

di Laura Maragnani e Carlo Puca
Pressati dagli immigrati. Tagliatifuori sulla Libia. Isolati in Europa. Come e perché si è arrivati a tutto questo? Si potevano prendere provvedimenti «preventivi»? Qualcosa in più si può ancora fare? Panorama ha raccolto le voci di una serie di personalità di tutti i colori politici. Per tentare di dare spiegazioni alle vicende di queste «giornate incerte, affannose e amare», per dirla con la colomba Gianni Letta. Uno, insomma, che è solitamente ottimista.
1 - Perché l’Italia non ha bloccato i barconi appena fuori dalle acque territoriali tunisine, costringendoli a rientrare in porto?
È difficile intercettare in acque internazionali i barconi, spesso in precarie condizioni di galleggiamento, per costringerli a rientrare al porto di partenza: si rischierebbe, appunto, di farli naufragare. E, oltretutto, ci vorrebbe un grande numero di mezzi di pattuglia. Avverte poi il sottosegretario all’Interno, con delega all’Immigrazione, Alfredo Mantovano: «Nessuno vuole che si ripeta la tragedia del 28 marzo 1997, quando uno scafo albanese con 85 persone a bordo entrò in collisione con la motonave Sibilla e affondò nel Canale di Otranto».
2 - Perché l’Italia non ha respinto gli emigranti prima dell’approdo?
«Non si possono respingere le barche in difficoltà. L’obbligo di soccorso ai naufraghi è previsto proprio dal codice marittimo»: lo dice Pietro Marcenaro, senatore pd, presidente della commissione Diritti umani.
3 - Non si potevano nemmeno reimbarcare i migranti appena sbarcati?
Il rimpatrio può avvenire soltanto in base a precisi accordi fra gli stati. E con il nuovo governo tunisino, dopo la rivoluzione dello scorso gennaio, bisognava ancora aprire la trattativa.
4 - Perché altri paesi, come la Spagna, rimpatriano senza difficoltà?
Madrid ha quasi esclusivamente il problema degli emigranti illegali dal Marocco. E l’accordo firmato nel 2007 dal socialista José Luis Rodríguez Zapatero con il governo di Rabat è molto duro: prevede anche il rimpatrio forzato dei minorenni non accompagnati e il loro ricovero in centri di detenzione amministrativa. Ben diversi gli accordi che l’Italia, negli ultimi tre anni, era riuscita a negoziare con Egitto, Tunisia e Libia. La Tunisia, per esempio, fino al crollo di Zine el-Abidine Ben Ali accettava soltanto cinque rimpatri per volta, 100 al mese. I nuovi patti sottoscritti da Roberto Maroni prevedono il rimpatrio di 60 persone al giorno (suddivise in due voli) purché arrivate dopo il 5 aprile 2011. In cambio l’Italia si è impegnata a fornire motovedette e fuoristrada per contrastare le partenze illegali dalle coste tunisine. Analoghe trattative dovranno essere riaperte con la Libia.
5 - Perché sugli emigranti c’è tensione fra l’Italia e l’Europa?
Racconta Mantovano: «Già a metà gennaio abbiamo lanciato l’allarme a Bruxelles. A febbraio, su iniziativa di Roberto Maroni, si sono incontrati i ministri dell’Interno di Francia, Spagna, Italia, Malta, Grecia e Cipro. I sei paesi hanno chiesto ufficialmente all’Ue di considerare come emergenza europea» i flussi in arrivo dal Mediterraneo e di rendere più attivo il Frontex coi pattugliamenti. Non solo: è stata chiesta l’istituzione di un fondo di solidarietà di 150 milioni di euro per la prima emergenza. Risultato? L’invio di tre funzionari Frontex a Lampedusa, ignari della lingua italiana». E il rifiuto di accettare la redistribuzione sul territorio europeo dei migranti arrivati a Lampedusa.
6 - Perché allora l’Italia ha deciso per il rilascio dei permessi temporanei?
Il trattato di Schengen, e si presume che il governo lo sapesse, non autorizza la libera circolazione senza documenti in ordine e reddito minimo giornaliero disponibile. Su 28 mila migranti arrivati in Italia, poco meno di 5 mila potevano chiedere l’asilo come rifugiati politici. E lo hanno fatto. «I comuni italiani ne hanno già accolti circa 3 mila senza problemi» afferma Michelino Davico, sottosegretario all’Interno. Gli altri 23 mila, per la grandissima parte provenienti dalla Tunisia, erano emigranti per motivi economici. Immigrati clandestini il cui rimpatrio, sostiene la Ue, era ed è affare esclusivo dell’Italia. Impossibile però rimpatriarli subito, in assenza di precisi accordi col governo
di Tunisi. E anziché custodirli per mesi nei Cie, ecco che la cabina di regia formata da governo, regioni, province, comuni, Protezione civile ha preferito battere la scorciatoia dei permessi temporanei. In tutto, alla fine, si prevede che a ottenerli saranno circa 10 mila tunisini.
