No a cabine di regie operative.Ecco la risoluzione della maggioranza sulla Libia

Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'informativa sulla situazione in Libia alla Camera dei Deputati

Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'informativa sulla situazione in Libia alla Camera dei Deputati

La risoluzione di maggioranza (firmata da Pdl, Lega e Cn) e approvata stamane impegna il governo su 9 punti e mette l’accento sul ruolo che il nostro Paese dovrebbe giocare per riportare il più rapidamente possibile la Libia in una situazione di non conflittualità. Un modo per far pesare la posizione italiana all’interno dell’alleanza anti-Gheddafi, spingendo la Nato a un ruolo più di arbitro, che di parte belligerante tra le parti. Un modo - secondo molti osservatori - anche per prendere le distanze da Francia e Gran Bretagna, schierati nel braccio di ferro sul comando delle operazioni alleate su posizioni più interventiste. Insomma: come ha dichiarato Frattini nessuna cabina di regia operativa che faccia  figli e figliocci all’interno dell’alleanza, ma un gruppo di contatto che metta tutti gli Stati membri sullo stesso piano.

La risoluzione impegna dunque l’Italia

1) ad adoperarsi per far emergere in tutte le sedi opportune il punto di vista dell’Italia e le circostanze che rendono possibile il suo sostegno all’intervento internazionale;

2) a garantire, nell’ambito di un rigoroso rispetto della risoluzione Onu anche attraverso iniziative politico diplomatiche e alla intimazione del cessate il fuoco, il ritorno più rapido possibile a uno stato di non conflittualità;

3) a rappresentare nelle sedi proprie la necessità di assegnazione alla Nato del comando e del controllo delle operazioni militari e al fine di giungere a un coordinamento degli sforzi alleati;

4) ad assumere ogni utile iniziativa affinché le imprese europee impossibilitate ad onorare i contratti in essere in ragione delle sanzioni Onu e Ue trovino una tutela negli articoli 10 e 12 del regolamento Ue 204/2011, che rispettivamente prevedono le modalità per assicurare i pagamenti dovuti alle imprese europee in base a contratti precedenti l’entrata in vigore delle sanzioni e la preclusione di eventuali azioni legali per inadempimento contrattuale;

5) a riattivare, non appena le circostanze e le tensioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu lo renderanno possibile, gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall’Italia con la Libia;

6) ad adoperarsi, nelle opportune sedi, in primo luogo in ambito Nato, affinché sia attuato, anche in ottemperanza di quanto previsto dalla Risoluzione Onu 1973, l’embargo sulle armi nei confronti della Libia.

7) ad insistere, così come stabilito dai punti 6 e 7 del Consiglio Affari Esteri dell’Ue del 21 marzo 2011, affinché l’Ue renda immediatamente operativa un’azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali legate anche a gruppi terroristici e dedite al traffico di esseri umani, nonchè in funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria;

8) a ottenere dai partner europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l’onere della gestione degli sbarchi di immigrati, secondo quanto stabilito nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dell’11 marzo scorso;

9) ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l’Europa si doti al più presto di un ‘sistema unico di asilo’ che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a ridistribuire la presenza degli immigrati tra i paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane.

Commenti

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Il 27 Marzo 2011 alle 19:45 pv21 ha scritto:

Senza veli >

Il potere di Gheddafi è solo nelle sue armi.
La no fly zone non mette a tacere i cannoni, non ferma i carri armati e neppure i cecchini.

Per Gheddafi il cessate il fuoco segnerebbe l’inizio della sua fine.
Insorgerebbe anche la Tripolitania e per il Rais tanto varrebbe fuggire all’estero.
In questo teatro di rivolta civile non c’è spazio per la mediazione politico-diplomatica.
Se Gheddafi non viene disarmato di certo c’è solo la “spaccatura” della Libia.

Con buona pace dei nostri interessi nazionali (politici ed economici). La voce delle armi è più forte del CONSENSO SURROGATO frutto dell’imprinting mediatico …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html

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