Non è detta ancora l’ultima parola. Nonostante la freddezza, se non proprio il distacco, dimostrato ormai da tempo nei confronti del governo di Milano da parte di ampi settori della Curia e nonostante l’ultima omelia del cardinale Dionigi Tettamanzi su giustizia, guerra e immigrazione che a molti è sembrata un attacco al premier e un invito implicito a votare per il candidato di centrosinistra, Letizia Moratti può ancora ribaltare il risultato del primo turno delle amministrative riconquistando l’elettorato catotlico. Parola di Giovanni Bottalico, presidente delle Acli di Milano, secondo cui tutto è possibile a patto che in questi ultimi giorni di campagna elettorale il sindaco inizi a parlare dei temi che stanno davvero a cuore ai cittadini che, come nel resto d’Italia, sono stati pesantemente colpiti da una crisi di cui lei, questo il rimprovero che le fanno, pare non essersene più di tanto occupata. “La gente chiede casa, lavoro, welfare e su questi temi, almeno finora, il sindaco è mancato e per questo è stata punita”.
Presidente, si avvicina il ballottaggio tra Moratti e Pisapia. Lei e quella parte di mondo cattolico milanese che rappresenta, vi aspettavate che ci si sarebbe arrivati con il sindaco costretto a rincorrere uno sfidante che solo fino a qualche mese fa era considerato un outsider?
No, sarei bugiardo a dire che me l’aspettavo. Parlando però con la gente che ogni giorno incontriamo sul territorio, ho percepito che tra le famiglie, che stanno soffrendo il peso della crisi, c’era un forte scontento nei confronti di questa amministrazione.
Scontento che si è poi tradotto in 80mila voti in meno. Cosa non hanno perdonato, in particolare i cattolici, alla Moratti?
Credo che una vasta parte di cittadini milanesi che include il mondo cattolico non perdoni al sindaco la sua distanza dai problemi della gente, la sua incapacità di leggere la fatica e le difficoltà del contesto, ossia la grande crisi che ha colpito anche Milano e le sofferenze delle persone. E ciò non vale solo per il ceto medio popolare, ma anche per buona parte di quella borghesia illuminata che ha scelto Pisapia.
Il centrosinistra però non ha preso più voti di 5 anni fa.
Infatti, Pisapia ne ha presi addirittura 4mila in meno di Ferrante. E’ la Moratti che ne ha persi 80mila, è il centrodestra che ha perso elettori lasciando che Pisapia si accattivasse le simpatie , in particolare, di questo ceto borghese illuminato che poi, tutto sommato, lui rappresenta perché è vero che da un punto di vista politico si colloca a sinistra, ma è vero anche che ha saputo dimostrare un grande equilibrio e soprattutto di saper dialogare, interpretare e a volte anche incarnare i bisogni e le prospettive di questa borghesia illuminata di Milano.
E’ per questo che numerose associazioni cattoliche, tra cui l’Acli, nonché alcuni sacerdoti, come Don Colmegna, hanno sottoscritto un appello per il candidato del centrosinistra nonostante le sue idee su coppie omosessuali e questioni bietiche?
Nessuna associazione cattolica ha firmato alcun appello per Pisapia, si è trattato di adesioni a titolo personale. Persone che hanno deciso di esporsi segnalando così una tendenza, un sentire comune. Da parte nostra come Acli abbiamo fatto una scelta precisa, quella di occuparci delle cose concrete che chiedono i cittadini, lavoro, casa, welfare, ambiente e su questi temi interpellare la politica come torneremo a fare martedì prossimo in occasione dell’incontro con i due candidati.
La curia milanese sembra aver già scelto invitando a non votare Moratti.
Io non ho colto questo appello a votare per Pisapia da parte della curia. Ho colto una coerenza da parte del nostro cardinale Tettamanzi nel richiamare la comunità cristiana ai suoi valori, all’impegno in politica come strumento per venire incontro al prossimo. Sono certo che il cardinale abbia sempre puntato e punti, come un buon pastore, alla formazione delle coscienze senza voler dare con questo indicazioni precise di voto.
Ma secondo lei i cattolici milanesi chi voteranno tra 10 giorni?
I cattolici di Milano voteranno chi li convincerà di saper leggere e accogliere i bisogni delle famiglie e delle persone e di poter portare la città fuori da questa grande crisi. La gente ha bisogno di poter ancora guardare al futuro. E’ questo che i cittadini si aspettano in questo momento dalla politica.
E lei crede che Letizia Moratti sia ancora in tempo per convincere questo elettorato?
Secondo me la partita è ancora tutta aperta e i candidati potranno giocarsela entrambi. Nulla è scontato perché sono certo che c’è ancora tanta gente che può essere persuasa a tornare alle urne.
- Venerdì 20 Maggio 2011

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