

Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli (Ansa)
Il Carroccio, per bocca del ministro delle Riforme Roberto Calderoli, si è opposto alla svolta del premier Berlusconi, che ha annunciato il sì al coinvolgimento dell’Italia ai bombardamenti contro le truppe lealiste di Gheddafi (un mese fa aveva detto che i nostri aerei «non sparano e non spareranno»). Ma il no leghista per ora rimane solo a parole, anche perché è probabile che non ci sarà mai un voto in Parlamento.
Ma allora a cosa punta veramente la Lega rilasciando dichiarazioni che rischiano (rischiano?) di incrinare la compattezza del governo in politica estera, tra l’altro il giorno prima del summit tra Berlusconi e Sarkozy? In una parola: alle amministrative. La posizione del Carroccio, illustrata da Calderoli, è la seguente: l’Italia potrebbe entrare in guerra - fino ad ora ha messo a disposizione le basi e l’appoggio logistico - solo in cambio di «un concreto concorso delle forze alleate al respingimento dell’immigrazione clandestina e alla condivisione del peso dei profughi». Contenimento dei flussi e respingimenti dei clandestini, infatti, sono alcune delle bandiere del Carroccio da sempre e, in particolare, sotto elezioni (nei prossimi giorni si rinnoveranno le giunte comunali di Milano e Torino). Inoltre, dicendo no alla svolta «bellicista» di Berlusconi, il Carroccio di fatto riesce a mantenere una propria coerenza sulle azioni di guerra nei paesi limitrofi (come nel caso dei bombardamenti in Serbia nel 1998), soprattutto agli occhi della base.
Tuttavia, lo sconcerto di Calderoli, che è anche quello di «tutta la Lega» (ma non mancano posizioni critiche anche all’interno del PdL, come quella di Giovanardi), di fronte al cambio di rotta del governo potrebbe non avere ripercussioni sulla tenuta della maggioranza, anche se le opposizioni (Fli in testa) parlano già di crisi di governo. Lo ha spiegato, senza girarci troppo intorno, il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto (PdL), ai microfoni di SkyTg24: secondo lui, Calderoli è politicamente un «genio», perché la sua operazione gli consente di ottenere «il massimo risultato col minimo sforzo», non essendo previsto alcun voto su questo tema specifico.
E qualora ci fosse, la credibilità dell’Italia verso i suoi partner (che è responsabilità del governo) non sarebbe messa in discussione: se nel 1998 fu il centrodestra (Lega esclusa) a sostenere D’Alema a cui mancavano i voti della sinistra radicale per bombardare Milosevic, questa volta sarà il PdL a contare sui voti del Pd; che, come annunciato dal capogruppo al Senato Finocchiaro, non farà «mancare il suo assenso» per bombardare l’ex alleato (bipartisan) Gheddafi, se il governo continuerà ad operare all’interno dei confini della risoluzione 1973 dell’Onu (cosa, tra l’altro, già assicurata più volte dal ministro Frattini). Ma per Francesco Speroni, eurodeputato del Carroccio, si tratta della «solita ipocrisia» del nostro Paese (e così dicendo, spera di catturare qualche voto in più).
- Martedì 26 Aprile 2011
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Commenti
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Il 27 Aprile 2011 alle 11:05 cini ha scritto:
Le forze in opposizione di sinistra cominciando dal PD e finendo con l´Idv, aspettano, sperano e sognano una rottura tra il Pdl e la Lega.
Fra tutti i politici italiani non se ne trovano due che si intendano perfettamente bene come Berlusconi e Bossi.
Ogni tanto il Senatur si diverte a stuzzicare quegli´ingenui di sinistra alternativamente, con battute provocatorie, facendoli imbestialire o pretendendo che ci possa essere una prossima rottura tra la Lega ed il Pdl, facendoli sognare come fece D´Alema nella sua famosa telefonata con Consorte:”Vai, facci sognare” allora abbiamo una banca.
Sperate, sperate pure a sinistra ma siate ben avvisati che i due maggiori partiti di centrodestra sono amalgamati in una solida, inossidabile e indistruttibile “Lega e Libertà!!”.
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