Sanità pugliese, parla Alberto Tedesco: Quanti ipocriti a sinistra


Sanità pugliese, parla Alberto Tedesco: arrestatemi, ma quanti ipocriti a sinistra

«Non posso accettare che la magistratura chieda il mio arresto e che il Senato mi salvi. Così quando il provvedimento giungerà in aula inviterò l’assemblea ad autorizzare il carcere. Ma non mi dimetterò: a Roma mi hanno mandato i cittadini». Alberto Tedesco, 62 anni, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia, ha appena saputo che il gip di Bari Giuseppe De Benedictis ha confermato l’istanza di arresto per lui, dopo sette ore di interrogatorio, a cui il senatore del Pd si è sottoposto volontariamente per cercare di fare valere la propria verità. Ora Tedesco, chioma candida, nel suo piccolo ufficio romano ha lo sguardo del pugile che prova a sgusciare dall’angolo, a pochi secondi dal gong. Socialista, tre figli adulti, amante dell’antiquariato e tifoso dell’Inter, ex assessore e uomo forte della sanità pugliese, vive queste ore in libertà condizionata. Il tribunale di Bari ha chiesto al Parlamento di mandarlo in carcere per corruzione, concussione, turbativa d’asta, falso: avrebbe favorito gli affari della sua famiglia impegnata da anni nella distribuzione di prodotti sanitari. «Purtroppo, nel mio caso, è già stata emessa una sentenza definitiva. Si è svolto un processo breve in cui il pubblico ministero risponde al nome di Marco Travaglio, l’appello è nelle mani di Antonio Di Pietro e la Cassazione è rappresentata da Michele Santoro» dice Tedesco, che fa riferimento a due passate puntate di Annozero. Ma Tedesco di fronte alla condanna mediatica non si arrende: «Continuerò a difendermi nel processo con tutte le buone ragioni che credo di avere».

Non ritiene di essere finito in questo pasticcio anche per colpa sua, avendo voluto l’assessorato alla Sanità nonostante il conflitto di interessi?
È una storia che va sfatata. Non ho chiesto io quell’incarico. È vero anzi che, come sa bene il presidente Nichi Vendola, mi ero proposto, essendo il consigliere più anziano, per la presidenza del parlamentino regionale.

E gli affari della sua famiglia cresciuti del 30 per cento durante il suo assessorato?
Le quote di mercato delle aziende per cui lavorano i miei figli sono nella media e l’aumento che c’è stato è fisiologico. E poi le multinazionali rappresentate dai miei ragazzi sono leader del mercato mondiale e vanno bene in Puglia da prima che io diventassi assessore.

Lei nella sua difesa parla di «fumus persecutionis».
Si tratta di una persecuzione oggettiva: le indagini su di me iniziano tre anni fa. Nel febbraio 2009 scopro non dai magistrati, ma dagli organi di informazione di essere indagato e mi dimetto immediatamente da assessore. In questo modo salvo Vendola e la sua esperienza politica dalla bufera e, probabilmente, dalla rovina. Poi per cinque mesi rimango consigliere regionale senza essere protetto da alcuna immunità. Sebbene sia accusato di fatti gravissimi, persino di concorso esterno in associazione di stampo mafioso, e continui a lavorare in regione, nessuno reclama il mio arresto. Quindi divento parlamentare e per altri 19 mesi non si ritiene necessario sottopormi a misura cautelare. In tutto questo tempo non vengo interrogato nemmeno una volta. Sino a quando, un mese fa, i pm chiedono il mio arresto paventando il rischio di reiterazione del reato proprio per la mia carica di senatore. I guasti nella sanità pugliese che non avrei potuto causare da assessore e da consigliere regionale secondo i magistrati li posso invece produrre da parlamentare.

I capi d’imputazione, però, sono gravi.
I più seri sono caduti: quello, assurdo, di mafiosità e l’associazione per delinquere. E, nelle carte, neppure in un rigo si parla di tangenti per me. Per quanto riguarda la concussione per fatti pressoché identici (nomine nelle asl) la stessa procura ha ottenuto da un altro gip l’archiviazione per il presidente Vendola, per me e altri indagati. De Benedictis, invece, delle numerose richieste di arresto dei pm ne ha accolte solo due, tra cui la mia. Per non parlare dei ripensamenti dei pubblici ministeri. Un anno fa hanno proposto la mia archiviazione per due presunte concussioni. Nel febbraio scorso, visto che il gip non aveva ancora deciso, hanno fatto retromarcia e hanno chiesto che venissi arrestato anche per quelle vicende.

