
Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo con il candidato sindaco del movimento a Milano, Mattia Calise, durante il comizio in piazza Duomo, il 4 maggio 2011.
C’è chi li taccia di qualunquismo e chi, più semplicemente, li considera la spia di una crisi profonda che sta attaversando in Italia la democrazia parlamentare. Mai come in questo momento, però, i cosiddetti «grillini» sono considerati l’ago della bilancia per decidere le sorti della politica nazionale. A Torino hanno già fatto un brutto scherzo a Mercedes Bresso, il candidato alla regione Piemonte che perse per un pugno di voti contro il leghista Roberto Cota. Qualcuno ora, a sinistra, li corteggia apertamente, chiedendo loro un voto «voto utile» in vista dei ballottaggi del 27 e 28 maggio prossimo. Qualcun altro, a destra, li esorta alla coerenza invitandoli a rimanere a casa. Loro rimangono fermi sulle loro posizioni. Né Calise né Grillo hanno dato aperte indicazioni di voto. Dicono: i partiti sono «roba morta», materia inerte, «i nostri elettori si divideranno tra il non voto e il voto a Pisapia», si è limitato a dire il candidato sindaco di Milano. Come andrà a finire? Che ne sarà dei circa 20mila voti che Matteo Calise ha raccolto nel capoluogo lombardo? Per capire chi sono gli elettori e militanti 5 stelle vi proponiamo un documentario sulle sulle giornate di Woodstock 5 stelle a Cesena nel settembre 2010, commissionato alle Officine Tolau dal Forum nazionale del Pd “Nuovi linguaggi e nuove culture” di Pippo Civati. L’unico, nello schieramento di sinistra, che ha sempre invitato i vertici del suo partito - in tempi non sospetti - ad aprire un dialogo con loro.
- Giovedì 19 Maggio 2011
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Commenti
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Il 19 Maggio 2011 alle 17:13 pino.. ha scritto:
non capisco perchè dovremmo porci un problema marginalissimo come il voto di 20mila cretini. A Milano un elettore su tre non ha votato, forse sarebbe bene cominciare a chiedersi che faranno questi elettori.
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