- Tags: Lega-Nord, libia, sasso nello stagno
- 4 commenti


Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani
La tentazione è quella di dare una spallata al governo, stavolta definitiva, e mandare a casa il Cavaliere. E l’occasione per le opposizioni è unica: approfittare della spaccatura sui bombardamenti in Libia tra PdL e Lega, che ha chiesto il voto in Parlamento, per presentare una mozione che mostri l’inesistenza della maggioranza in politica estera (la mozione del Pd - e le eventuali altre mozioni sulla Libia - sarà discussa il 3 maggio).
Eppure diversi esponenti del Pd avrebbero preferito attenersi disciplinatamente alla linea Napolitano, che ha definito la svolta bellicista di Berlusconi il «naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo». L’intenzione - almeno di una minoranza nel partito di Bersani - era quella di non approfittare delle divisioni del centrodestra in un momento così delicato per il Paese. Lo aveva detto il capogruppo in commissione Esteri al Senato, il veltroniano Giorgio Tonini: «Non ci sarebbe nulla di più demenziale per il Paese che utilizzare a fini di politica interna questioni di politica estera». Ma i suoi colleghi non lo hanno ascoltato. Ha vinto l’ala del partito che insegue Di Pietro, il quale a sua volta ha presentato una mozione contro i bombardamenti.
Nei giorni scorsi il capogruppo a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, aveva assicurato l’appoggio del Pd ai raid contro le truppe di Gheddafi (come del resto il centrodestra salvò D’Alema nel voto sulle operazioni Nato in Serbia) accontentandosi di una discussione parlamentare, ma Bersani evidentemente ha preferito calcare la mano sulle divisioni della maggioranza, anche perché non si erano mai visti Berlusconi e gli alleati del Carroccio, in questi ultimi anni, arrivare così ai ferri corti. Si andrà alla conta.
Del resto anche la Lega sta dimostrando di usare l’affaire Libia per questioni di politica interna: fra poche settimane, infatti, si andrà al voto per le amministrative. Maroni ha ribadito che sui bombardamenti in Libia il passaggio parlamentare sarà inevitabile e che la posizione del Carroccio rimane quella indicata da Bossi sulla Padania, contraria perché il rischio è quello dell’invasione di clandestini (cavallo di battaglia della campagna elettorale leghista). Berlusconi ha assicurato che alla fine si risolverà tutto, che non teme il voto in aula e che presto sentirà il Senatùr. La tenuta della maggioranza, ha detto, è fuori discussione.
Sarà, ma il clima non è dei più sereni. Anche perché a Montecitorio, nei banchi del PdL, c’è chi vede dietro queste manovre una reazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti agli attacchi dei giorni scorsi (in particolare un’intervista del ministro Galan a il Giornale); «la Lega lo avrebbe difeso» ha detto un parlamentare del PdL, ma così «il governo avrebbe offerto un’immagine disastrosa». Difficile, del resto, confermare una tale ricostruzione, anche se la conclusione del ragionamento pare del tutto azzeccata.
- Giovedì 28 Aprile 2011
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Commenti
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Il 29 Aprile 2011 alle 13:28 ermes1 ha scritto:
Ormai siamo abituati a vederne di tutti i colori nella politica italiana, chiacchiere, becero populismo, demagogia, squallore e furbizia…
Il Pd spera che il governo cada sull’onda della solita mossa tattica leghista: un teatrino per qualche giorno con relative minacce folklcloristiche del povero Senatur, cena ad Arcore dal Sultano e tutto si risolve a tarallucci e vino….
Il 29 Aprile 2011 alle 18:59 pv21 ha scritto:
Alleati, ma … >
Il 24 marzo Lega e Pdl concordavano compatti sulla “necessità” di assegnare alla Nato il comando-controllo delle operazioni militari in Libia.
Forse solo Napolitano sapeva la differenza tra la Nato e Greenpeace.
Fatto è che in CdM veniva ribadita la non partecipazione ai raid della Nato in quanto, si diceva, “facciamo già abbastanza”.
E’ arrivata la svolta.
Ora che “siamo diventati una colonia francese” andremo a “bombardare dei poveracci in Libia”.
La Francia, che “accoglie i migranti 5 volte più di noi”, ci ritornerà un po’ dei tunisini da noi “dirottati” per ragioni “umanitarie”.
Già la “Sarkosata” ci è costata 700 milioni di euro e ora “Gheddafi ci riempirà di clandestini”.
Per non parlare della “figura da cioccolatai” fatta nel caso Parmalat.
E così, al “fora d’i ball” rivolto a tutti i nord africani, ora si è aggiunto il “fora dai pasticci” diretto al Premier .
Aria di elezioni? Ogni “smarcamento” è permesso in nome del CONSENSO SURROGATO di chi si affida all’imprinting mediatico …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
Il 30 Aprile 2011 alle 18:31 pv21 ha scritto:
(2) Alleati a scadenza >
Così non va bene, sentenzia Bossi.
Secondo la mozione della Lega le nostre “azioni mirate” devono essere svolte “in condizioni di assoluta sicurezza per la popolazione civile e per i nostri operatori”. Compresi i nostri piloti?
Nella stessa mozione non è mai citata la Nato. Una volta fissato un “termine certo” al nostro intervento chi andrà a dire alla Nato “scusate, ci abbiamo ripensato”? Magari aggiungendo che “non possiamo rischiare aumenti della pressione fiscale”
Di sicuro le alleanze “a scadenza” non sono un tema da teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html
Il 1 Maggio 2011 alle 15:30 indigesto ha scritto:
Quando c’è continuamente la chiamata al voto si smarrisce il senso della realtà. Mentre i politici sono sempre in “campagna” il Paese affonda nella palude!
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