Niente tendopoli e 23 mila regolarizzazioni temporanee: ecco l’accordo Stato-Regioni

Uno degli immigrati naufragati questa notte viene soccorso nel porto di Lampedusa oggi 6 aprile 2011.     ANSA / ETTORE FERRARI

Uno degli immigrati naufragati questa notte viene soccorso nel porto di Lampedusa, 6 aprile 2011. ANSA / ETTORE FERRARI

Claudia Daconto È arrivata ieri in tarda serata la firma dell’accordo tra governo ed enti locali sul tema dell’accoglienza provvisoria agli immigrati. E se non fosse stato per “un approccio ideologico da parte della Lega, che ha voluto si evitasse che la gente pensasse che si stava facendo una sanatoria, a questo punto saremmo già un metro avanti” racconta a Panorama.it l’assessore regionale del Lazio alle Politiche sociali Aldo Forte che ha partecipato all’incontro insieme alla presidente Renata Polverini alle prese, da due giorni, con 640 migranti giunti l’altro ieri a Civitavecchia e trasferiti nella ex caserma Ugo De Carolis.
Assessore, via libera al permesso temporaneo previsto dall’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione. Cosa prevede e a chi sarà applicato?
Tutti i dettagli dovranno essere messi a punto nel prossimo decreto legge. Comunque si applicherà ai circa 23mila immigrati, già arrivati in Italia, che a questo punto potranno liberamente circolare.
Il permesso sarà dato a tutti o solo a quelli senza precedenti penali?
E’ più plausibile questa seconda opzione ma, ribadisco, lo sapremo solo al momento in cui verrà messo nero su bianco il decreto legge.
Il permesso temporaneo sarà concesso solo ai tunisini o a tutti i nord africani?
Bè, i tunisini sono nordafricani. Per quanto riguarda invece i libici, loro sono rifugiati quindi hanno tutto un altro status.
E per i migranti che arriveranno nei prossimi giorni cosa è previsto?
In questo caso è previsto il rimpatrio in base all’accordo che il governo italiano sta mettendo a punto con quello tunisino.
Un accordo ancora molto nebuloso. Ieri siete riusciti a saperne qualcosa di più?
Dovrebbe sicuramente essere previsto un maggiore controllo delle coste tunisine in sinergia con la nostra Guardia costiera e anche attraverso mezzi navali e di terra che noi forniremo loro. Ieri il presidente Berlusconi era molto fiducioso della moral suasion che il nostro Paese può esercitare nei confronti di un Paese dove portiamo ogni anno 500mila italiani a fare le vacanze, dove abbiamo rapporti commerciali e industriali forti. Poi certo, il problema è che al momento non abbiamo un interlocutore stabile, da quando è iniziata questa emergenza il loro ministro dell’Interno è già cambiato due volte.
Si ha idea di quanti saranno i rimpatri quotidiani?
Ad oggi siamo a 4 rimpatri al giorno. Un numero che andava bene fino all’anno scorso, quando in tutto sono arrivati 25 tunisini, ma che oggi non regge più. Allora si sta pensando all’impiego di aerei che dovrebbero trasportare almeno una 50ina di persone al giorno. Però da dove partiranno e dove arriveranno ancora non lo sappiamo.
La Francia teme che il permesso temporaneo concesso dall’Italia mascheri una sorta di via libera per scappare dall’Italia.
Sicuramente nel prossimo incontro bilaterale con Parigi il ministro Maroni spiegherà che c’è la volontà di affrontare il problema in maniera condivisa e che qui nessuno ha l’intenzione di far invadere la Francia dai tunisini arrivati in Italia. E comunque se l’Europa avesse preso un’iniziativa istituzionale in precedenza probabilmente non ci ritroveremmo a fare queste richieste.
Questione distribuzione: le regioni del Nord hanno ceduto o i centri d’accoglienza resteranno ancora tutti al Centro-Sud?
Intanto l’accordo prevede lo stop alle tendopoli, che sono un esperimento fallito, e che si scelgono altri siti, come le caserme, che danno maggiori rassicurazioni non solo da un punto di vista della sicurezza, ma anche di un’accoglienza più umana visto che andiamo incontro all’estate e un campo al sole trovo che possa arrecare danni alle persone che non sono delle bestie.
E quindi i governatori del Nord si sono persuasi ad aprire le loro caserme?
Ovviamente ci deve essere una distribuzione equa su tutto il territorio. Per cui, noi come regione Lazio, ma anche le altre, abbiamo ribadito che prima di parlare dell’apertura di nuovi centri e dell’accoglienza di ulteriori immigrati, si deve fare in modo che i prossimi siano distribuiti tra tutte quelle regioni che fino ad oggi sono rimaste fuori da questo piano.
A proposito di caserme, pare che la De Carolis di Civitavecchia, dove sono stati trasportati 640 migranti, sia piuttosto fatiscente. Non è che alla fine queste strutture da centri d’accoglienza diventeranno dei veri e propri Cie?
Ma guardi che prima della De Carolis si stava prendendo in considerazione un prato a Tarquinia. Manduria è un prato. Consideriamo che solo ieri è stato deciso che la gestione di questi centri spetterà alla Protezione civile e agli enti locali, fino ad ora erano le prefetture a decidere i siti e in 48 ore bisognava attrezzarli. Quindi anche per la De Carolis in 48 ore si è cercato di fare il meglio possibile: stiamo montando cucine da campo, abbiamo visitato tutti i 680 ospiti, a chi aveva bisogno di cure le abbiamo fornite. Certamente non è un albergo, però stiamo cercando di migliorare la situazione.

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