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La presenza di donne nei clan mafiosi non è certo una novità. Ma gli arresti recenti di affiliate dimostrano che lentamente è cambiato il loro ruolo, hanno acquistato potere, non sono più solo il rimpiazzo di padri e mariti finiti in carcere o postine dei loro pizzini. Le ultime operazioni descrivono boss al femminile che non sparano, ma che gestiscono la cassa delle cosche, che reinvestono milioni di ricavati dalle attività criminali, che li depositano in banche estere, che organizzano la piazza dello spaccio e delle estorsioni. Che sempre di più interpretano la trasformazione dei metodi della mafia, dalla lupara al blocchetto d’assegni. Succede in Sicilia, come in Campania e Calabria, come scrive la Dia: “Non sono più raffrontabili alle passate figure delle cosiddette ‘sorelle d’omertà’, incaricate, secondo la tradizione ‘ndranghetista, di fornire mera assistenza agli associati ma hanno assunto un significativo ruolo di parte attiva, in particolare nella gestione del patrimonio della cosca”.
Ermelinda Pagano, 46 anni, è nata e cresciuta a Scampia. È la moglie di Raffaele Amato e la sorella di Cesare Pagano, entrambi boss di spicco degli Scissionisti. È stata la sua famiglia a scatenare la faida del 2004. La polizia l’ha arrestata insieme a un funzionario di banca, Riccardo Fusari, per il riciclaggio di 3 milioni e 300 mila euro ricavati dal traffico di droga tra Italia e Spagna. Nel clan camorristico aveva una posizione di vertice, ne gestiva gli interessi economici, gli inquirenti la definiscono “essenziale per la stessa sopravvivenza del clan”. Proprio perché della famiglia e perché donna, non avrebbe mai potuto tradire. Il legame di sangue era per lei un punto di forza, non certo una giustificazione per essere sottomessa agli uomini.
Giuseppina Pesce, 31 anni, è stata arrestata lo scorso anno, dopo qualche mese ha deciso di collaborare con la Dda di Reggio Calabria. È figlia del boss detenuto Salvatore Pesce, a capo della cosca che controlla la zona di Rosarno e ha molti interessi a Milano. Insieme a lei è stato arrestato anche il marito, Rocco Palaia, e pare che Giuseppina abbia deciso di pentirsi per non far crescere soli i suoi tre bambini. La ‘ndrangheta ha ancora pochi pentiti che la raccontino dall’interno e la donna è diventata protagonista anche in questo ruolo. Ha indicato affiliati, ha fatto arrestare parenti stretti, ha rivelato dinamiche e interessi economici difficili da capire dall’esterno. Gli inquirenti la considerano attendibile e considerano le sue testimonianze molto importanti, un “granitico riscontro e naturale completamento del compendio investigativo già raccolto”.
Pochi giorni fa Giuseppina Pesce ha fatto arrestare atre due donne della ‘ndrangheta, Angela Ferraro e Marina Pesce, che sono sua madre e sua sorella. Ma la sera stessa ha fatto una mossa da boss consumato. Il suo avvocato ha dichiarato che “dopo due mesi di collaborazione Giuseppina Pesce ha chiamato il pubblico ministero della Dda di Reggio Calabria informandolo di essere intenzionata a non proseguire la collaborazione con la giustizia. Ha sostenuto inoltre di avere detto cose non vere perché assolutamente non a conoscenza degli episodi di cui si parlava”. Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha commentato: “La signora Pesce ha iniziato una collaborazione con la Dda che è durata per quasi sei mesi. Nell’ultimo interrogatorio si è avvalsa della facoltà di non rispondere e quindi allo stato la collaborazione è interrotta”.
- Martedì 19 Aprile 2011

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