

di Giacomo Amadori con Gaetano Amici
Chi ha ucciso Carmela «Melania» Rea? Per capirlo, gli inquirenti stanno cercando di fare luce sui lati più nascosti e intimi della vita della giovane, assassinata vicino a Teramo tra il 18 e il 20 aprile, e delle persone a lei più legate. Sino a oggi è emersa una realtà ovattata, ma forse la verità è più complessa.
Questa brutta storia inizia nel 2008 quando, dopo lungo fidanzamento, Melania sposa Salvatore Parolisi, di origine campana come lei, e insieme si trasferiscono a Folignano (Ascoli Piceno), dove l’uomo, sottufficiale dell’Esercito, addestra soldatesse. Nelle Marche Melania (che è nata il 24 maggio 1982) si distingue per riservatezza e tranquillità, da brava ragazza del Sud: frequenta un circolo con palestra per donne e anziani, partecipa alla vita parrocchiale, organizza piccole feste (la sua specialità era il Bellini cocktail) e ricama con l’amica Stefania. A volte si riuniscono in un negozio di merceria per coltivare la comune passione per il tombolo.
Melania non guida la macchina e raramente esce da sola. Ogni volta che può torna a casa dai genitori a Somma Vesuviana (Napoli), dove, nel 2009, trascorre l’intera gravidanza. Soltanto nel gennaio 2010, dopo il battesimo della piccola Vittoria, torna nelle Marche.
Qui, forse, inizia a creparsi il quadretto idilliaco raccontato da amici e parenti. Nel lungo periodo di separazione il marito inizia ad allontanarsi da lei. Secondo le testimonianze delle amiche, Melania viene presa dallo sconforto. Comincia anche una serie di diete per ritornare in forma dopo la gravidanza. Nell’ultimo periodo subisce un altro colpo: un gonfiore all’inguine la mette in agitazione, tanto che viene visitata da un oncologo. Il padre, nell’appello televisivo dopo la scomparsa, le dice di non preoccuparsi per i piccoli problemi di salute.
Forse in quel momento sua figlia è già morta, uccisa da 35 coltellate. Chi le ha sferrate? A quanto risulta dalle prime analisi scientifiche, condotte sul corpo di Melania e sotto le sue unghie, l’assassino potrebbe non avere lasciato tracce. Ma di certo intorno a questa morte sta affiorando un piccolo mondo segreto: e qui dentro gli inquirenti sperano di trovare la soluzione del giallo.
IL RACCONTO DELL’AMICA DEL CUORE
Immacolata R., bellezza mora, 28 anni, è una delle migliori amiche di Melania. Martedì 26 aprile ha telefonato alla procura di Ascoli Piceno per rilasciare alcune dichiarazioni radicalmente in contrasto con l’immagine di famiglia felice dei Parolisi. Chi ha letto la trascrizione delle sue parole ritiene che possano, nella loro originalità, costituire un punto di svolta per l’inchiesta. Il giorno dopo, mercoledì 27, i carabinieri del reparto operativo di Ascoli Piceno sono scesi in Campania per riascoltare Immacolata.
Che cosa ha svelato ai pm? A quanto risulta a Panorama, avrebbe dichiarato che Melania era profondamente turbata dalla crisi coniugale. Per questo sarebbe arrivata ad assumere anche massicce dosi di tranquillanti. Una versione che ora i magistrati dovranno accuratamente verificare.
LA SCENA DEL CRIMINE
Nella prima metà di aprile Salvatore Parolisi si sarebbe appartato con la moglie Melania nella porzione di pineta
dove è stato trovato il suo cadavere. Una coincidenza che ha colpito molto gli investigatori, che hanno appreso il fatto dallo stesso caporal maggiore, preoccupato per il possibile rinvenimento di proprie tracce biologiche sul luogo del delitto. Nelle vicinanze c’è il poligono di tiro dove l’uomo addestrava le soldatesse. Insomma: il luogo era noto alla vittima, al marito, ma anche a conoscenti dell’uomo. Nei giorni scorsi una giovane militare è stata sentita a Verona. Il delitto passionale con la gelosia come movente resta una delle piste privilegiate dai pm.
LO SCONTRINO E I TESTIMONI
Nei bidoni dell’immondizia che si trovano a pochi metri dal luogo dove è stata abbandonata Melania, gli investigatori hanno trovato lo scontrino di una panetteria di Villa Lempa (Teramo). Chi ha comprato il pane lo ha fatto il 19 aprile, il giorno prima del rinvenimento del cadavere. Ha notato qualcosa? Il corpo era già lì? Per questo i magistrati hanno invitato chi è salito fin lassù a presentarsi in procura. Restano, invece, i dubbi sull’identità di chi ha chiamato da una cabina telefonica di Teramo per segnalare la presenza del cadavere. Perché non vuole essere identificato? Purtroppo la telecamera posta davanti al telefono pubblico è guasta e non ha aiutato gli inquirenti.
LE TELEFONATE DEGLI AMICI
Il pomeriggio del 18 aprile, pochi minuti prima di sparire, Melania ha ricevuto due squilli sul telefonino. All’inizio i pm hanno pensato potesse essere un messaggio dell’assassino per segnalare il suo arrivo e forse che vittima e carnefice avessero un appuntamento.
A questo punto sono cominciate le verifiche. La sim card da cui è partita la chiamata è intestata a S.V., amica e vicina di Melania. Ma la signora ha anche un’altra scheda, con cui, negli stessi minuti, alle 14.40, ha inviato un sms alla giovane napoletana. I detective hanno cercato di capire se la seconda utenza di S.V. non fosse in realtà utilizzata dal marito, A. S., operaio ascolano.
Il 26 aprile Panorama ha incontrato l’uomo, un tipo sui 35 anni, con capelli ricci: «Quando Melania è scomparsa» ha detto «mi trovavo in fabbrica ed ero senza auto». A quell’ora sarebbe andato in pausa pranzo e poi a dormire in un’area appositamente attrezzata.
La moglie ha confermato la versione di A.S. e ha spiegato così la doppia scheda: «Una è utilizzata da mia madre e io ho chiamato da casa sua. Melania doveva raggiungerci là per un compleanno. E ora lasciateci in pace». Un altro vicino, dopo essere stato torchiato dagli investigatori, ha sfoderato un alibi a doppio taglio: nelle ore della scomparsa era con l’amante. È uscito dall’inchiesta, ma forse anche dalla porta di casa.
- Lunedì 2 Maggio 2011
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