestazione organizzata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno con la mia amica Renata Polverini, governatrice del Lazio, contro la violenza sulle donne perché da medico posso dire che ancora oggi molte donne vengono uccise dagli uomini, è molto raro che succeda il contrario, e soprattutto vengono uccise da coloro con cui hanno avuto rapporti più stretti, anche amorosi. Ci sono persone che non riescono ad accettare il cambiamento delle donne e diventano violenti con loro. Purtroppo per questi uomini, però, le donne vanno avanti.
- Lunedì 7 Marzo 2011

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