

Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
Il processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher entra nel vivo solo ora. Con nuovi elementi che potrebbero addirittura ribaltare la sentenza di primo grado, che ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito a 26 e 25 anni di carcere. Le difese dei due ragazzi chiedono infatti l’assoluzione piena, l’accusa, che punta invece all’ergastolo, ribadisce che non sono emerse novità tali da mettere in discussione i risultati del primo processo.
- Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
- Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
- Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
- Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
- Raffaele Sollecito, con un nuovo taglio di capelli, in comoagnia di Giulia Bongiorno 26 marzo 2011, in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.
- Raffaele Sollecito, con un nuovo taglio di capelli, oggi 26 marzo 2011, in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher - Ansa
- Il fotomontaggio di Giovanni Paolo II e Amanda Knox che un trentunenne ha cercato di consegnare ai familiari della studentessa in una pausa dell’udienza del processo davanti alla Corte d’assise d’appello, Perugia, 12 marzo 2011. ANSA / CLAUDIO SEBASTIANI
- Le due sorelle degli imputati Amanda Knox e Rafafele Sollecito: Diana Knox (s) e Vanessa Sollecito (D)oggi 26 marzo 2011 al processo d’appello per l’omicidio - Ansa
I difensori di Knox e Sollecito hanno chiesto nuove perizie e una nuova istruttoria e sulla base della regola che prevede una condanna “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Il fatto che i giudici d’Appello abbiano accolto alcune richieste potrebbe segnare una svolta nell’atteggiamento dei giudici. Sono due i pilastri dell’accusa che sembrano vacillare. Il primo riguarda le dichiarazioni del superteste, un senzatetto che ha detto di aver visto i due ex fidanzati vicino alla casa in cui Meredith è stata uccisa proprio la sera del delitto. Ma altre sei persone lo contraddicono. Sembra infatti che l’uomo associ il ricordo di Amanda e Raffaele a quello dei bus navetta che però passavano in via della Pergola a Perugia la notte di Halloween e non la notte tra l’1 e il 2 novembre 2007, quella dell’omicidio.
Il secondo aspetto messo in dubbio è molto più tecnico e potrebbe annullare quella che era considerata la prova chiave del processo: la presenza del Dna della giovane americana e del giovane pugliese rispettivamente sulla presunta arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith. I giudici avevano disposto una nuova perizia sui due reperti, proprio perché “l’individuazione del Dna e la sua attribuzione agli imputati risulta particolarmente complessa per l’obiettiva difficoltà da parte di soggetti non aventi conoscenze scientifiche di formulare valutazioni”.
L’esame voluto dei giudici però non è possibile, perché la quantità di Dna presente sul coltello è ritenuta insufficiente, o è del tutto assente, per individuare un profilo genetico e perché il gancetto del reggiseno è deteriorato, cioè arrugginito. Questo costringe i periti a decidere “in base agli atti” il grado di attendibilità delle vecchie analisi fatte dalla polizia scientifica. Che in teoria restano valide, ma in pratica perdono il valore di prova certa che hanno avuto nel primo processo. Come si può escludere infatti “al di là di ogni ragionevole dubbio” che il gancetto fosse già deteriorato al primo prelievo, che il Dna sul coltello fosse troppo poco per dire a chi appartenesse già allora e che i campioni fossero contaminati fin dall’inizio?
- Lunedì 28 Marzo 2011
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Il 28 Marzo 2011 alle 16:23 Processo Meredith: l’appello è tutta un’altra storia | Editori online ha scritto:
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