di Paolo Guzzanti
Io non ho mai dato un soldo ai cosiddetti «Madoff dei Parioli», ma mi ritrovo egualmente sulle cronache perché mia madre (morta a 94 anni nel 2006) aveva affidato a questa gente i suoi risparmi per più di 10 anni. A me toccava un’incombenza filiale: andare da lei ogni anno per decifrare la relazione annuale di Roberto Torregiani, un giovanottone che si esprimeva in un linguaggio finanziario torrenziale. Mia madre voleva soltanto sapere se poteva o no permettersi il solito mese in montagna ad agosto. Quando poi chiedevo a Torregiani come diavolo facessero, lui e la sua società, a garantire utili superiori al 15 per cento, mi investiva con uno tsunami di parole gergali borsistiche. Ma, visto che mia madre aveva garantita l’estate in montagna, potevo salutare e andare via.
Quando mia madre morì, mi trovai erede di una parte dei suoi risparmi in mano a questa gente e con il problema di prendermi cura di mia sorella. Tutto andò ancora liscio per un po’ finché il tonitruante Torregiani non mi disse che avrei fatto meglio a pagare di mia tasca un mensile a mia sorella in attesa che si risolvessero alcuni «problemi di liquidità». Poi cominciarono a telefonarmi amici e parenti spaventati. Nel frattempo Torregiani era stato sostituito da un nuovo personaggio, Gianfranco Lande, un signore che veste e parla come un banchiere svizzero, particolarmente abile nel fronteggiare scenate ai limiti dell’aggressione fisica e che oggi fa lo sciopero della fame in cella.
Questa gente intanto aveva cambiato sede: da via Bocca di Leone, nel centro storico, si era trasferita in un elegante villino di viale di Villa Grazioli. Poiché nessuno di questi indirizzi è ai Parioli, non so spiegarmi perché la vicenda sia stata ribattezzata come «truffa dei Parioli», ma probabilmente il nome del quartiere evoca facili vizi e smodate ricchezze nelle macellerie di bassa cronaca. Adesso Torregiani è in galera, o meglio in custodia cautelare, con Gianfranco Lande e Raffaella Raspi, che ho conosciuto pallida e spaventata fra librerie vuote, centralinisti nervosi ed espressioni tese quando anche io andai a chiedere che fine avessero fatto i soldi di famiglia (le risposte erano vaghe e rassicuranti: fra due o tre mesi tutto sarà a posto). Seppi poi che Lande aveva raccontato di essere stato minacciato da certi calabresi che rivolevano i soldi e ho letto che questi calabresi erano più precisamente mafiosi del clan Piromalli.
Ho di conseguenza assistito sulla stampa liberal al vergognoso linciaggio di mia figlia Sabina, truffata anche lei, e alla esposizione del mio nome carognescamente avvicinato a quello dei mafiosi calabresi. Così, mentre migliaia di persone perdevano tutti i loro risparmi e altri l’intero frutto di una vita di lavoro, partiva una valorosa caccia alle vittime, marchiate con la stella gialla del vip. In Italia, paese fasciocattocomunista, il denaro è sempre e comunque «merda del diavolo» e chi viene derubato, come si legge sulla bibbia degli italiani che è Pinocchio, va severamente punito.
- Martedì 12 Aprile 2011

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Commenti
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Il 13 Aprile 2011 alle 22:26 pasalaam ha scritto:
Caro signor Guzzanti, comincia a capire ora come si devono sentire Berlusconi e tanti altri onesti italiani ai quali giornali e magistrati fanno le pulci per molto meno?
Ne parli a sua figlia che con questi argomenti ruba lo stipendio e rompe le scatole.
Il 14 Aprile 2011 alle 7:52 cavallotti ha scritto:
xpasalaam
su andiamo.proprio non vedo cosa centra il caso Guzzanti con quello del cittadino Berlusconi.
Poi,singolarlo come persona onesta e’il colmo.E’come dire che;I 600mila euro intascati da Mills per starsene zitto sono cascati dal culo delle vacche della Parmalat.
Questo a parte,condivido il suo punto di vista sul tirchione Guzzanti.
Il 14 Aprile 2011 alle 23:48 pasalaam ha scritto:
Ma, vede caro Cavallotti, la differenza stà nel fatto che Guzzanti ammette di aver fatto, mentre per Berlusconi “si dice che abbia fatto”.
Quando Berlusconi sarà condannato, sarò il primo a sputargli in un occhio, nel frattempo, per mé, resta innocente.
Se poi, dopo venti anni di inchiesta, i giudici non riescono a condannarlo, i casi sono due: o’ é innocente, oppure i giudici sono cretini. Converrà con mé che nei due casi non é colpa sua.
Cordialmente
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