“L’Europa dov’è? Di fronte all’emergenza immigrazione l’Europa non c’è e basta”. Dopo la bocciatura da parte della Ue alla linea dell’Italia sulla protezione temporanea per gli sfollati dai paesi del Nord Africa, Panorama.it gira a Margherita Boniver, inviato speciale del ministro degli Esteri Frattini per le emergenze umanitarie, nonché presidente del Comitato Shengen, la stessa domanda posta polemicamente dal titolare del Viminale Roberto Maroni: che senso ha, a questo punto, restare nell’Unione?
Ritengo che oggi sia stato toccato un punto di non ritorno per quanto riguarda il concetto stesso di solidarietà, un concetto che in Europa non esiste e che vede l’Unione fallire completamente due obbiettivi: quello di trovare una soluzione alla crisi che di rimbalzo sta toccando l’Italia per quanto riguarda l’instabilità del Nord Africa e quello dell’essere coerente, nelle sue azioni, con il concetto stesso di solidarietà che è alla base della sua fondazione.
La Commissaria per gli Affari interni Cecilia Malmstrom sostiene che si può anche usare la direttiva 55/2001 ma che questo non è il momento di farlo. Vuol dire che la situazione non è così grave come ci appare?
La direttiva 55 riguarda l’afflusso straordinario di sfollati e anche qui bisogna fare uno sforzo d’interpretazione: questa direttiva si applica ai 25mila tunisini oppure alle migliaia di persone che arrivano e arriveranno dalla Libia? L’interpretazione autentica direbbe che dovrebbe applicarsi solo ai rifugiati per motivi di guerra, cioè ai richiedenti asilo e quindi solo a chi arriva dalla Libia. Ma non mi sembra che nemmeno su questo ci sia chiarezza.
Cosa intende il ministro degli Interni tedesco Hans Peter Friedrich quando sostiene che l’Italia sta infrangendo lo spirito dell’accordo di Shengen?
Dice il falso e basta: noi non stiamo in alcun modo violando Shengen. Nessuno si può neanche permettere di immaginarlo. E i permessi di soggiorno per motivi umanitari concessi con decreto in base alla norma 20 sull’immigrazione, destinati ai 20mila tunisini già presenti sul nostro territorio, sono perfettamente legali.
Questo ce lo riconosce anche la Malmstrom ma solo se applichiamo quell’articolo dentro casa nostra. Come farà l’Italia a farcela da sola?
Staremo a vedere. Intanto mi sembra che questa dei 20mila permessi, se non è una soluzione definitiva, quanto meno è una misura pragmatica. Non esiste comunque una sola soluzione e tuttavia la strada che certamente va battuta e ribattuta è quella dei rimpatri dei tunisini.
Ci lamentiamo che nessuno ci aiuta, eppure la Malmstrom ha ricordato che l’Europa ha messo a disposizione del nostro Paese fondi e stanziamenti per Lampedusa. Non basta?
Sì, per carità. Gli stanziamenti europei sono giustamente vincolati a dei capitoli di spesa, non sono dati così a casaccio, ci mancherebbe! Ma questo ping pong antipatico disvela quello che è sotto gli occhi di tutti: un’Europa che è in grado di trovare centinaia di migliaia di euro per il salvataggio di tutte le banche che vuole, dopo che alcuni dei suoi membri sono stati dichiarati falliti; un’Europa che ha dichiarato che va bene bombardare la Libia ma che non ha una politica per le emergenze, che non ha una politica per l’immigrazione.
Lei pensa che la situazione che si è venuta a creare possa avere degli strascichi nei rapporti diplomatici tra i paesi dell’Unione?
Finché mancherà una politica europea comune, non mancheranno i dissidi.
Hanno sempre avuto ragione gli euroscettici?
Dal momento che in questo contesto l’Europa sembra dirci “arrangiatevi, poi caso mai ci presentate il conto” senza contare che quei soldi sono anche nostri, perché l’Europa siamo noi, siamo uno dei paesi fondatori, bé, allora tutto questo va anche ripensato.
In che modo?
Se fossi una cittadina inglese potrei essere più esplicita…
Lo sia…
Allora abbasso il burocratismo europeo, evviva la politica.
- Lunedì 11 Aprile 2011

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