Amministrative a Milano: al via l’Operazione Rimonta


Amministrative a Milano: la scossa

La moschea! Giuliano Pisapia deve dire agli elettori dove vuole fare la moschea, in quale quartiere!» incalza Ignazio La Russa, riproponendo le 10 domande sul futuro della città «alle quali il candidato della sinistra non ha mai risposto». Camera dei deputati, martedì 17 maggio, un giorno dopo la chiusura del primo turno delle amministrative: lo stato maggiore del Pdl discute del risultato elettorale. Tra mille analisi, una sola certezza: a Milano sono state deludenti per il centrodestra e la candidata Letizia Moratti. Il ministro della Difesa prevede: «Al ballottaggio vinciamo». Auguri. Ma di certo al primo turno la macchina elettorale del centrodestra ha funzionato poco e male.

Più camomilla per tutti. Prendiamo la moschea, appunto: gli elettori ne hanno saputo poco o nulla. E pure sono state eluse le risposte a tante altre domande care ai meneghini. A gente, cioè, pratica e moderata, in cerca non di chiacchiere ma di soluzioni ai problemi, dalla gestione dell’Expo alla sicurezza, fino alle buche nelle strade. Ecco, tutto quanto è stato eclissato dalle polemiche sui «magistrati brigatisti», l’auto «rubata» dal giovane Pisapia (che non fu rubata da lui) e la sua vicinanza ai centri sociali. Cosicché il moderato è diventato Pisapia, il candidato della sinistra estrema, vincitore alle primarie contro l’uomo del Pd, Stefano Boeri. Mentre la conservatrice Letizia Moratti diventava l’untrice estremista. Quasi si fosse nel Canone inverso di Paolo Maurensig.

La campagna arrabbiata. Spiega Flavio Tosi, leghistissimo sindaco di Verona: «Spostare la competizione sullo scontro personale è stato un errore. Ci si doveva confrontare sui programmi». È la tesi delle colombe pdl, a grandi linee riconducibili a Gianni Letta e, per altri versi, a Giuliano Ferrara. Secondo loro, messa la campagna sul piano «fisico», non c’è partita: vince il centrosinistra. E perdono gli altri, a cominciare da Roberto Lassini, l’uomo dei manifesti «Via le Br dalle procure», andato maluccio nelle urne con appena 872 preferenze. Mentre Silvio Berlusconi, capolista al comune, deve «accontentarsi» di 27.972 i voti personali contro i 53.297 del 2006. Lo ammette persino un prudente berlusconiano doc, il ministro delle Attività produttive Paolo Romani: «Il risultato ha risentito di una campagna un po’ troppo arrabbiata». E meno male, aggiunge Romani, che «i numeri non sono devastanti».

Chi fuma cosa. In effetti, a Milano per il centrodestra la situazione è grave ma rimediabile. A patto che, dice Tosi, «ora si faccia capire agli elettori quale sarebbe la Milano della destra e quella della sinistra». Ma sarà davvero così? Dipende. No, sicuramente, se il Pdl continuerà a esternare frasi come quelle pronunciate da Daniela Santanchè: «La vittoria di Pisapia sarebbe una cosa bestiale. Sarebbe come portare la droga senza se e senza ma a Palazzo Marino: ha detto che gli spinelli non fanno male». Un concetto tanto forte da indurre il pd Matteo Renzi, sindaco di Firenze, a sfottere: «Non vedo nostri slittamenti estremisti, anzi. A Milano gli estremisti sono altri. Lo ha dimostrato Moratti nel faccia a faccia. E se Michele Santoro invita Santanchè un altro paio di volte in tv, Pisapia vince facile».

Falco o colomba? In vista del ballottaggio, il dilemma iniziale è dunque interno. Berlusconi deve scegliere le colombe di Letta e Ferrara oppure i falchi alla Santanchè? La mediazione sarebbe la seguente: nei primi giorni della campagna elettorale per i ballottaggi il Cavaliere sarà colomba. Poi, guardati i sondaggi di metà settimana, deciderà se perpetuare la via moderata o trasformarsi in falco.

