Guerra in Libia: dov’è la politica estera della Ue?

Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)

Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)

Se ancora non sappiamo come e quando finirà la missione militare in Libia, quello che conosciamo fin da ora è il nome di chi ne uscirà di sicuro sconfitto, dal punto di vista politico: l’Europa. Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la Ue mostra di non avere una politica estera comune, ossia di non avere obiettivi strategici, economici e politici condivisi da tutti gli Stati membri. In una parola, quello che emerge è la sua debolezza sul fronte internazionale.

Prendiamo Catherine Ashton, un nome che non sarà, certamente, familiare a tutti: è quello dell’attuale ministro degli Esteri della Ue, carica ricevuta nel 2009 quando soffiò il posto a D’Alema. Per l’esattezza si dice Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Unione europea o in gergo giornalistico Mr Pesc. Un’espressione altisonante, ma che in realtà conta poco. Pochissimo. In teoria «guida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione». Non solo. Può prendere «decisioni relative alla politica di sicurezza e di difesa comune, comprese quelle inerenti all’avvio di una missione».

Avete forse letto in questi giorni titoli a otto colonne sull’ultimatum lanciato dalla Ashton a Gheddafi? No. A lei solo qualche riga negli approfondimenti sulle relazioni diplomatiche. Perché i nomi più citati nei notiziari e negli articoli, e a ragion veduta, sono stati quelli di Nicolas Sarkozy e di David Cameron, i due premier europei che, loro sì, hanno voluto a tutti i costi l’intervento militare. Un episodio su tutti spiega come vadano ancora questi affari nei corridoi europei: durante il vertice a Parigi sulla Libia, sabato scorso, è stato il capo dell’Eliseo ad annunciare l’attacco contro il regime di Tripoli, mentre i Rafale transalpini erano già in volo per bombardare le forze di Gheddafi, che in questi mesi erano quasi riuscite a riconquistare gran parte del territorio. Così la missione sembra ormai la guerra dei francesi e degli inglesi al Raìs. Non di Obama, non dell’Italia; figuriamoci dell’Europa.

Poi c’è il caso di Angela Merkel: la Germania al Consiglio di sicurezza dell’Onu si è astenuta durante il voto sull’intervento. Lo hanno fatto anche Cina, Russia, India e Brasile, che sono d’altra parte i maggiori interlocutori e competitori dell’Europa assieme agli Stati Uniti. Nel mezzo, infine, l’Italia, che ha accettato a malincuore di partecipare alla missione, come ha spiegato il ministro La Russa oggi in un’intervista a il Giornale, per ovvie ragioni strategiche, economiche e politiche, che è inutile star qui a discutere.

In questo scenario davvero complicato (perché contorta è la macchina burocratica e politica europea), emerge ancora una volta l’inadeguatezza di Bruxelles nelle trattative internazionali: quanto potrà durare, infatti, un’unione che si regge solo su una moneta unica e su una piattaforma economica comune, senza poi raggiungere i tassi di crescita del Far East?

Potrà forse reggere il confronto con i paesi emergenti (Russia, India, Cina, Brasile) un’unione che dal punto di vista legislativo produce a Bruxelles gran parte delle norme che vanno a limitare il potere dei singoli stati membri (oltre il 70% delle leggi fatte in Italia sono ratifiche di direttive comunitarie), mentre sul fronte della politica estera si trova in balìa delle decisioni prese di volta in volta, sempre per motivi interni, dai singoli stati? E che fine ha fatto il progetto di un esercito europeo, visto che oggi si parla di una regia franco - britannica, quando invece l’unione, in frangenti come questi, dovrebbe marciare compatta sotto un’unica bandiera? Per ora la diagnosi sullo stato della Ue è negativa. Lo scrisse dieci giorni fa Marta Dassù, quando ancora la guerra era un’ipotesi ventilata: «Proprio mentre l’Europa stava faticosamente cercando di mettere la casa in ordine, ossia di gestire le conseguenze della crisi dell’euro, l’incendio del cortile di casa tende ancora una volta a dividere, invece che a unire».

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 21 Marzo 2011 alle 15:03 indigesto ha scritto:

Ma quale politica estera, dr. Morici!? L’UE è solo uno strumento dei banchieri e di una miriade di politici, spesso silurati in patria, che si sollazzano tra lauti stipendi (italiani in testa) e direttive da operetta! A fronte di interessi e relativi appetiti ogni nazione di questo nobile consesso va per conto suo. Ai nostri bastano i lauti stipendi e l’accettare supinamente le iniziative degli altri. L’Inghilterra, intanto fuori dalla moneta unica, persegue da sempre, con gli USA, i suoi interessi egemonici. La Francia, da sempre mosca cocchiera, si pasce ancora di sogni di grandeur e la Germania, più solida che mai, si defila quando può per non dare troppo nell’occhio..non si sa mai! E il resto?..mancia! Saluti.

Il 22 Marzo 2011 alle 17:28 umbertoterracuni ha scritto:

Non ho mai creduto agli arzigogoli perchè le cose semplici ,evidentemente solo per me,sono le più comprensibili. Fotografia:una rivolta popolare sul Mediterraneo che lascia indenni solo Arabia Saudita (USA) e Marocco(Spagna).Pensiero dedotto per la parte a me nota:
La Francia in questo momento ha tre problemi:le elezioni con relativa necessità di ripescaggio dei voti della estrema destra che una ripresa di “grandeur”faciliterebbe.
Il petrolio libico che la affrancherebbe da qualche grana algerina in un momento particolarmente propizio, in chiave anti italiana,contando sul fatto che nostro governicchio non sia in grado di fare politica con la voluta carenza cronica di statisti ed in tutte altre faccende affaccendato.
Inoltre sempre, e sottineo sempre,prima di qualsiasi azione militare si raggiungono o si predispongono accordi con le parti che potrebbero gestire la transizione(per la Libia leggi tribù),accordo dei quali fanno parte la presenza da settimane di “specialisti”sul teatro.
Terzo problema è la difficoltà di spiegare la difficoltà di esportazione della democrazia,valga meglio di altro l’esempio della Somalia trasformata in una base di pirati(corsari?)
Non credo sia necessario spendere anche una sola parola su U.E. e O.N.U. ,lasciandole alla loro attestazione di buon principio La situazione anglo americana non la conosco direttamente e non mi sento di scrivere senza cognizione di causa.
Sunto:Arabia Saudita e Marocco fuori dai giochi in quanto protette da governi veri seppure la condizione umana dei loro popoli non sia dissimile dal resto.
L’Italia e l’U.E.inesistenti con la differenza che l’U.E.continuerà le sue sedute mentre noi italiani saremo sempre più alla frutta in una condizione politica senza via di uscita assediati dagli sbarchi a Sud , dalle centrali nucleari obsolete a Nord ,con qualche piccolo problema energetico in più e senza possibilità di colpi di coda in periodi logici. Buona guerra a tutti!

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101