7 - Perché i francesi si oppongono ai permessi temporanei?
I francesi sono tra i più rigidi poiché gran parte del flusso finirebbe da loro: su 900 mila tunisini che vivono all’estero, 600 mila risiedono in Francia. Perciò il ministro dell’Interno, Claude Guéant, fa la faccia feroce: sostiene che Schengen non significa rinunciare a tutti i controlli, né il permesso di soggiorno temporaneo supera i cinque restrittivi requisiti indicati proprio dal ministro.
8 - Perché Roberto Maroni ha ingaggiato un braccio di ferro con l’Unione Europea?
«Mi chiedo se davvero abbia un senso continuare a far parte dell’Unione Europea»: così Maroni dopo il niet dell’Europa alle sue richieste. Umberto Bossi e Silvio Berlusconi hanno subito gettato acqua sul fuoco. Ma intanto il messaggio alla base leghista è arrivato chiaro e forte: se anche le regioni del Nord si ritroveranno a ospitare la loro quota di tunisini, non sarà per scelta del Viminale ma per imposizione di Bruxelles. Secondo i sondaggi, il problema degli immigrati vale 5 punti alle prossime amministrative. Attribuire ogni responsabilità all’Europa, perciò, può essere anche un modo per fare appello al ventre leghista. Stefano Galli, politologo di area, riconosce che c’è «una storica avversione, da parte della base, nei confronti dell’Europa dei tecnocrati, della burocrazia e della finanza». La sconfitta di Maroni a Bruxelles può diventare una vittoria in casa.
9 - Francesco Speroni della Lega ha ipotizzato di usare anche le armi per respingere gli immigrati clandestini. Eccessi verbali pericolosi. Ma una linea più dura sarebbe utile.
«Al di là delle rodomontate del Carroccio» spiega Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, «non sarà con le operazioni di polizia che si potrà contenere l’ondata migratoria nel Mediterraneo. È un fenomeno epocale, e non transitorio, che va affrontato dall’Europa intera con uno sforzo politico e finanziario straordinario». Non solo per solidarietà o per carità: «L’emergenza di oggi può e deve diventare l’opportunità di domani. Il pil integrato di Europa e Nord Africa è di 15,7 triliardi di dollari, tanto quanto le due Americhe messe insieme. Se riusciamo a uscire dal rattrappimento baltico e a scommettere sulla creazione di una macroarea mediterranea, non solo limiteremo le migrazioni, ma potremo trovare anche nuovi mercati per le nostre piccole e medie aziende. La Lega dovrebbe essere meno miope».
10 - Perché la Germania ha fatto pendere la bilancia a favore dell’interpretazione francese? Che cosa li ha irritati del governo italiano?
Chi ha avuto modo di parlare con i diplomatici tedeschi racconta che i problemi sono tre. Uno è di sostanza: al tempo della guerra nei Balcani, la Germania assorbì circa 300 mila profughi in poco più di un anno. Ora non vogliono sentire ragioni su un flusso, per loro marginale, di poco più di 20 mila clandestini. «La Germania non può tollerare che gli emigranti arrivino in Europa passando per l’Italia» dice il ministro dell’ Interno tedesco, Hans Pieter Friedrich. In verità, per la Germania i clandestini tunisini non sono affatto una preoccupazione. Pesano di più gli altri due problemi, non di sostanza ma di forma. Il primo risale al 4 aprile 2009, il giorno in cui a Baden-Baden Silvio Berlusconi si fece aspettare da Angela Merkel perché impegnato al telefono cellulare con il premier turco Tayyip Recep Erdogan. Il cancelliere non avrebbe mai perdonato a Berlusconi lo strappo all’etichetta. Il secondo, più serio, arriva in tempi recenti. È del 27 marzo 2011, infatti, l’annuncio di Franco Frattini su un piano italotedesco per il dopo Gheddafi. Ma il nostro ministro degli Esteri non lo aveva concordato con il governo tedesco.
11 - C’è stata un’inadeguatezza del ministero degli Esteri?