Bossi e i rossi. Prima bisogna tuttavia chiarire i rapporti con la Lega di Umberto Bossi, uscita pure lei ammaccata dalle urne. Ma che ha comunque cercato di scaricare su Berlusconi il passo falso di Milano. Al punto da fomentare ipotesi di crisi di governo e la formazione di esecutivi tecnici con tutti dentro, compresi i «rossi» vendoliani, tranne Berlusconi. La verità? Si tratta soltanto di schermaglie preballottaggio. Il redde rationem ci potrebbe essere soltanto qualora a Milano, il 29 maggio, Moratti perdesse. Allora «Bossi deciderebbe cosa fare» anticipa Tosi, forse proprio in occasione dell’annuale (e «sacro») raduno di Pontida, in agenda per il 19 giugno. Fino ad allora verrà perciò congelata la verifica parlamentare chiesta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la nomina dei nuovi sottosegretari (la gran parte Responsabili). Nel frattempo, per eliminare o perlomeno rimandare il problema, i berlusconiani hanno escogitato una mossa agevole e veloce: la nomina a vicesindaco di Milano «in pectore» del bossiano Matteo Salvini. Effetto collaterale: lo scontento dello storico vice, Riccardo De Corato, da 14 anni a Palazzo Marino. Se ne farà una ragione. Anche perché Salvini ha ottenuto 8.913 preferenze, De Corato «appena» 5.786. I voti, il Carroccio, è abituato a farli pesare.

Terzo po(po)lo. Sistemate le faccende di coalizione, Berlusconi potrà dedicarsi alla campagna elettorale vera e propria. Che prevede anzitutto l’apertura al Terzo polo, che magari troverà un muro nei suoi leader, ma (spera il Cavaliere) non nel loro elettorato: il «Terzo popolo». Il premier ha pure individuato un plenipotenziario utile alla bisogna, Claudio Scajola, che già il 17 maggio invitava a costruire, con il Pdl, «un grande partito dei moderati, dei popolari europei»; invece «Pier Ferdinando Casini è rimasto per conto suo e Gianfranco Fini s’è perso per strada. Bisogna riannodare i fili del discorso». Quanto a Milano, Scajola sostiene che il voto dimostra come «la comunicazione a volte aggressiva può spaventare i moderati». Non solo. Arringa Maurizio Lupi, vicepresidente dei deputati pdl: «Con il ballottaggio andranno riconquistati anche gli elettori, soprattutto di centrodestra, che non sono andati a votare». Centristi e astenuti. I bacini della speranza.

Superare il 2006. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori pdl, lo dice chiaro: «A Milano il distacco è notevole e il recupero non è facile»; e poi «i ballottaggi non sono tradizionalmente favorevoli al centrodestra e questo rende tutto più difficile ». Ma un modello shock il Cavaliere lo ha già ben presente: è quello del 2006. Allora Berlusconi arrivava da cinque anni di governo e di logoramento, dovuto alle polemiche proprio con Fini e Casini, oltre che con Marco Follini. Alle elezioni politiche, celebrate il 9 aprile contro Romano Prodi, sembrava spacciato. Ma con una campagna macinata al massimo delle forze riuscì a compiere l’impresa di ribaltare un risultato già scritto. Con due strategie convergenti e parallele, puntate a stimolare i moderati. Da un lato, utilizzò toni anche molto forti, per esempio contro «i coglioni» che stavano per votare «comunista» e potrebbero farlo anche stavolta. Dall’altro il Cavaliere parlò di cose concrete, insinuandosi nelle crepe dell’Unione, un coacervo di forze che più eterogenee non potevano essere. Un po’ com’è oggi il centrosinistra a Milano e come è, ancor di più, a Napoli e Cagliari, dove il centrodestra è in netto vantaggio ma non ha affatto chiuso la partita. E dove il secondo tempo potrebbe rivelarsi insidioso. C’è però un dato che gioca a favore del premier. Milano, Napoli e Cagliari sono tutti posti dove al ballottaggio corrono candidati dell’ultrasinistra, perciò avversati nel recente passato dal Pd di Pier Luigi Bersani. È prevedibile, perciò, che molti pd voteranno sottobanco per i candidati pdl, soprattutto all’ombra del Vesuvio. A maggior ragione dopo che Romano Prodi ha rivendicato la sua primogenitura sul primo turno: «Per come sta andando, si può dire che ha vinto l’Ulivo». E poi, sostiene il Professore, «non si costruisce un’alternativa partendo dal centro». L’esatto contrario di quanto predica Bersani. Ma tant’è. Al momento contano le amministrative. E Berlusconi spera che questa strategia di rifiuto dei moderati si riveli dannosa per il centrosinistra. Il Cav punta a fare addirittura meglio del 2006, quando ottenne il pareggio con l’Ulivo. E la fine prematura, nel 2007, del governo Prodi.

