Archiviato, almeno per ora, il nucleare, l’Italia punta alle fonti rinnovabili. Parola del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che ha esplicitamente indicato come via alternativa, e da perseguire con decisione da oggi in poi, quella della produzione di energia pulita. Panorama.it ha chiesto a Lorenzo Pagliano, direttore di eERG (Gruppo di ricerca sull’efficienza negli usi finali di energia) e docente presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, perché questa è la strada giusta e quali sono le tecnologie già a disposizione.
Professor Pagliano, cancellato il piano per l’individuazioni di siti per le centrali nucleari, la politica energetica del nostro Paese è tutta da ripensare. Come?
La formula non può che essere risparmio più investimento sulle energie rinnovabili. Nessuno dei due, presi da soli, riuscirebbe ad affrontare con successo i nostri bisogni di energia, insieme invece lo riescono a fare con altissima possibilità di successo. Le tecnologie moderne sono notevolmente migliorate e per esempio se fino ad oggi per riscaldare e raffrescare gli edifici si è consumato 100, adesso, grazie ad esse, questo consumo può essere ridotto fino al 90% potendo contare sullo stesso o anche miglior comfort.
Faccia degli esempi.
Dunque, un edificio costruito a norma di legge 20 anni fa consumava oltre 100 kWh al metro quadro annuo di riscaldamento, oggi in Germania, Austria, Svizzera, vengono costruiti edifici che ne consumano 10-15.
E in Italia a che punto siamo?
Evidentemente indietro rispetto a questi paesi. Noi però stiamo recuperando e abbiamo un buon numero di edifici “passivi” nel Nord Italia. Il mio gruppo sta progettando e supervisionando la realizzazione di alcuni edifici in costruzione nel Sud Italia che non consumeranno energia.
Totalmente?
Il fabbisogno di energia, grazie a una buona progettazione e realizzazione dell’involcro, è molto basso e può essere coperto con rinnovabili con un investimento iniziale limitato. Dunque, quello che fino a 20 anni fa era fantascienza, si realizza oggi con costi d’investimento leggermente maggiori rispetto a quelli di un edificio convenzionale ma con un risparmio sul lungo termine che li ripaga del tutto sia in termini economici che ambientali.
Consumare meno, poco o nulla è possibile solo costruendo nuovi edifici o esistono tecnologie da applicare anche ai vecchi?
Certo, la fisica degli edifici già esistenti è la stessa di quelli nuovi e l’obbiettivo è sempre quello di ridurre le dispersioni nel passaggio dall’interno caldo all’esterno freddo d’inverno e viceversa d’estate. Questo si ottiene, ad esempio, attraverso un ottimo isolamento delle pareti dal lato esterno, o. ove la facciata non lo consenta, dall’interno.; fondamentale è poi l’installazione d’infissi a buona tenuta d’aria, da cui non passino gli spifferi; e ancora, bisognerebbe sempre applicare un buon sistema di ventilazione controllata in modo da garantire la qualità dell’aria con la giusta ventilazione, né troppo elevata, né troppo bassa.
E tutto ciò quanto farebbe risparmiare alla singola famiglia?
A fronte di una spesa annuale per il riscaldamento di 1200 euro per acqua calda sanitaria e riscaldamento ambientale , con una riduzione del 90% sul riscaldamento, possibile grazie a queste tecnologie, il risparmio sarebbe di 900 euro l’anno. Molto di più di quanto ottenibile grazie alla liberalizzazione della vendita: cambiare gestore può infatti consentire al massimo un risparmio di appena 20 euro.
Per convincerci a investire soldi, e parecchi, in tecnologie per il risparmio energetico, forse però servirebbero più incentivi…
A parte che molti di questi interventi sono convenienti economicamente di per sé, comunque gli incentivi ci sono, il problema è che sono molto poco pubblicizzati. Pochi sanno, ad esempio, che scegliendo materiali adatti al risparmio energetico è possibile recuperare il 55% dell’investimento attraverso una detrazione in alcuni anni sull’Irpef. In pochi, d’altra parte, sanno anche come funziona la tariffa dell’energia elettrica per gli appartamenti, in cui il prezzo del kWh cresce al crescere dei consumi, da 10 a 23 centesimi di euro. Quando utilizziamo un apparecchio o illuminazione piu efficiente , risparmiamo i kWh più cari e dunque una quantità interessante di denaro.