Per Emma Bonino, ex commissario Ue, «l’inadeguatezza sta nel dare spazio a politiche nazionalistiche, per non dire localistiche, spesso sguaiate nei toni, che sono la risposta più sbagliata alle sfide poste dalla globalizzazione e da un mondo che corre e che di noi può anche fare a meno. La strada per non diventare irrilevanti è l’Europa, a patto di rafforzarla». Ancora, dice Bonino, «non dimenticando che l’interesse nazionale ha sempre coinciso con l’interesse dell’Europa e del suo processo d’integrazione, e che l’Unione è il caposaldo della presenza italiana sulla scena internazionale».
12 - Perché il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha concesso il supporto logistico e, più in generale, l’Italia ha aderito alla coalizione anti Gheddafi senza prima garantirsi una strategia condivisa per affrontare l’immigrazione clandestina?
Perché al governo italiano, in primis a Ignazio La Russa e a Frattini, lo hanno chiesto gli Stati Uniti, nostro storico alleato internazionale. Ma poi, nelle operazioni sul campo e in quelle diplomatiche, ha preso il sopravvento l’asse franco-britannico, che ha ridimensionato il ruolo dell’Italia e decide nell’Unione Europea le politiche sugli emigranti. Ora, in opposizione a quelli, anche del Pdl, che attaccano sottovoce La Russa e Frattini, emerge il vicecapogruppo alla Camera, Osvaldo Napoli. Che dice: poche chiacchiere, «non esiste che noi ci carichiamo tutti gli immigrati mentre i cosiddetti alleati fanno i furbi».
- Lunedì 18 Aprile 2011
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Commenti
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Il 19 Aprile 2011 alle 0:55 vincenzobonasera ha scritto:
In realtà non abbiamo sbagliato da nessuna parte: avremmo potuto e potremmo ancora ora accogliere, identificare ed inserire validamente al lavoro (in Italia o nuovamente presso le loro Nazioni, così come in Europa e nelle altre aree del mondo) tutti gli sbarcati ed anche gli altri che dovessero ancora arrivare, compresi i previsti 150.000.
Come Nazione, evidenziando le eccellenze locali, siamo in grado di far crescere impresa in ogni dove gestendo le masse per ciò che vogliono, ovvero lavoro, a costi pure decisamente calmierati e concorrenziali, semplicemente utilizzando gli strumenti a disposizione, in Italia ed all’estero in contemporanea, attraverso l’utilizzo di partnership operative che consentano la crescita di entrambe le economie (la nostra come quella delle Nazioni di provenienza dei soggetti), governandone i processi a partire dalla formazione sulla base degli esempi da sfruttare esclusivamente in contemporanea nelle loro aree ed in
Il 19 Aprile 2011 alle 1:02 vincenzobonasera ha scritto:
(a conclusione del commento precedente inavvertitamente pubblicato incompleto) ed in quelle in cui potremo co-utilizzarli guidandoli nella crescita condivisa: al primo errore, ovviamente, ne pagherebbero le conseguenze le loro imprese di provenienza presso cui dovranno giocoforza risultare assunti, le quali verrebbero cambiate seduta stante e, grazie alla modalità di riconoscimento iniziale (documentale, con le impronte, con l’iride e con un sistema informatico avanzato per di matching di dati), senza il rischio che i soggetti autori dell’errore possano ripresentarsi sotto mentite spoglie (sarebbero i loro stessi compagni di avventura a separarli da sè stessi onde evitare di rimetterci tutti il lavoro dopo la fatica fatta per averlo)
Il 21 Aprile 2011 alle 21:22 autores ha scritto:
Probabilmente se l’Italia fosse stata uno stato arabo tutti questi immigrati sarebbero arruolati nel Esercito Italiano per liberare la Libia ma in Italia abbiamo un gran bravo statista di nome Fini di cui non ci lamentiamo. Forse qualcuno e’ desideroso di entrare nel esercito partendo dal’Italia da civile con mezzo militare e in Africa adestrato militarmente ed integrato al esercito per la difesa della Libia. Qualcuno dovrebbe dare questa possibilita’ di difesa a chi vuole ritornare da vincitore o e scappato perche’ indifeso in tutto.E’ per realizzare il loro nuovo Stato. Qualcuno deve anche pensare a creare il confine del nuovo Stato che si divide dallo stato Dittatore e tiranno di Gheddafi.
Il 21 Aprile 2011 alle 21:30 autores ha scritto:
devo anche ricordare che ci sono interi piccoli e grandi Paesi abbandonati in Italia e di cui si puo fondere e formare da niente o da riattivare e che pero’ oggi non e’ una buona scusa per scappare o essere riusciti a scappare dalla guerra perche’ c’e’ una vera guerra per la liberta’ della Libia oggi a differenza dapprima,roba appunto da formare un nuovo confine,una striscia,un nuovo Stato al interno della Libia.
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