

Per i suoi colleghi di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice dei magistrati, è un giudice modello, un campione d’efficienza, capace di macinare sentenze a un ritmo record, svegliando da un lungo torpore un sonnacchioso tribunale di provincia. Per gli avvocati di Lanusei, paese di 6 mila abitanti sui monti dell’Ogliastra, nella splendida e selvaggia Sardegna interna, è un magistrato abituato a fare giustizia sommaria, specializzato nell’azzerare le cause eliminando i diritti.
Su Sergio Gorjan, 56 anni, triestino, presidente del tribunale di Lanusei, si combatte una battaglia senza esclusione di colpi. Pur di farlo sloggiare, i 103 legali del foro ogliastrino hanno proclamato da dicembre uno sciopero a oltranza. Un attacco ad personam così violento che, a Roma, il Consiglio superiore della magistratura ha aperto una pratica «a tutela» del magistrato. Che intanto, avendo raggiunto i 30 anni di anzianità e la settima valutazione di professionalità, ha già chiesto il trasferimento ad altra sede e, nell’attesa, si presenta puntuale ogni mattina nelle aule che gli avvocati disertano.
In tempi di infuocate diatribe sull’efficienza della giustizia, vale la pena di guardare più da vicino la contesa che si combatte in uno dei tribunali più piccoli d’Italia, da anni a rischio di scomparsa, in una terra dove un antico proverbio ammonisce: «Mellus chi manchi di su pani che sa justizia» (meglio fare a meno del pane che della giustizia). In quel tribunale, Gorjan, a lungo consigliere di corte d’appello a Trieste, s’insedia il 13 giugno 2006. Trova un ufficio con la metà dell’organico e un cospicuo arretrato. Il presidente si mette all’opera, l’organico si rafforza, i risultati arrivano: nei primi quattro anni vengono definiti 2.200 procedimenti civili. Ottima media, se si considera che il numero di cause iscritte a Lanusei oscilla tra le 450 e le 480 all’anno. E qui veniamo al primo punto dolente: a Roma c’è chi considera quel numero troppo esiguo per giustificare l’esistenza di un tribunale. Prima il Consiglio superiore della magistratura, poi l’Associazione nazionale magistrati affermano che il tribunale a Lanusei va chiuso e le sue competenze divise tra le sedi di Nuoro, 70 chilometri di distanza, e Cagliari, 171 chilometri.
A Lanusei non ne vogliono sapere. «Su giustizia e sanità lo Stato non può arretrare» protesta il sindaco Virginia Lai, dal maggio 2007 a capo di una giunta che ha rinunciato in blocco alle indennità pur di risanare un municipio sull’orlo del dissesto. Al suo tribunale, che dal 1838 governa su un’area grande metà della Liguria, garantendo giustizia a 65 mila cittadini di 27 comuni, spesso collegati tra loro con strade che si percorrono a velocità da mulattiera, la giunta di Lanusei ci tiene. Ricorda il sindaco: «È il comune a pagare le spese per il palazzo di giustizia: dalle guardie giurate ai telefoni, saldiamo tutto noi, salvo ottenere poi dal ministero il rimborso del 60 per cento. E anche quando non avevamo i soldi per riscaldare le scuole abbiamo fatto di tutto per fare sì che le imprese ultimassero la ristrutturazione del tribunale».
Con tanta dedizione, ci si potrebbe aspettare che il sindaco tifi per il presidente Gorjan. Invece no. «A noi piace la solerzia» scandisce Lai «ma la fretta non ci sta bene».
Fretta? Avvocato e figlio d’avvocato, Maurizio Mereu è assessore comunale ai problemi della Giustizia. Spiega: «Qui da noi non si usava mettere per iscritto confini o possessi: erano affari che si concludevano con una stretta di mano, sulla parola. Ora, quando gli eredi si rivolgono al tribunale per la divisione dei beni, il presidente Gorjan domanda: dov’è l’atto pubblico di proprietà? E, in assenza, dichiara improcedibili i ricorsi».
Nell’ufficio dell’Ordine degli avvocati, al quarto piano del palazzo di giustizia, davanti a una grande vetrata che inquadra il mare di Arbatax e Tortolì, Gianni Carrus presidente dei legali di Lanusei, sostiene: «Ormai non c’è quasi sentenza che non venga impugnata, e da entrambe le parti. La media degli appelli era del 20 per cento. Ora è schizzata al 60, col risultato che la presunta efficienza del tribunale di Lanusei la paga la corte d’appello di Cagliari, ingolfata di ricorsi».
A sorpresa, al fianco degli avvocati si schiera un senatore leghista, Fabio Rizzi, varesino d’origine, da tre anni impegnato nell’aprire sedi della Lega in Sardegna. Rizzi ha presentato un’interrogazione al Senato su Gorjan. Dichiara: «Io sono per il processo breve, ma non per il processo cancellato d’ufficio». Inutile chiedere una replica al presidente del tribunale. A Panorama Gorjan dice, con cortesia: «Non rilascio dichiarazioni». Parlano per lui i leader di Magistratura indipendente che lo hanno difeso perché «applica i principi costituzionali sulla ragionevole durata del processo», concludendo: «Non tutti gli operatori del diritto hanno interesse che la giustizia funzioni». Una stilettata contro gli avvocati.
A Lanusei, comunque, il tribunale si è messo davvero a trottare. Dall’estate 2008 c’è un nuovo procuratore della Repubblica, il calabrese Domenico Fiordalisi: «Ho trovato 5 mila procedimenti arretrati, anche fascicoli nascosti in archivio in attesa di prescrizione». In poco più di tre anni Fiordalisi ha azzerato l’arretrato, riaperto le indagini su cinque omicidi dimenticati, avviato una sventagliata d’inchieste sulle truffe alle assicurazioni, specialità dell’Ogliastra. In più, ha cominciato a indagare sull’uso di uranio impoverito nelle esercitazioni al poligono di Perdasdefogu e ha affrontato il capitolo delle intimidazioni ai pubblici amministratori, una piaga che tocca tutta la Sardegna. Dice il procuratore: «Gli attentati in Ogliastra si sono dimezzati».
Anche la giunta comunale di Lanusei ha avuto la soddisfazione di sapere che finalmente c’è un indagato per le intimidazioni contro sindaco e assessori. Conclude Fiordalisi: «Togliere questo presidio di giustizia significherebbe alimentare un senso d’abbandono e di disperazione in un ambiente difficile. Meglio sarebbe estendere le competenze del tribunale, ampliarne l’ambito territoriale. Altro che chiuderlo!». Sarà per questo che contro di lui nessuno sciopera?
- Martedì 5 Aprile 2011
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Commenti
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Il 28 Novembre 2011 alle 1:46 zione ha scritto:
Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
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(17/10/1922 San Giuseppe Moscati) http://www.moscati.it/Italiano.....sieri.html
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A quel tempo il grande Dottore dei poveri, Benefattore della dolente Umanità e già venerato Santo da vivo, giustamente parlava così perché fra i tanti morbi con cui lottava strenuamente nei lazzaretti non si era imbattuto nella moderna Lebbra della Giustizia; perché all’epoca il Mortifero Giudiciume, non esisteva ancora come gravissima Epidemia Sociale e i signori Magistrati erano persone serie, austere e morigerate, fatta eccezione di qualche sporadico e recondito bacillo isolato; chissà se fosse vissuto ai giorni nostri, quale sarebbe stato il suo pensiero …
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