Quantomeno abbiamo imparato a non lasciare i led accessi. Altre tecniche virtuose per risparmiare?
Senza cambiare nulla nelle apparecchiature, oltre a spegnere gli apparecchi e illuminazione non utilizzati, è utile ad esempio staccare il carica batterie dei telefoni dalle prese quando non stanno caricando il cellulare, regolare il termostato a una temperatura sufficiente ma non altissima (20°C è il valore corretto, e massimo di legge, abbassare l’aria condizionata d’estate preferendo aprire le finestre di notte per rinfrescare gli ambienti anche per il giorno, proteggere le finestre dall’esterno con protezioni solari, non aprire le finestre nelle ore calde
Parliamo di energie rinnovabili, a che punto è l’Italia rispetto agli altri paesi europei?
Partiamo dalla Danimarca che da 25 anni ha consumi costanti e che, in base al piano approvato lo scorso anno, è determinata a ridurli ulteriormente; la Germania, che è partita un pò più tardi,ha fatto molta ricerca, innovazione e investimenti massici e costanti nel tempo e adesso il suo piano ufficiale è ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% già entro il 2020, dell’85% entro il 2050 e ottenere il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050.
E noi, anche solo nel 2020, a che punto saremo?
L’Italia è partita molto più tardi di Germania, Danimarca, Austria e Svizzera ad esempio sul miglioramento dell’involucro degli edifici, adesso però, sulla spinta della Direttiva europea, la legislazione per la costruzione è decisamente migliorata.
Insomma, secondo lei possiamo continuare a fare a meno del nucleare senza strapparci le vesti?
Se stiamo immaginando un futuro in cui risparmio energetico e rinnovabili ci consentano di coprire il nostro fabbisogno senza fare ricorso a fonti convenzionali , questo futuro è certamente possibile e in alcuni casi è già realtà. Possiamo quindi essere ottimisti, ma ottimisti molto attivi. Resta infatti molto da fare ma ci sono tutte le potenzialità per costruire un futuro energetico stabile efficiente e pulito.
- Giovedì 21 Aprile 2011

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Commenti
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Il 21 Aprile 2011 alle 14:16 indigesto ha scritto:
Messa così parrebbe vero. Si dimenticano però le industrie, quella pesante in particolare, i trasporti, i servizi pubblici, la richiesta del terziario e quant’altro. Comunque saremo obbligati ad importare energia dai “mostri” nucleari da cui siamo circondati. E se dovesse aver successo, anche modesto, il risparmio energetico effettuato dalle famiglie, si troverà senz’altro il modo di farlgielo pagar caro. Il vero scontro è sugli interessi che hanno sempre scatenato la bramosia dei produttori di energia. Figuriamoci se se ne otterrà mai una a basso prezzo!
Il 22 Aprile 2011 alle 19:25 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:
Attuare subito per tutti impianti alternativi
Quello che riesco a capire il Ministro Paolo Romani quello del canone Rai-Tv come “macina sulla farina ” mi chiedo, ma che c** dice, quando parla di incentivi e non finanziare il costo totale dell‘impianto voltaico a Enel ed altri distributori in un lasso di tempo ragionevole, senza torture cinese per le pratiche? Io credo che, lo Stato Finanzia, l’Enel attua l’impiantistica, poi riscuote con la solita bolletta, tanto ci vuole per fare una cosa semplice: rapida e sicura per tutti i cittadini ed Industrie che la lo chiedono? Insomma, mai letto e sentito che ci sono Società che operano in voltaica che sono veri imbroglioni? Basta tergiversare, dare disposizioni per l’attuazione e non annunci monchi e non veritieri. I soldi? Perché quanto costerebbe realizzare le centrali atomiche? Poi li chieda al collega Ministro La Russa per missioni inutili e costose, compreso per gli “esperti in Libia ”. No?
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