Tre conti con Tremonti. Ma quali sono le proposte concrete che Berlusconi pensa di offrire ai milanesi? Un primo indizio lo offre proprio Quagliariello: «Dobbiamo fare capire che abbiamo compreso che c’è una questione del Nord». E proporre un atto importante, come nel 2008 fu l’abolizione dell’Ici sulle prime case. «Per questo bisogna rivolgersi a Giulio Tremonti» chiosa il vicepresidente dei senatori. E infatti una delle prime telefonate, stando ai rumors di Palazzo (Chigi), Berlusconi l’avrebbe fatta al superministro per l’Economia. Obiettivo: finanziare una «legge speciale» per Milano. Come l’ha già ottenuta Roma. E come è stata promessa a Napoli. In sintesi: poteri straordinari al sindaco e più soldi alla città.

On the road. Le ultime elezioni hanno poi dimostrato che non basta spendere decine di milioni di euro per ottenere voti e consenso (vedi alla voce Cinque stelle di Beppe Grillo). Bisogna saper stare su strada, come lo stesso Pisapia e il suo porta a porta insegnano. Dunque, ai pidiellini e ai candidati sul territorio, ma anche a ministri e deputati, è già arrivato un input: pedalare. È l’asset più importante di quella che per Palazzo Grazioli ha un nome ben preciso: Operazione rimonta.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 20 Maggio 2011 alle 18:16 pv21 ha scritto:

Tempo di domande >

Che fine ha fatto il contratto 2001 (tasse, …)?
Che fine ha fatto il piano casa, il piano Sud, il piano sviluppo?
Che fine ha fatto il dl Anti-corruzione?
Perché, se “cala” la maggioranza, “crescono” i posti di governo?

Perché da quasi 20 anni a Milano cresce il cemento, ma non la popolazione?
Perché il Tar ha sospeso le ordinanze “coprifuoco” della Moratti?
Perché Napoli deve portare fuori regione i rifiuti organici con costi più che raddoppiati?
Perché il termovalorizzatore di Acerra ha una efficienza/resa produttiva ridotta al 50%?
Chi farà la legge “speciale” sui rifiuti di Napoli chiesta anche dal candidato Lettieri?

Quanto tempo ci vuole per comprare casa a Lampedusa?

Tempo di risposte >
Le promesse e le “sorprese” danno da sempre lustro solo al teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html

Il 24 Maggio 2011 alle 11:40 nicksergio ha scritto:

In quale mondo vivete,cari giornalisti(parola forte per voi)di panorama? tutto un discorso opinabilissimo di strategie,fare questo o quello solo se il sondaggio sia favorevole,mai una parola sui programmi,e ,non sia mai,su etica politica e morale…i centri sociali(poche centinaia di persone)nuovi cosacchi da non fare abbeverare nel naviglio,come se fossero loro il problema di Milano(la parola mafia vi dice niente?)che pochezza umana,politica….questo manderanno a casa i milanesi ed i napoletani(il centrodestra in vantaggio a Napoli,ma alle addizioni ci arrivate?)

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101