

di Paola Sacchi
«Se la moratoria del governo che rimanda di un anno il piano per l’energia nucleare serve a liberare gli italiani dall’intossicazione da ideologia antinuclearista, che dura da Chernobyl, allora sarà una decisione ben spesa. Capisco la necessità della prudenza, dopo lo tsunami giapponese, ma se fossimo tutti esperti di nucleare la moratoria non sarebbe stata necessaria».
Senatore Guido Possa, lei è presidente della commissione Istruzione e beni culturali di Palazzo Madama ma anche ingegnere nucleare: sta dicendo che non è d’accordo con il ministro allo Sviluppo Paolo Romani e di conseguenza anche con il premier Silvio Berlusconi di cui è amico fraterno?
Io non sono d’accordo in generale sul rallentamento del piano per il nucleare. Ma se il ministro Romani ritiene che non ci sia in giro quella percezione favorevole che è necessaria a questo passaggio, da politico ne devo prendere atto.
E da tecnico?
La politica energetica di un paese richiede decisioni su un lungo periodo che non si possono cambiare o rallentare a ogni piè sospinto. Il governo Berlusconi, dopo una propaganda antinucleare che ha intossicato l’Italia per vent’anni, ha coraggiosamente deciso di riprendere la strada dell’atomo, con l’obiettivo di ricavarne nel 2030 il 25 per cento dell’energia elettrica, favorendo quindi la modernizzazione del Paese.
Il Giappone non ci deve mettere paura?
Purtroppo c’è una generale ignoranza sui pericoli dell’energia nucleare che sviluppa sensazioni di paura e al limite anche di panico. C’è stata un po’ una voglia di «sbattere il mostro in prima pagina». Quello che è successo nella centrale di Fukushima sulla costa francese non sarebbe accaduto.
Sta dicendo che la tecnologia giapponese è obsoleta?
Lì ci sono impianti nucleari progettati oltre 40 anni fa, la tecnologia attuale si è molto sviluppata da allora e non avrebbe consentito una cosa del genere. Io sono scandalizzato dall’espressione del commissario europeo all’Energia, Günther Ottingher, che ha parlato di apocalisse nucleare: addirittura!
Non abbiamo nulla da temere?
Ripeto, la tecnologia nucleare attuale è altissimamente sicura. Per i giapponesi ci sono macchine di prima o al massimo di seconda generazione. Se un terremoto Richter di grado 9 con maremoto capita in Francia, non fuoriesce nessuna radioattività. Quello che è successo in Giappone non potrà accadere con le nuove macchine che impianteremo in Italia.
Berlusconi la pensa come lei?
Credo che il presidente Berlusconi abbia queste stesse convinzioni sull’adeguatezza dell’energia nucleare, ma che giustamente abbia anche attenzione ai sondaggi. Se l’opinione pubblica è turbata, è un problema politico.
Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo invece non sembra pensarla come lei…
Ricordo che più volte si è espressa a favore del nucleare. Certo la sua attenzione all’opinione pubblica ambientalista la porta su posizioni ancora più prudenti rispetto a quelle che mediatamente ha in Consiglio di ministri.
Che cosa suggerisce di fare al referendum di Antonio Di Pietro sul nucleare?
Inviterei a non andare a votare sul nucleare. Ed eventualmente a farlo solo per gli altri referendum.
- Venerdì 1 Aprile 2011
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