

La scritta 'Don Seppia vile, la tua chiesa il tuo porcile' comparsa sul muro accanto alla chiesa Santo Spirito di Sestri Ponente contro il parroco don Riccardo, arrestato il 17 maggio 2011 (ANSA/LUCA ZENNARO)
Può un caso di cronaca nera, per quanto spinoso come quello del parroco di Genova arrestato per presunti abusi su minori e cessione di stupefacenti, servire da pretesto per sparare cannonate sul cattolicesimo in generale? Secondo il quotidiano Avvenire sì. Ed è quello che avrebbe fatto Repubblica, che stavolta, scrive il poeta - scrittore e firma del quotidiano dei vescovi, Davide Rondoni, avrebbe acceso per prima la cosiddetta «macchina del fango», per «imputare la tremenda e spavalda doppia personalità di don Seppia (qui la cronaca sul Corriere) alla sua educazione cattolica».
La tesi dell’articolo comparso sul quotidiano di Largo Fochetti e a firma di Francesco Merlo può essere riassunta così: il prete pedofilo è figlio della morale cattolica. «Don Riccardo si è ammalato ed è diventato una povera belva praticando gli insegnamenti sessuomaniaci della Chiesa» scrive infatti Merlo. Che a sostegno della sua tesi cita il filosofo cattolico Augusto Del Noce (padre del noto giornalista alla cui scuola si è formato Rocco Buttiglione), il quale profetizzava un imminente crollo della Chiesa sull’incubo del sesso, per poi aggiungere che fino ad ora «non c’è un solo prete pedofilo che sia stato denunziato dalla Chiesa alla magistratura, consegnato dalla Chiesa alla polizia».
Difficile su questo punto dar torto a Merlo: la Chiesa, infatti, ha ammesso più di una volta i suoi errori di fronte ai numerosi casi di pedofilia che hanno coinvolto i suoi pastori ed emersi in questi ultimi tempi, ma ancora pare non sia scattato nella gerarchia ecclesiastica quel meccanismo che porta all’immediata segnalazione (come chiesto da Ratzinger) di alcuni reati commessi dai suoi membri all’autorità giudiziaria, che poi indagherà per accertare i fatti. L’impressione, invece, è che ancora certi «fatti» rimangano all’interno della Chiesa e che, nel dubbio, si risolva tutto con l’assoluzione nel confessionale e la rimozione di un prete dal suo incarico, magari spostandolo dove possa fare meno danni.
Ma di qui a colpire, per carità legittimamente, la morale cattolica e l’educazione cattolica nel suo complesso ce ne passa. «E’ davvero povera una battaglia culturale, magari legittima, che ricorre a questi mezzi, a questo disprezzo dei fatti e delle persone coinvolte, per spostare l’attenzione sull’obiettivo che si è in animo - sempre e comunque - di colpire» scrive Ronconi (qui il suo intervento). L’obiettivo, infatti, è sempre la Chiesa (come istituzione) e, soprattutto, il celibato e la castità dei preti. Regole di vita che oggi ai più sembrano inattuali, ma che comunque vanno rispettate per quello che sono. Dovremmo forse obbligare i sacerdoti a sposarsi e ad avere una vita sessuale regolare in nome dei nostri princìpi laici e perché si crede che così il rischio di abusi sui minori diminuisca? Ma poi, non ci sono forse anche uomini e donne sposati e con una regolare vita sessuale che commettono gli stessi reati?
- Venerdì 20 Maggio 2011
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Commenti
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Il 21 Maggio 2011 alle 15:32 indigesto ha scritto:
Che vi siano delinquenti nel Clero è fatto statisticamente attendibile. Credo che la delinquenza sia diffusa in tante altre istituzioni in maniera più che apprezzabile ma altrettanto nascosta. Sono tanti i modi di delinquere, ma quando affiorano quelli del clero, troppe anime candide si scandalizzano. E troppi prezzolati dai poteri forti di oltreatlantico tornano alla carica. Si, nella Chiesa qualcosa andrebbe riformato, introducendo magari nuove figure ecclesiastiche che, in qualche modo, siano esonerate dal celibato. Intanto se ognuno di questi moraliti si guardasse meglio intorno…..! No?
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