Il giudice Sergio Di Paola ha archiviato la posizione di Vendola lo stesso giorno in cui De Benedictis ha deciso il suo arresto.
Se credessi nella giustizia a orologeria, questo potrebbe essere l’esempio lampante. Di certo la decisione di Di Paola ha avuto un’incubazione lunga 11 mesi, mentre a De Benedictis sono bastati 11 giorni per chiedere la mia carcerazione.

Nella sua memoria difensiva scrive che i pm hanno «spasmodicamente» cercato prove contro di lei.
Di certo hanno completamente trascurato tutti gli elementi che avrebbero potuto scagionarmi. Basterebbe leggere l’interrogatorio di Vendola per trovare la prova provata della mia innocenza.

Nelle intercettazioni il presidente della regione discute con lei di nomine.
Si vede che nelle sue famose «narrazioni» c’è un posto anche per i direttori generali. Ma questo non è un reato.

A proposito della nomina lampo del primario del pronto soccorso di Terlizzi, il paese di Vendola, con i magistrati lei parla di «logiche terlizzesi».
Nella mia esperienza pluriennale, a memoria, non ricordo un concorso di primario che sia durato così poco.

Sembra che le nomine non interessassero solo a lei. Sulla scelta di un primario ha avuto un aspro confronto con l’ex assessore ai Trasporti, Mario Loizzo.
Era un tema sensibile come potrebbe confermare lo stesso presidente Vendola.

Si riferisce allo scontro con Loizzo avvenuto nella stanza del presidente?
Ha letto bene.

Sulle nomine, agli atti ci sono telefonate anche con il sindaco di Bari, Michele Emiliano.
Era il segretario regionale del Pd ed era preoccupato di mantenere gli equilibri all’interno del partito. Emiliano ha sempre cercato di influenzare le politiche regionali e questo ha creato in quegli anni attriti anche con Vendola.

Nel marzo 2008 a Bari ci fu una cena elettorale in onore dell’allora ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Quella sera erano presenti quasi tutti i dirigenti della sanità pugliese, oltre a politici come Emiliano. Mancava solo lei.
Venni invitato per pura formalità all’ultimo momento. Non ci andai e consigliai a un amico, come risulta dalle intercettazioni, di non fare partecipare nemmeno D’Alema. Seppi che la cena era pagata dai fratelli Tarantini, già all’epoca molto chiacchierati e nel mirino della magistratura (oggi sono indagati nelle inchieste sulla sanità pugliese, ndr). Ritenevo non si stesse rendendo a D’Alema un buon servizio.

Quali sono oggi i suoi rapporti con il Pd?
Complessivamente buoni, fatta eccezione per alcuni , in particolare gli onorevoli Rosy Bindi e Francesco Boccia, e il sindaco Emiliano che senza avere letto una carta si sono scagliati con inaudita violenza contro di me.

Qual è la posizione del suo partito sul tema della giustizia?
Ci sono anime diverse e contraddizioni forti. La riforma proposta dal governo Berlusconi potrebbe farle deflagrare.

Resterà nel Pd?
La mia volontà c’è, ma per salvare un matrimonio bisogna essere in due.

Il suo giudizio su Vendola?
È un uomo privo di sentimenti. Con lui, sino a quando gli sono stato utile elettoralmente, ho avuto ottimi rapporti. Anche quando ero indagato. Dal giorno dopo le elezioni del 2010 mi ha accuratamente ignorato. Ma, come diceva Pietro Nenni, la politica non si fa con i sentimenti né con i risentimenti.

Senatore, presto potrebbe finire in cella.
Mi servirà per colmare una colpevole lacuna: quella di non essere mai andato in questi 20 mesi di mandato parlamentare a visitare i detenuti. Credo che conoscere la loro vita mi potrà aiutare a vivere meglio la mia.
(ha collaborato Giovanni Longo)

Commenti

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Il 30 Marzo 2011 alle 14:28 cantastorione ha scritto:

nbsp;…come aveva ragione Nenni…. solo finanziamenti!!!!

Il 19 Luglio 2011 alle 15:15 Se il Papa non è Tedesco… « La Torre Normanna ha scritto:

[...] “libera” informazione, evitano di fare riferimento. Si tratta del Senatore del PD Alberto Tedesco, già ex-Assessore alla Sanità della prima Giunta Vendola in Puglia su cui grava una richiesta di [...]

Il 22 Luglio 2011 alle 1:53 Graziare Tedesco per salvare Vendola e D’Alema « La Torre Normanna ha scritto:

[...] Così parlò l’ex-Assessore alla Sanità della Regione Puglia Alberto Tedesco… [...]

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