
Manifestazione a piazza Navona, nei pressi del Senato, della Federazione della Sinistra "contro le azioni militari sul territorio libico", oggi 22 marzo 2011. Tra i manifestanti il segretario del Prc-Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, che spiega: "Chiediamo che il governo italiano non mandi gli aerei in Libia e sottragga le basi. Come fa la Germania". ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
Quello che sta avvenendo in questi giorni ha dell’incredibile e, per certi versi, anche del paradossale. La parte incredibile è dovuta al fatto che sembra quasi che un’immaginaria macchina del tempo abbia riacceso i motori e si sia improvvisamente messa in funzione per catapultarci tutti in un passato di contrapposizioni e estremismi ideologici e fuori tempo massimo. Il lato paradossale della faccenda, invece, e che ci lascia alquanto straniti e disorientati riguarda la piccola, e non insignificante, particolarità che è quella di aver rimescolato i ruoli di coloro che quegli estremismi li hanno rappresentati negli anni passati.
La vicenda che più di ogni altra ha accentrato l’attenzione dei media su di sé negli ultimi giorni riguarda, e non avrebbe potuto essere altrimenti, la missione in Libia denominata dalle forze, che in questo caso non sembrano affatto alleate, “Alba dell’Odissea“. Come nelle occasioni passate (ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libano) anche questa volta la politica, i giornali e l’opinione pubblica si sono divisi tra favorevoli e contrari all’intervento armato dei nostri soldati. Tuttavia, questa volta si è registrata una novità che ha scombussolato il dibattito e riguarda un certo pacifismo di ritorno. A cominciare la tenzone ci ha pensato Pierluigi Battista che dalle pagine del Corriere della sera ha attaccato il duo Feltri - Belpietro, definiti “i guerrafondai di Bagdad”, per la posizione espressa dal loro giornale sull’inopportunità di partecipare all’ennesima guerra da parte del nostro Paese. Immediata non si è fatta attendere la risposta del direttore editoriale del quotidiano Libero che ha “invitato” l’editorialista di via Solferino “a rassegnarsi all’idea che esistano giornalisti apoti”. Come tutte le polemiche, naturalmente, anche questa non si è limitata al semplice botta e risposta tra i due contendenti, ma è proseguita allargandosi ad altri grossi nomi visto che, sempre Battista, ha pensato bene di andare oltre i suoi umani poteri realizzando un autentico miracolo, e cioè quello di porre sullo stesso piano Feltri, Dario Fo ed Eugenio Scalfari accusandoli di essere tutti guerrafondai.
Alla stregua del dibattito pacifista, che ha animato le pagine dei giornali, se ne è sviluppato un altro, certo non meno importante, e che fa affondare i nostri ricordi nel passato e che, soprattutto tanto aveva diviso l’opinione pubblica sul finire degli anni Ottanta; quello nato sulla scia della tragedia della centrale nucleare di Chernobyl, quando si votò per il referendum che metteva la parola fine alla costruzione di centrali sul suolo italiano. In questa circostanza stiamo parlando dell’ambientalismo di ritorno nato sulle ceneri dello terremoto e conseguente tsunami giapponese che ha provocato l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Ebbene, anche qui come per il pacifismo di ritorno, non si riesce a capire chi fa cosa. Infatti, basterebbe prendere come esempio un Chicco Testa, ex presidente di Lega Ambiente, ex promotore del referendum del 1987 e antinuclearista duro e puro che oggi rimane l’ultimo acceso e strenuo sostenitore della costruzione delle centrali nucleari in Italia.
A questo punto, l’elenco degli estremismi di ritorno non si ferma certo ai due esempi sopra esposti: pacifismo e ambientalismo. Ma, si può allungare aggiungendo l’ecologismo di ritorno guidato dal governatore pugliese Nichi Vendola, il neo - femminismo di ritorno delle piazze dove non si sente più gridare “tremate, tremate, le streghe son tornate” ma “se non ora, quando”; e per finire, ma non per questo ultimo in ordine di importanza, il neo - patriottismo di ritorno a cui abbiamo assistito in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia con la destra che non riesce a fare più la destra nella difesa della Nazione, vedasi la polemica sul giorno festivo, e la sinistra che una volta cantava l’Inno dell’Internazionale e si appuntava la falce e martello e oggi canta l’Inno di Mameli e porta sui baveri delle giacche il Tricolore.
Probabilmente colui che ha messo in funzione la macchina del tempo, era lì di passaggio e non è stato capace di azionare i pulsanti giusti.
- Lunedì 28 Marzo 2011
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