

Un barcone con immigrati a bordo nei pressi di Lampedusa (Apcom)
Che cosa faranno una volta sbarcati in Italia i 50.000 potenziali profughi stimati dal ministero dell’Interno? Nessuno ha la palla di vetro per prevedere uno scenario che si realizzerà nei prossimi mesi, ma si può azzardare un’ipotesi: difficilmente troveranno un lavoro regolare nel nostro paese.
E non si tratta in questo caso di andare a naso ascoltando gli umori della gente. Basta affidarsi ai dati della Fondazione Leone Moressa di Mestre sulla disoccupazione degli stranieri nel nostro paese. I nuovi arrivi rappresenterebbero l’1,2% degli stranieri già presenti in Italia. Che negli ultimi anni non se la passano bene, a causa di un «particolare stress del mercato del lavoro»: dal 2008, infatti, l’Italia conta 265 mila immigrati disoccupati (pari al numero di abitanti di una città come Venezia o Verona), di cui 110 mila causati dalla crisi, tanto che il tasso di disoccupazione è salito nell’ultimo biennio del 3,1% arrivando all’11,4% contro una media dell’8% degli italiani.
La fondazione di Mestre ha poi tracciato una possibile stima delle distribuzione dei nuovi arrivi regione per regione, in base al criterio di 1.000 immigrati per un milione di abitanti. E, anche in questo caso, le preoccupazioni dei governatori sono più che giustificate. Prendiamo la Lombardia: la crisi ha lasciato a casa 35.000 stranieri, ma la regione dovrà ospitarne un numero pari a circa un terzo (10.264, ossia il 20,5% del totale). I nuovi arrivi andranno ad aumentare il numero dei disoccupati? Stessa situazione in Campania, dove i profughi stimati (6.084) superano il numero degli stranieri attualmente disoccupati (5.634), in Veneto (5.581 nuovi disoccupati tra gli stranieri e 5.132 quelli in arrivo) e nel Lazio (6.172 nuovi disoccupati stranieri e 5.935 i profughi previsti).
Quali soluzioni dunque? Secondo i ricercatori della Fondazione la politica migratoria dovrebbe «privilegiare, ove possibile, l’assunzione di stranieri già presenti nel territorio ma che hanno perso il lavoro a causa della crisi». Ossia: accogliere solo coloro a cui viene riconosciuto il diritto d’asilo e respingere gli altri, anche se sarà sempre più difficile farlo, visto che le norme Ue di fatto annullano quelle italiane sui rimpatri. Il rischio, d’altra parte, è che uno stato di disoccupazione prolungato, sia per chi già risiede in Italia sia per i nuovi arrivati, faccia cadere gli stranieri nell’irregolarità (il lavoro è condizione necessaria per ottenere il permesso di soggiorno), nel lavoro nero e, se non peggio, nella criminalità.
- Giovedì 24 Marzo 2011
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Il 24 Marzo 2011 alle 14:52 Il destino dei 50.000 profughi: la disoccupazione | Editori online ha scritto:
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Il 27 Marzo 2011 alle 19:39 pv21 ha scritto:
Brescia insegna >
Da un anno il progetto Bresciano di “ritorno volontario assistito” (Nirva) offre il viaggio di rientro e 500 euro agli immigrati che restituiscano il permesso di soggiorno con l’impegno di non tornare in Italia per almeno 5 anni.
Ora Frattini propone di dare 1500 euro (anticipo di fondi UE) a tutti gli sbarcati a Lampedusa che accettino di essere rimpatriati.
“Ma che pagare! – ha sbottato subito Bossi – li caricherei e li porterei indietro”.
Altrimenti Brescia rischierebbe di dover triplicare la sua offerta.
La “SAGA” dei CLANDESTINI impone la coerenza …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 27 Marzo 2011 alle 19:51 pv21 ha scritto:
Pallottoliere umano >
Il numero dei “rifugiati” a cui l’Italia ha riconosciuto il diritto d’asilo sfiora le 50mila persone.
Sono il 60% di quelli della Francia, 1/5 del Regno Unito ed addirittura 1/12 della Germania.
Maroni ha fissato in 50mila il numero massimo di “profughi” che, solo se provenienti dalla Libia, potranno usufruire del “modello italiano di solidarietà europea”.
Un “esodo” libico che potrà concretizzarsi solo con la vittoria di Gheddafi sugli insorti.
Per tutti gli altri migranti (egiziani, tunisini, ..) saranno attrezzati 13 siti ex militari.
Dei campi di raccolta ben “recitanti e sorvegliati” per il loro “soggiorno obbligato”.
Migliaia di posti pronti (2500 quelli della Caritas) sono inutilizzati in terraferma mentre restano intorno a 5000 gli sbarcati ancora “stivati” a Lampedusa.
Il numero fa crescere la “visibilità” ed alimenta l’effetto “allarme”.
Cavalcando l’insicurezza nel paese del BARBIERE e il LUPO si fanno cose davvero singolari …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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