Molti dubbi sul caso Ingroia. Un’unica certezza: non ci si può sempre prendere così maledettamente sul serio!

Antonio IngroiaMAURIZIO TORTORELLAHa ragione Angelino Alfano, ministro della Giustizia. Il Guardasigilli ha detto di non avere alcuna intenzione di promuovere alcun provvedimento. E che provvedimento si vorrebbe o potrebbe mai adottare, contro Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo? L’alto magistrato ha partecipato a un comizio contro la riforma della giustizia annunciata dal goveno: e ha il diritto di dire la sua, ci mancherebbe. Del resto, la materia è estremamente opinabile. Si può soltanto dissentire da lui, e sollevare qualche dubbio sull’opportunità che un uomo di giustizia si schieri così nettamente. La delicata questione, però, afferisce esclusivamente al suo personale, insindacabile modo di sentire. A colpire, invece, sono altre parole, quelle che oggi Ingroia, dopo essere stato a sua volta criticato,impiega per descrivere la propria situazione. Eccole: «Ci sono tanti italiani vittime di una disinformazione massiccia, la stessa che anni fa attaccò Paolo Borsellino quando fece una denuncia pubblica sul calo di tensione nella lotta alla mafia. Era una denuncia che investiva contemporaneamente la politica e la magistratura. L’attacco fu non sui contenuti ma direttamente alla sua persona. Oggi vedo la stessa intolleranza, con uno spiegamento di uomini e mezzi molto più massiccio». Ecco, questo sfogo non è bello. Accostare sempre la propria figura a quella di Borsellino non è bello. Prendersi sempre, dannatamente così sul serio non è bello.

Capita anche a molti altri magistrati, i quali dicono: «Mi si critica, quindi mi si delegittima e mi si espone a ritorsioni, e attraverso di me si delegittima la magistratura intera». Anche questo riflesso condizionato non è bello, anzi è profondamente ipocrita. Viene in mente, se volete, la vecchia polemica di Leonardo Sciascia sui «professionisti dell’antimafia», che si volevano non criticabili in quanto supremamente esposti. Era il 1987, e siamo sempre allo stesso punto…

Commenti

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Il 15 Marzo 2011 alle 18:55 nhico ha scritto:

Da LiveSicilia.
« “Ho diritto alle mie opinioni” Ingroia si difende dagli attacchi: scritto da honhil 14 mar 2011 13:10 pm “Un magistrato”, dice Ingroia, “ha il diritto e anche il dovere nei confronti dei cittadini per le funzioni che svolge di esprimere le proprie opinioni, anche critiche, per quei progetti di riforma che possono incidere sull’assetto costituzionale della giustizia e sui diritti fondamentali degli stessi cittadini” (?)
Un magistrato, come ogni altro cittadino dello Stivale, “ ha il diritto e anche il dovere” verso se stesso di manifestare, a chi ha voglia di ascoltarlo, le sue idee e i suoi convincimenti su tutto lo scibile umano o i minuti avvenimenti che gli capitano sotto gli occhi, se vuole. In quanto alle “funzioni che svolge”, un magistrato, l’unico e solo dovere che ha “ nei confronti dei cittadini”, e quindi della comunità, è di svolgere nel rispetto della legge e della deontologia professionale il suo compito. E nient’altro. Perché il magistrato non sta in tribunale per rappresentare il popolo, e quindi i cittadini, ma per operare in nome del popolo. Il concetto è basilare. I magistrati non rappresentano il popolo. Né mai lo potrebbero rappresentare. Perché la loro carica non è elettiva. Il loro accesso ai ruoli della magistratura avviene tramite concorso e non tramite una libera elezione. Il Popolo, anche se molto speso lo rappresentano in modo indegno, è rappresentato soltanto dagli eletti del popolo che sono i consiglieri comunali, piuttosto che i consiglieri provinciali o quelli regionali o i parlamentari. Punto. Quando il magistrato parla fuori di una sentenza rappresenta solo e soltanto se stesso. Né può essere diversamente. In quanto ai diritti fondamentali dei cittadini è la legge ( e per estensione il parlamento che le produce) che li salvaguarda e non il magistrato. Semmai il magistrato ha l’obbligo di vigilare che nessuno disattenda la legge. Né lui, magistrato, deve disattenderla. Fare un comizio insieme all’opposizione contro un progetto di riforma, sul quale il parlamento dovrà pronunciarsi, sta ad un magistrato come può stare alla magistratura Nichi Vendola. L’uno, volendo, da libero cittadino, può difendere i diritti dell’altro. Ma l’assetto costituzionale che c’entra? Ma quand’anche, per un motivo che sfugge, ci dovesse entrare, appare lapalissiano che non sta al singolo pm, fuori dal suo ruolo istituzionale, preoccuparsene. La Corte Costituzionale esiste proprio per questo. O no.»

Il 15 Marzo 2011 alle 20:25 indigesto ha scritto:

C’è molta confusione tra ruoli, da noi. Tra megistrati e politici, tra politici e comici..e così via!
Al dilà dei sillogismi, tra l’attività di alta Magistratura e quella di bassa tribunizia c’è solo sconcerto. Ma ognuno è padrone…!

Il 16 Marzo 2011 alle 13:06 nicksergio ha scritto:

visto che mettere in discussione la libera espressione del proprio pensiero da parte di un giudice risulta difficile nonostante i tempi duri per la magistratura,cosa di meglio che scrivere un articolo sul fatto che Ingroia ha un concetto di sè un pò troppo elevato,paragonandosi a Borsellino….per la prima volta una provvedimento Pecorella-Ghedini non è ad personam,ma ad castam,un bel passo avanti!

Il 18 Marzo 2012 alle 12:03 marcopagliarino ha scritto:

sto’male solo a nominarlo viscido come qui le chiamano slug solo quelle lunache nere senza guscio non c’e'cosa peggiore del viscido di una slag e lui e’peggio ora scappa in’america ma dovra’tornare e miauguro che abbia da pagare il conto piu’salato della sua vita !il belo e che e’un rappresentante della”legge”ma’quale

Il 18 Marzo 2012 alle 12:05 marcopagliarino ha scritto:

tra lui BORSELLINO e FALCONE un dirupo

Il 18 Marzo 2012 alle 12:11 marcopagliarino ha scritto:

spiegatemi come mai la magistratura processa isuoi stessi magistrati che giustizia e’questa !non sarebbe meglio un tribunale indipendentegiusto per evitare conflitti di interesse dico per il bene di tutti ecome se IO o voi venessi/ste processato da mia/vostra madre dubito che mi/vicondannerebbe!

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